Il DIegO Rivoluzionario

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La prima inchiesta giornalistica al mondo per far luce sui possibili mandanti politici e sugli esecutori degli attacchi che hanno compromesso la carriera sportiva e la vita di Diego Armando Maradona.

Un dossier dettagliato dei suoi rapporti con il presidente cubano Fidel Castro, con il presidente venezuelano Hugo Chavez e con gli altri presidenti sudamericani non allineati alle politiche imposte dagli Stati Uniti.

 Il suo ruolo da protagonista nell’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA)

I dettagli delle azioni promosse da DIegO al fianco dei leader rivoluzionari che hanno fatto infuriare gli USA.

Tutto quello che di Maradona non vi avrebbero mai voluto far sapere.

Descrizione

IN SPEDIZIONE A PARTIRE DAL 10 LUGLIO

Il DIegO Rivoluzionario, quello che quasi nessuno conosce. La sua storia “non autorizzata”. Forse l’eredità più importante che lascia.

Nel 1987 rifiuta un premio negli Stati Uniti: “Fanculo gli americani io il premio vado a prenderlo a Cuba”.

A l’Avana DIegO incontra Fidel Castro e giura fedeltà alla causa rivoluzionaria ed antimperialista. Sono gli anni della Guerra Fredda. In Italia è in corso l’operazione Gladio. In Sudamerica l’operazione Condor per punire chi si avvicina ai comunisti o a Cuba diventando nemico giurato degli Stati Uniti. Operazioni spietate con la regia della CIA e di Henry Kissinger ex potente Segretario di Stato americano.    Maradona finisce nel mirino. Il suo nome comparirà nei file del Dipartimento di Stato rilasciati da Wikileaks.

Nel 1994 i mondiali di calcio si giocano negli Stati Uniti, promossi proprio da Kissinger a cui DIegO ha rifiutato un’offerta perché il più acerrimo nemico di Fidel. È il momento di fargliela pagare. Diego nelle interviste utilizza parole al vetriolo contro gli USA e contro la FIFA. Un cocktail micidiale come quello che gli accuseranno di aver bevuto e che gli è costato la squalifica.

Il comandante cubano Fidel Castro e quello venezuelano Hugo Chavez puntano su di lui come portavoce delle politiche antimperialiste, megafono del verbo della rivoluzione e del riscatto dei Sud del mondo. Lanciano l’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) in funzione anti-statunitense. L’emblema è un pugno chiuso, come quello che Diego usò al mondiale contro l’Inghilterra, vendicando gli argentini uccisi in battaglia dai colonizzatori inglesi. Era il “Pugno De Dios”. Simbolo del riscatto di tutto il Sudamerica.

DIegO fu spesso il trait d’union dei presidenti socialisti di quei paesi. Con loro nel 2005 diviene il “macchinista” del treno dell’ALBA che porta migliaia di persone a Mar Del Plata per affossare l’ALCA, il trattato di libero scambio che Bush voleva imporre per colonizzare il Sudamerica. DIegO è il protagonista di quella impresa. Acclamato dalla folla come un leader rivoluzionario, sale sul palco con Chavez indossando la maglietta “Bush War Criminal”. Gli USA escono per la prima volta sconfitti da un vertice.

I nomi dei responsabili di quella disfatta finiscono probabilmente su una black list.

Nel libro viene acceso per la prima volta un riflettore su chi voleva fargliela pagare. Un racconto rischioso. Ma da napoletano come DIegO e da antimperialista convinto, l’autore non ha voluto esimersi.

Additional Information
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Il DIegO Rivoluzionario


IN SPEDIZIONE A PARTIRE DAL 10 LUGLIO

Il DIegO Rivoluzionario, quello che quasi nessuno conosce. La sua storia “non autorizzata”. Forse l’eredità più importante che lascia.

Nel 1987 rifiuta un premio negli Stati Uniti: “Fanculo gli americani io il premio vado a prenderlo a Cuba”.

A l’Avana DIegO incontra Fidel Castro e giura fedeltà alla causa rivoluzionaria ed antimperialista. Sono gli anni della Guerra Fredda. In Italia è in corso l’operazione Gladio. In Sudamerica l’operazione Condor per punire chi si avvicina ai comunisti o a Cuba diventando nemico giurato degli Stati Uniti. Operazioni spietate con la regia della CIA e di Henry Kissinger ex potente Segretario di Stato americano.    Maradona finisce nel mirino. Il suo nome comparirà nei file del Dipartimento di Stato rilasciati da Wikileaks.

Nel 1994 i mondiali di calcio si giocano negli Stati Uniti, promossi proprio da Kissinger a cui DIegO ha rifiutato un’offerta perché il più acerrimo nemico di Fidel. È il momento di fargliela pagare. Diego nelle interviste utilizza parole al vetriolo contro gli USA e contro la FIFA. Un cocktail micidiale come quello che gli accuseranno di aver bevuto e che gli è costato la squalifica.

Il comandante cubano Fidel Castro e quello venezuelano Hugo Chavez puntano su di lui come portavoce delle politiche antimperialiste, megafono del verbo della rivoluzione e del riscatto dei Sud del mondo. Lanciano l’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) in funzione anti-statunitense. L’emblema è un pugno chiuso, come quello che Diego usò al mondiale contro l’Inghilterra, vendicando gli argentini uccisi in battaglia dai colonizzatori inglesi. Era il “Pugno De Dios”. Simbolo del riscatto di tutto il Sudamerica.

DIegO fu spesso il trait d’union dei presidenti socialisti di quei paesi. Con loro nel 2005 diviene il “macchinista” del treno dell’ALBA che porta migliaia di persone a Mar Del Plata per affossare l’ALCA, il trattato di libero scambio che Bush voleva imporre per colonizzare il Sudamerica. DIegO è il protagonista di quella impresa. Acclamato dalla folla come un leader rivoluzionario, sale sul palco con Chavez indossando la maglietta “Bush War Criminal”. Gli USA escono per la prima volta sconfitti da un vertice.

I nomi dei responsabili di quella disfatta finiscono probabilmente su una black list.

Nel libro viene acceso per la prima volta un riflettore su chi voleva fargliela pagare. Un racconto rischioso. Ma da napoletano come DIegO e da antimperialista convinto, l’autore non ha voluto esimersi.