Cosa fare per evitare che il governo Meloni fallisca: le incongruenze del suo discorso d’insediamento evidenziate da un giornalista d’inchiesta (anti PD)

Fermo restando che abbiamo tutti festeggiato la sconfitta del centro sinistra globalista e anti italiano. La cacciata dei burattini del Cartello finanziario internazionale e l’arrivo di un governo che si definisce di patrioti e che si prefigge di tutelare l’interesse nazionale. Ma siamo davvero sicuri che la Meloni potrà mantenere la parola data? Siamo davvero certi che abbia preso le distanze dai mandanti dei governi precedenti che agivano contro l’interesse del nostro popolo?

Analizziamo insieme alcune contraddizioni emerse durante il suo discorso di insediamento. Il video non vuole essere un attacco ad un governo che ancora non si è insediato. Ma vuole accendere un riflettore su quelle che potrebbero essere le questioni che potrebbero decretarne il fallimento, riaprendo in futuro la strada ai partiti e alle coalizioni nemiche del popolo italiano. Occorre che l’elettorato della Meloni diventi consapevole e vigile in modo da far sentire la pressione alla propria leader e favorire l’inversione di rotta del governo sui temi di politica internazionale che vanno contro l’interesse nazionale, riportando il paese sul solco già tracciato dai governi precedenti e dall’agenda Draghi, che condurrebbe inesorabilmente gli italiani in un baratro.

Mettiamo le parole del neo presidente del Consiglio, Giorgia Meloni sotto la lente d’ingrandimento.

Voglio per questo ringraziare il mio predecessore Mario Draghi, che tanto a livello nazionale quanto internazionale ha offerto la sua massima disponibilità per garantire un passaggio di consegne veloce e sereno con il nuovo Governo, nonostante, per ironia della sorte, fosse guidato dal presidente dell’unica forza politica di opposizione all’Esecutivo da lui presieduto.

Mario Draghi non è caduto si è dimesso. E lo ha fatto quando si è reso conto che la situazione economica e sociale del paese era sul punto di esplodere a causa delle sue politiche a supporto degli interessi americani in Ucraina, come le sanzioni al nostro primo e attualmente insostituibile fornitore di energia, che rischiano di radere al suolo l’intero tessuto economico del paese, con tutte le conseguenze sociali che ne scaturiranno e che sono facilmente prevedibili. Il suo quindi non è stato un rituale passaggio di consegne. L’intento era lasciare il governo di centro destra con il cerino in mano. Con una Miccia sul punto di esplodere che potrebbe essere disinnescata, è vero, ma soltanto facendo da subito il contrario di quanto previsto dall’agenda Draghi in merito alla politica internazionale. Se lei, cara presidente Meloni, non ha intenzione di fare questo – e pare proprio che lei non abbia intenzione di farlo, dopo le dichiarazioni che ha rilasciato a sostegno di Zelensky e contro la Russia – allora le consiglio di non ringraziarlo Draghi, perché la bomba che le ha passato vi esploderà tra le mani in un futuro molto prossimo.

Con il rammarico, però, per i moltissimi che hanno rinunciato all’esercizio (del voto)di questo dovere civico sancito dalla Costituzione. Cittadini che reputano sempre più spesso inutile il loro voto, perché, dicono, tanto poi decidono altri, decidono nei palazzi, nei circoli esclusivi.. E, purtroppo, spesso è stato così negli ultimi 11 anni, con un susseguirsi di maggioranze di governo pienamente legittime sul piano costituzionale, ma drammaticamente distanti dalle indicazioni degli elettori.

Quanto lei denuncia, presidente, è avvenuto per tutti gli 11 anni proprio a causa del suo predecessore che oggi però lei ringrazia. Nel 2011 quando era a capo della BCE, prima con una lettera inaccettabile indirizzata al governo italiano e poi con operazioni speculative sui mercati, alle quali non ha voluto porre un freno, si è reso protagonista del commissariamento del nostro paese da parte di governi e personaggi totalmente distanti dalle indicazioni degli elettori e cosa ancor più grave dai loro interessi. Poi lui stesso si è reso attore protagonista di quella anomalia, di quella distorsione della democrazia, accettando l’incarico dal 13 febbraio 2021 di guidare una maggioranza che non rappresentava più il volere degli italiani.

Il nostro obiettivo è liberare le migliori energie di questa nazione e di garantire agli italiani, a tutti gli italiani, un futuro di maggiore libertà, giustizia, benessere, sicurezza. E se per farlo dovremo scontentare alcuni potentati, o fare scelte che potrebbero non essere comprese nell’immediato da alcuni cittadini, non ci tireremo indietro. Perché il coraggio, di certo, non ci difetta.

Certo che per farlo dovreste scontentare alcuni potentati. Facciamo i nomi: gli Stati Uniti che stanno perseguendo i propri interessi in Ucraina dal 2014, ossia da quando hanno preso in ostaggio un paese per portarlo in guerra contro il proprio nemico storico, in modo da poter realizzare in un solo colpo i loro 3 principali interessi: dividere definitivamente l’Europa dalla Russia. Sostituirsi a Putin come fornitore di gas all’Europa. Ristabilire un mondo unipolare a guida statunitense. Dovreste poi scontentare anche i potentati della NATO che a questo gioco sporco degli USA si sono prestati fin da quando hanno deciso di portare avanti una politica di allargamento spregiudicata ed insensata, contravvenendo a degli accordi scritti e pienamente consapevoli di dove quella politica avrebbe portato: alla inevitabile reazione della Russia e ad un attacco preventivo, cautelativo e difensivo come quello tante volte portato avanti in passato dagli USA e dalla NATO stessi.

Negli ultimi giorni sono stati in parecchi, anche fuori dai nostri confini nazionali, a dire di voler vigilare sul nuovo governo italiano. Direi che possono spendere meglio il loro tempo: questo parlamento ha valide e battagliere forze di opposizione più che capaci di far sentire la propria voce, senza bisogno, mi auguro, del soccorso esterno. E mi auguro che quelle forze convengano con me sul fatto che chi dall’estero dice di voler vigilare sull’Italia non manca di rispetto a me o a questo governo, manca di rispetto al popolo italiano che, voglio dirlo chiaramente, non ha lezioni da prendere.

In realtà, cara Meloni, se il riferimento è ai francesi, di lezioni ce ne siamo fatti impartire tante e purtroppo non solo quelle. Abbiamo accettato al governo una serie di politici che hanno poi ricevuto la legion d’onore francese ossia una delle più alte onorificenze conferite a chi si è distinto nel tutelare gli interessi francesi. Nonostante, molto spesso, quegli interessi fossero in competizione con gli interessi italiani. Tra i legionari abbiamo avuto: Emma Bonino, l’amica di Soros; Massimo D’Alema il venditore di armi, Enrico Letta che in Francia è poi andato a vivere ed ha ricevuto una prestigiosa cattedra; Romano Prodi che concordò con i francesi la nostra entrata nella moneta unica. Ma emblematico è anche il caso di Sandro Gozi del PD, che da sottosegretario alla presidenza del consiglio in Italia con delega alle politiche europee, è poi diventato il responsabile di quelle stesse politiche europee, ma questa volta per il governo francese. Ed è in Francia che si candiderà poi alle elezioni del parlamento europeo, nonostante avesse gestito dossier sensibili per l’Italia che potrebbero essere stati utili contro di noi nelle mani di un nostro competitor europeo. Eppure nessuno ha denunciato fino in fondo questa anomalia. Per non parlare di quando abbiamo avuto un presidente del Consiglio tecnico, calato dall’alto, tale Mario Monti che proveniva direttamente dalla Commissione Attali per il rilancio della Francia insieme al ministro italiano Franco Bassanini anche lui con la legion d’onore francese.

Altro che lezioni da prendere. Abbiamo preso i loro uomini e li abbiamo messi a capo del nostro governo.

L’Italia è a pieno titolo parte dell’Occidente e del suo sistema di alleanze. Stato fondatore dell’Unione Europea, dell’Eurozona e dell’Alleanza Atlantica, membro del G7 e ancor prima di tutto questo, culla, insieme alla Grecia, della civiltà occidentale e del suo sistema di valori fondato sulla libertà, l’uguaglianza e la democrazia.

E allora perché non la difendiamo questa civiltà occidentale? Quello che stiamo facendo contro la Russia non è difendere i valori occidentali ma metterli seriamente in pericolo. Per difendere quei valori la Russia andava inglobata in Europa in funzione anti cinese. Perchè è la Cina l’unica potenza attualmente capace di insediare quei valori che proprio voi dite di voler difendere. Invece abbiamo fatto esattamente l’opposto e stiamo perseverando nell’errore gettando la Russia tra le braccia della Cina, costringendola a diventarne subalterna, rafforzando così la vera minaccia ai valori dell’Occidente, di libertà uguaglianza e democrazia che i regimi comunisti non hanno mai potuto assicurare.

L’Alleanza Atlantica garantisce alle nostre democrazie un quadro di pace e sicurezza e che troppo spesso diamo per scontato.

No cara presidente Meloni. Questo era vero ai tempi della guerra fredda, quando la NATO fu creata in funzione anti sovietica perché c’era un blocco che si opponeva a quello occidentale ed era pronto a conquistarlo anche con la forza. Ma dopo lo scioglimento dell’URSS, la Nato cessava la sua ragione d’essere ma non si è voluta sciogliere né riformare. Abbiamo quindi assistito alla sua trasformazione in un agente provocatore di guerre, come avvenuto in Ucraina, a causa proprio del suo allargamento spregiudicato e delle sue politiche di accerchiamento del potenziale nemico.

L’Italia continuerà ad essere partner affidabile in seno all’Alleanza Atlantica, a partire dal sostegno al valoroso popolo ucraino che si oppone all’invasione della Federazione Russa. Non soltanto perché non possiamo accettare la guerra di aggressione e la violazione dell’integrità territoriale di una nazione sovrana ma perché è il modo migliore per difendere anche il nostro interesse nazionale.

Vede presidente, da questo momento in poi lei smette di apportare novità e si allinea perfettamente nel solco già tracciato dal PD e dall’agenda Draghi. Un tragitto che porta dritto al baratro. Il successo o meno del suo governo – che noi tutti auspichiamo per non vedere mai più il centro sinistra al potere – passa da questo snodo cruciale: riuscire a far sì che lei sulla politica internazionale smetta di essere allineata alle posizioni dei burattinai dei governi precedenti. E faccia quanto prima una brusca ma indispensabile inversione di rotta, prima di portare il popolo italiano – che lei stessa dice di voler difendere- allo schianto. Nelle guerre non  esistono solo aggrediti e aggressori. Non valgono le semplificazioni. Esistono anche le azioni preventive da parte di chi, avendo la certezza di essere sul punto di ricevere una aggressione, si trasforma egli stesso in aggressore. E queste sono dinamiche che noi non possiamo ignorare solo perché non vogliamo scontentare degli specifici potentati (riprendo a questo proposito le sue stesse parole).

Non siamo intervenuti in Ucraina nel 2014, mentre gli americani fomentavano una rivolta a Kiev contro un governo democraticamente eletto. Non siamo intervenuti quando i loro senatori andavano a parlare sul palco coi rivoltosi (anche a nome dell’Europa), rendendosi protagonisti di una ingerenza senza precedenti negli affari di un altro stato (Guardi il video del discorso del senatore americano Mc Cain sul palco di Kiev circondato dai membri di battaglioni neonazisti). Ascolti l’intercettazione della portavoce del Dipartimento di Stato americano Victoria Nuland, che dalla piazza di Kiev, dove si trovava tra i rivoltosi, mandava letteralmente a fanculo l’Unione Europea (quindi anche noi) discutendo con l’ambasciatore americano a Kiev sul nome che gli americani volevano imporre a capo del nuovo governo ucraino al posto dell’uomo segnalato dai vertici europei. FUCK EU fu la frase esatta. Legga gli articoli (Se Soros e la finanza scelgono il governo in Ucraina) del Sole 24 Ore del 2014 che raccontano di come lo speculatore internazionale George Soros (quello che fece in passato crollare la nostra lira) abbia contribuito con le sue società private a scegliere i membri del governo di Kiev, come se si fosse trattato di una multinazionale. Altro che paese sovrano. Non le fa onore dire una baggianata del genere. Soprattutto a lei che dovrebbe avere piena contezza di cosa voglia dire essere sovrani a casa propria. Nulla di sovrano o di democratico è stato fatto in Ucraina a partire dal 2015 quando cioè, è diventato un paese ostaggio degli Stati Uniti che addirittura imposero dei ministri americani nel governo ucraino ed il figlio del vicepresidente Biden ai vertici della principale compagnia del gas. Dove sta la sovranità ucraina? E dove stavamo noi, oggi strenui difensori di quella sovranità, davanti a questo scempio e a queste inaccettabili ingerenze?

Eravamo in silenzio per non scontentare certi potentati (vede che alla fine si arriva sempre lì). E siamo rimasti in silenzio, pur sapendo che se quelle inaccettabili ingerenze, avessero costretto Putin ad agire, saremmo stati noi, come Europa, a subirne tutte le conseguenze. Così come poi è accaduto. Siamo rimasti ancorati a quel FUCK EU ed abbiamo mandato letteralmente a fanculo i nostri interessi nazionali. Che ora certamente non stiamo tutelando con sanzioni che radono al suolo il nostro tessuto economico e produttivo. Stiamo anzi contribuendo alla distruzione del nostro interesse nazionale. Ed è su questo punto che si gioca il futuro del suo governo e del nostro paese. Tutto dipende da quanto tempo lei impiegherà per tornare in sé e riprendere le sue stesse parole (pronunciate in quello stesso parlamento nel 2014) quando contestava (a giusta ragione) la folle scelta delle prime sanzioni alla Russia, che a suo dire minavano i nostri interessi in quanto l’Italia doveva restare un paese neutrale. Prima lei torna a quei principi. Prima esce dal solco già tracciato dal governo precedente e prima ci metterà nelle condizioni di poter godere di un centro sinistra finalmente mandato nella soffitta della storia.

La guerra ha aggravato la situazione già molto difficile causata dagli aumenti del costo dell’energia e dei carburanti. Costi insostenibili per molte imprese, che potrebbero essere costrette a chiudere e a licenziare i propri lavoratori, e per milioni di famiglie che già oggi non sono più in grado di fare fronte al rincaro delle bollette. Ma sbaglia chi crede sia possibile barattare la libertà dell’Ucraina con la nostra tranquillità. Cedere al ricatto di Putin sull’energia non risolverebbe il problema, lo aggraverebbe aprendo la strada ad ulteriori pretese e ricatti, con futuri aumenti dell’energia ancora maggiori di quelli che abbiamo conosciuto in questi mesi.

La libertà dell’Ucraina non va barattata né con la nostra tranquillità né con l’utilizzo o meno dei nostri condizionatori. Semplicemente perché noi in questa guerra non c’entriamo nulla. In questo scontro in atto tra due super potenze, che utilizzano l’Ucraina come campo di battaglia, noi non dobbiamo entrarci, se non per quanto concerne la questione umanitaria, degli aiuti da inviare doverosamente a tutti i popoli che subiscono una guerra. E ripeto: tutti i popoli.

Putin chiese un incontro con i vertici delle principali aziende italiane, dicendosi pronto ad accordare un prezzo di favore al nostro paese perché ritenuto un paese amico. Ed al momento, nonostante la nostra scelta di diventare co-belligeranti in una guerra contro di lui. Nonostante le sanzioni ed il nostro invio di armi al suo nemico. Non è Putin che si è intestato l’aumento delle bollette energetiche in Italia, variandone il prezzo. La verità è che quel prezzo così alterato si è formato a causa di speculazioni avvenute sulla borsa di un paese membro della UE, l’Olanda. Di quella Europa a cui lei adesso, cara Meloni, giura fedeltà per non scontentare qualcuno.

Anche per questo, sarà necessario mantenere e rafforzare le misure nazionali a supporto di famiglie e imprese, sia sul versante delle bollette sia su quello del carburante. Un impegno finanziario imponente che drenerà gran parte delle risorse reperibili, e ci costringerà a rinviare altri provvedimenti che avremmo voluto avviare già nella prossima legge di bilancio.

Non dovete rimandare nulla, caro presidente. Perchè i costi del caro energia per una guerra che gli italiani non hanno voluto e per delle speculazioni che la UE non ha saputo frenare, non dobbiamo pagarli noi. Li deve pagare la Banca Centrale Europea, che secondo le parole pronunciate  da Mario Draghi ha tutti gli strumenti per far fronte a qualsiasi emergenza e risorse potenzialmente infinite. Perchè quel denaro lo crea dal nulla. Così come fece il “Whatever it takes” per salvare i conti delle banche che avevano speculato in paesi come la Grecia, ora deve essere chiamata a fare immediatamente un “Whatever it takes” per le speculazioni dovute ad una guerra che stiamo sostenendo unicamente per gli interessi americani in Ucraina. L’Unione Europea ha stanziato 1 miliardo e mezzo al mese (50 milioni di euro al giorno) per la guerra in Ucraina. E lo ha fatto con dei bond comunitari, senza che i costi gravino sul computo del debito pubblico dei singoli paesi. Un governo che vuole davvero tutelare gli interessi nazionali, dovrebbe battersi affinché questo meccanismo venga utilizzato anche per i costi che riguardano le misure nazionali a supporto di famiglie e imprese, sia sul versante delle bollette sia su quello del carburante, e per tutte le conseguenze di quella guerra stessa. Senza che ci sia bisogno di attingere da provvedimenti e fondi già stanziati per gli italiani che nulla hanno a che vedere con questa guerra e non ne possono pagare le conseguenze.

Negli ultimi vent’anni l’Italia è cresciuta complessivamente del 4%, mentre Francia e Germania di più del 20%. Negli ultimi dieci anni l’Italia si è collocata negli ultimi posti in Europa per crescita economica e occupazionale, con la sola eccezione del rimbalzo registrato dopo il crollo del Pil nel 2020.

Guardi bene presidente. Il parametro temporale che lei ha preso in considerazione è ingannevole. Sarebbe più corretto parlare degli ultimi 30 anni. Perchè quel dato sul crollo del nostro pil e della nostra produzione industriale, rispetto ai paesi del nord Europa, coincide esattamente con l’entrata dell’Italia nella moneta unica.

Così come l’impennata del debito pubblico, a causa degli interessi pagati su quello stesso debito, coincide con la divisione tra il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia, ossia da quando abbiamo affidato la formazione di quel prezzo, ai meccanismi speculativi delle borse, esattamente come stiamo facendo oggi con il prezzo dell’energia.

Non a caso dieci anni durante i quali si sono succeduti governi deboli, eterogenei, senza un chiaro mandato popolare, incapaci di risolvere le carenze strutturali di cui soffrono l’Italia e la sua economia e di porre le basi per una crescita sostenuta e duratura.

Non a caso 10 anni di governi fortemente europeisti. Piegati ai diktat dei mercati e delle istituzioni europee.

Crescita bassa o nulla, quindi, accompagnata dall’impennata dell’inflazione che ha superato il 9% nell’area euro e ha indotto la BCE, al pari di altre banche centrali, per la prima volta dopo 11 anni, a rialzare i tassi di interesse. Una decisione da molti reputata azzardata e che rischia di ripercuotersi sul credito bancario a famiglie e imprese, e che si somma a quella già assunta dalla stessa Banca centrale di porre fine, a partire dal 1° luglio 2022, al programma di acquisto di titoli a reddito fisso sul mercato aperto, creando una difficoltà aggiuntiva a quegli Stati membri che hanno un elevato debito pubblico. Siamo quindi nel pieno di una tempesta.

Come vede, presidente Meloni, la BCE, che ha fatto tutto il possibile per salvare le banche e la moneta gestita dalla finanza internazionale, sta facendo ora tutto il possibile per affossare famiglie e aziende.

Ci è stato chiesto come intendiamo tranquillizzare gli investitori a fronte di un debito al 145% del Pil, secondo in Europa soltanto a quello della Grecia. Potremmo rispondere citando alcuni fondamentali della nostra economia, che rimangono solidi nonostante tutto: siamo tra le poche nazioni europee in costante avanzo primario, ovvero lo Stato spende meno di quanto incassa, al netto degli interessi sul debito. Il risparmio privato delle famiglie italiane ha superato la soglia dei 5 mila miliardi di euro e, in un clima di fiducia, potrebbe sostenere gli investimenti nell’economia reale.

Ma cara presidente. Se il nostro stato spende meno di quello che incassa. Quindi è un paese virtuoso. Se gli italiani hanno un risparmio privato quasi tre volte superiore al debito. Quindi non possiamo potenzialmente mai fallire. Perchè quegli interessi sul debito sono così alti? Non è che, anche in questo caso, siamo vittime di scelte speculative da parte di chi ha bisogno che il nostro debito pubblico aumenti, anche quando siamo virtuosi? E non crede che sia proprio quella Europa, alla quale lei conferma la sua fedeltà, la vera causa di tutto ciò?

La sfida è complessa a causa dei limiti strutturali e burocratici che da sempre rendono difficoltoso per l’Italia riuscire ad utilizzare interamente persino i fondi europei della programmazione ordinaria.

Vede presidente, lei prima ha detto che lo stato italiano spende meno di quanto incassa. Io le voglio dare un altro dato ufficiale. L’Italia per oltre 25 anni ha dato all’Unione Europea di più di quanto l’Unione Europea ha restituito all’Italia e parliamo di decine di miliardi di euro. Mi può spiegare allora perché anche lei continua a chiamarli fondi europei, quando in realtà sono fondi italiani che ci tornano (solo parzialmente) indietro?

Ed è la ragione la quale siamo fermamente convinti del fatto che l’Italia abbia bisogno di una riforma costituzionale in senso presidenziale, che garantisca stabilità e restituisca centralità alla sovranità popolare.

L’Italia ha bisogno soprattutto di una riforma elettorale. Non è possibile che 5 capi partito possano scegliere l’intero parlamento italiano. E che i parlamentari scelti giurino quindi fedeltà ai leader del partito e non agli elettori. Lo abbiamo visto anche con il suo partito, soprattutto nella mia regione (Campania). Capilista calati dall’alto perché figli di o nipoti di. La democrazia così ne risulta indebolita.

Sua Santità Papa Francesco, a cui rivolgo un affettuoso saluto, ha di recente ribadito un concetto importante: “La povertà non si combatte con l’assistenzialismo, la porta della dignità di un uomo è il lavoro”. E’ una verità profonda, che soltanto chi la povertà l’ha conosciuta da vicino può apprezzare appieno. È questa la strada che intendiamo percorrere:

Le consiglio a questo proposito di percorrere un’altra strada indicata da Papa Francesco quando ha detto:

«L’abbaiare della Nato alla porta della Russia» ha indotto il capo del Cremlino a reagire male e a scatenare il conflitto. «Un’ira che non so dire se sia stata provocata, ma facilitata forse sì».

Rifletta su questo punto e inverta immediatamente la rotta della nave della quale si è messa al timone.

“La libertà” diceva “non consiste nel fare ciò che ci piace, ma nell’avere il diritto di fare ciò che si deve”. Io sono sempre stata una persona libera, per questo intendo fare ciò che devo.

Quello che lei deve fare è uscire dal solco tracciato dai burattinai dei precedenti governi. Opporsi alle sanzioni alla Russia, e portare l’Italia ad essere neutrale e ago della bilancia tra le due superpotenze.

Solo così il nostro paese dimostrerà di essere un paese libero.

 

Francesco Amodeo

 

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Per tutti i dettagli raccontati nell’articolo consiglio la lettura dell’inchiesta Perché il conflitto è NATO

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