Chi sono gli Houthi dello Yemen e perché stanno rallentando il traffico di navi nel Mar Rosso.

Scopriamo chi sono gli Houthi, il gruppo dello Yemen, di matrice sciita zaydita e sostenuto dall’Iran, che sta rallentando e bloccando le navi nel Mar Rosso e dirette in Israele. Per contrastarli gli USA hanno avviato la missione Prosperity Guardian a cui parteciperà anche l’Italia.

Negli ultimi giorni gli Houthi sono al centro della cronaca internazionale per il rallentamento e, in alcuni casi, il blocco nel Mar Rosso delle navi mercantili dirette in Israele, come forma di ritorsione e pressione contro i bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza. Gli Stati Uniti, con la missione navale internazionale Prosperity Guardian, formata da numerosi Paesi tra cui l’Italia, hanno dichiarato che garantiranno la sicurezza e la libertà di navigazione nel Mar Rosso, permettendo il normale funzionamento del commercio globale. Ma chi sono gli Houthi e come si inseriscono nell’attuale situazione della guerra tra Israele e Hamas? Vediamolo insieme.

Come si inseriscono gli Houthi nella guerra in corso tra Israele ed Hamas? Gli Houthi si sono sempre dichiarati contro Israele e contro gli Stati Uniti e, all’interno della compagine dei Paesi arabi, insieme all’Iran sono schierati a difesa del popolo palestinese. Dallo scorso ottobre il leader Houthi Mohammed Abdul Salam ha annunciato l’entrata nel conflitto contro Israele a fianco di Hamas e dell’ asse della resistenza guidato dall’Iran. Da allora sono iniziati gli attacchi contro numerose navi cargo e mercantili che dal Mar Rosso erano dirette ad Israele.

Gli Houthi infatti detengono il controllo dei traffici marittimi che dallo Stretto di Bab el-Mandeb risalgono verso il Mar Rosso, tra la costa dello Yemen e quella del Gibuti, dove si stima che transiti il 12% del traffico marittimo mondiale. Le navi mercantili, dunque, sono costrette a circumnavigare il continente africano passando per il Capo di Buona Speranza, allungando il percorso di circa 3000 miglia nautiche (ogni miglio nautico corrisponde a 1,852 km, per un totale di oltre 5.500 km in più).

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Lunedì 18 dicembre, il segretario alla difesa statunitense Lloyd Austin ha annunciato la creazione di una missione navale internazionale, soprannominata “Prosperity Guardian”, a cui parteciperanno: Bahrain, Canada, Francia, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Seychelles e Stati Uniti.  La Spagna, che era stata inserita inizialmente nella lista, ha annunciato che interverrà solo nel contesto di una missione concordata nel quadro della NATO o dell’Unione Europea, negando quindi la sua partecipazione “unilaterale”. La coalizione ha il compito di proteggere il traffico marittimo di navi mercantili nel Mar Rosso, il cui blocco rappresenta una grave perdita economica e di approvvigionamento energetico (soprattutto di petrolio e gas liquido) per numerosi Paesi occidentali.

Il negoziatore degli Houthi Mohammed Abdul Salam ha annunciato però che questa missione non avrà alcun effetto sulla loro posizione nei confronti di ciò che sta avvenendo a Gaza. Gli Houthi hanno infatti dichiarato: “When Gaza is safe, the Red Sea will be safe. But as long as Gaza is suffering, the Red Sea will suffer” (“Quando Gaza sarà sicura, il Mar Rosso sarà sicuro. Ma finché Gaza soffrirà, soffrirà anche il Mar Rosso”).

Inizialmente gli Houthi avevano annunciato che  le navi prese di mira sarebbero state esclusivamente quelle destinate ad Israele, come strumento di pressione sullo Stato ebraico e contro l’assedio e i bombardamenti in atto a Gaza, ma in seguito alla creazione della missione internazionale hanno annunciato che qualsiasi nave che cercherà di attaccare sarà considerata un bersaglio, minacciando attacchi ogni 12 ore.

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L’Italia è uno dei Paesi parte della missione Prosperity Guardian per garantire la sicurezza di navigazione nel Mar Rosso. La Marina Militare italiana ha infatti annunciato ufficialmente in data 19 dicembre l’invio della fregata missilistica “Virginio Fasan” nel Canale di Suez. Virginio Fasan è stato un sottoufficiale della Marina Militare, insignito della medaglia d’argento sul campo nelle acque di Pantelleria nel 1942.

Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha annunciato l’invio della nave ribadendo l’importanza di salvaguardare l’economia internazionale che potrebbe subire un grave shock di approvvigionamento di materie prime e per “garantire la libertà di navigazione ed il diritto internazionale”. L’Italia, inoltre, fa già parte dal 2008 della missione Atalanta, la prima operazione militare marittima dell’Unione Europea: numerose unità navali monitorano e sorvegliano “attività sospette riconducibili al fenomeno della pirateria” nella zona compresa tra il Mar Rosso, il Golfo di Aden e parte dell’Oceano Indiano.

Storia: chi sono gli Houthi

Gli Houthi, o Huthi, sono un gruppo politico e militare dello Yemen, nato nel 1992. Si definiscono Partigiani di Dio (Anṣār Allāh) o Gioventù Credente e dal 2014 hanno il controllo del Nord dello Yemen e della capitale Sana’a, oltre alla costa che affaccia sul Mar Rosso. Sono a maggioranza sciita zaydita: lo zaydismo è una corrente moderata dello sciismo che prende il suo nome da Zayd, figlio del quarto Imam (capo e guida morale e spirituale dell’Islam) sciita, Zayn al-Abidin. Lo zaydismo ha posizioni teologiche per alcuni versi vicine ai sunniti pur essendo un gruppo a maggioranza sciita ed in campo politico si è distinto per i suoi connotati “militanti” e di lotta contro l’oppressione.

Gli Houthi sono vicini al governo iraniano, Paese a maggioranza sciita, che finanzia gli armamenti del gruppo: gli Houthi possiedono infatti un arsenale militare tra cui potenti missili antinave e droni. Il nome Houthi deriva dai fondatori del gruppo, i fratelli Ḥusayn Badr al-Dīn al-Ḥūthī e Muḥammad Badr al-Dīn al-Ḥūthī, ucciso nel 2004 dalle forze armate regolari yemenite.

Lo Yemen è stato attraversato da una sanguinosa e devastante guerra civile che ha causato più di 100.000 morti civili e che l’ONU ha definito “catastrofe umanitaria”. Ma torniamo indietro:  in seguito alle rivolte della primavera araba del 2011, gli Houthi provarono a conquistare le principali roccaforti yemenite combattendo contro il governo nazionale, all’epoca guidato dal Presidente Ali Abdullah Saleh e chiedendo riforme politiche.

L’anno successivo, nel 2012, ci fu un cambio di governo ed il sunnita Abed Rabbo Marsour Hadi diventò il Presidente alla guida del Paese, cercando di creare una situazione di stabilità in Yemen e promettendo riforme, in uno tra i Paesi più poveri al mondo. In realtà sia la crisi economica che problemi legati alla sicurezza alimentare portarono alcuni gruppi di Houthi, ancora legati all’ex Presidente Saleh, alla ribellione, prendendo il controllo della provincia settentrionale della capitale Sana’a e delle aree limitrofe. Così il Presidente Hadi fu costretto all’esilio, rifugiandosi in Arabia Saudita.

Nel 2015 c’è stata un’escalation della guerra civile, con un sostegno esterno al governo yemenita di Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita infatti creò con l’appoggio degli Emirati Arabi Uniti una coalizione contro gli Houthi per ripristinare il governo di Hadi che portò ad una guerra devastante, con bombardamenti aerei e migliaia di morti civili. Già prima della guerra lo Yemen era uno dei paesi più poveri del mondo:  l’ONU calcola che il 79% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Solo nel 2022 è stato annunciato un accordo per una tregua in Yemen ed il disgelo politico tra Iran e Arabia Saudita, mediato dalla Cina, ha fatto sì che da settembre 2023 ad ora sia in vigore nel Paese il cessate il fuoco.

 

Articolo a cura di Rachele Renno

Fonte: GEOPOP

 

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