Ecco i 4 punti per salvare il paese dall’emergenza sanitaria ed economica. Ma solo tutti INSIEME possiamo imporli.

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Chi aveva interesse a dividere il popolo attorno alla questione dell’emergenza sanitaria ci è riuscito: Divide et impera è il detto che meglio fotografa la situazione attuale in Italia.Una guerra tra poveri. Da una parte chi vuole tutelare la propria salute a qualsiasi costo ed invoca nuove misure restrittive e dall’altra, chi invece, a qualsiasi rischio, vuole tutelare la propria attività commerciale, contestando le drastiche misure con cui il governo (in buona o in cattiva fede) si illude di poter debellare il Vovid.

Entrambe queste categorie, però, non hanno capito di trovarsi nella stessa barca e remano in direzioni opposte, ignorando che il destino di entrambe sia strettamente collegato.Per sconfiggere il virus e le sue conseguenze, sotto tutti i punti di vista, c’è bisogno di fondi. Sia che si analizzi la questione dal punto di vista sanitario, che lo si faccia dal punto di vista economico e sociale.

I fondi servono per creare nuove terapie intensive; per acquistare ventilatori polmonari; per aprire in tempi brevi reparti Covid; per sanificare continuamente gli ambienti; per fare i tamponi; per investire in ricerca.Tutte queste voci dipendono solo dalla disponibilità di fondi da parte degli stati. Ma questo vale anche per la messa in sicurezza dei cittadini dal punto di vista economico. Se il cittadino viene opportunamente ed integralmente risarcito, accetterà determinate misure. Se, invece, è costretto a scegliere tra il fallimento sicuro della propria azienda, come conseguenza delle misure imposte, o la sempre più remota possibilità di morire di Covid, è ovvio che sceglierà la disobbedienza e la protesta, per scongiurare la sicura morte economica della propria attività.

Cominciamo allora a domandarci come remare tutti nella stessa direzione: Come facciamo per fare arrivare alle istituzioni, i soldi necessari per mettere in sicurezza e potenziare il sistema sanitario? Come facciamo per fare arrivare ai cittadini e alle aziende i soldi necessari per mettere in sicurezza le proprie attività?

In Unione Europea è la Banca Centrale Europa (BCE) che emette gli euro, ma il suo statuto gli impedisce di poterli dare direttamente agli stati e di finanziare il deficit statale. Il meccanismo vigente prevede che la BCE debba darli ai mercati (banche, istituzioni finanziarie private) a tassi bassissimi (spesso vicino allo zero) e questi li presteranno agli stati, acquistando i loro titoli di stato, ad un tasso d’interesse che andrà a creare la spirale del debito pubblico.

Ma questa triangolazione, già di per sé inaccettabile, non è assolutamente più tollerabile in una condizione di post pandemia globale. Vi sembra possibile che ancora la BCE presti solamente alle banche, che poi acquisteranno i titoli dagli stati facendo lievitare gli interessi e poi sarà la stessa BCE (come sta accadendo in questi mesi) a riacquistare quei titoli di stato in pancia a quelle stesse banche? Davvero credete sia possibile tollerare ancora un meccanismo così perverso  che apre alle speculazioni dei mercati in un momento in cui il resto delle attività sono chiamate a fermarsi? La Bce deve essere, invece, chiamata a fornire liquidità immediata per far fronte all’emergenza direttamente agli stati. Rinnovando quei titoli che acquista in maniera perpetua e a tasso zero in modo che non ci sia più né mancanza di fondi né aggravio di spese di interessi da parte degli stati.

Lo capite ora che la mancanza di soldi è solamente una scelta politica?

Mentre la nostra Costituzione l’hanno messa in un cassetto ed hanno gettato la chiave, mentre la democrazia è finita in quarantena, così come i diritti sanciti dalla carta costituzionale; tutto nel nome dell’emergenza sanitaria.Guai però a chiedere alle istituzioni finanziarie, di depennare un comma del loro statuto, contro i loro interessi.

La BCE, infatti, potrebbe farci uscire dall’emergenza, semplicemente modificando un comma del proprio statuto. La realtà è che vogliono che quei soldi corrispondano ad un debito. Tutto qui. Noi pensiamo a combattere il virus. Loro pensano a come trasformare le soluzioni in debiti.

Il primo punto che deve quindi vederci tutti compatti è:

  • Abolizione del vincolo che impedisce alla BCE di fornire liquidità, non a debito, direttamente agli stati.

Anche il debito pubblico andrà quindi ricalcolato al netto dei titoli in pancia alle banche centrali che si impegneranno a rinnovarli in maniera perpetua e ad interessi zero per tutte le spese necessarie a far fronte all’emergenza pandemia, sia dal punto di vista economico che sanitario.

Passiamo ora ai vincoli del fiscal compact:

Il “patto di bilancio” ha per oggetto il contenimento del debito pubblico. In particolare prevede due impegni da parte di ogni stato firmatario: il pareggio di bilancio, per non fare altro debito, una vera ghigliottina per la spesa pubblica, soprattutto per quella sanitaria che è una delle principali voci di spesa. Prevede, infatti, che entrate e uscite debbano combaciare. Se la pandemia ci costringe quindi a spese massicce e improvvise, dobbiamo prima trovare le entrate (tasse) corrispondenti per portare le due voci in pareggio. In pratica l’emergenza sanitaria, con questo sistema, la devono pagare i cittadini.

Ma il fiscal compact prevede anche l’alleggerimento del debito già accumulato, attraverso un piano di rientro ventennale, per riportarlo al di sotto del 60% del prodotto interno lordo (Pil). Passare quindi dall’attuale 150% circa al 60% richiederebbe una serie infinita di tagli, che hanno già portato, in passato, al collasso del sistema sanitario nazionale con le politiche di austerity, rendendolo impreparato oggi a far fronte alle sfide della pandemia, che da ora in avanti, non potranno più essere sottovalutate.

Questo rende il fiscal compact anacronistico ed inattuabile con le nuove sopraggiunte sfide mondiali. Oltretutto non si può continuare a tenere in considerazione un rapporto tra debito/pil, con il prodotto interno lordo calato del 10% a causa di una pandemia mondiale.

Anche questo punto i burocrati europei l’hanno capito e hanno quindi finto di sospendere i vincoli europei, dopo la richiesta (non pervenuta dall’Italia ovviamente) di Francia e Germania. Ma è una sospensione fittizia e non definitiva. Quindi porta benefici molto limitati e solo nel breve periodo. Anche in questo caso, non è una misura proporzionata all’emergenza che stiamo vivendo. Perché i governi, sapendo che molto presto i vincoli verranno riattivati, non si scostano da quei parametri, con la certezza che gli sarà poi richiesto di rientrare. In Tv abbiamo assistito alla patetica performance del vicepresidente del parlamento europeo, Fabio Castaldo del Movimento Cinquestelle, che davanti ai ristoratori disperati in marcia verso Roma, ha esordito dicendo:

il governo non può fare di più, perché il nostro alto debito pubblico ci costringe a non poterci discostare troppo dai parametri di bilancio come Francia e Germania.”

In pratica, davanti a persone disperate, che stanno per chiudere le proprie attività a causa delle scelte del governo e che non sanno come dare da mangiare ai propri figli, Castaldo in nome dell’Unione Europea, ha parlato di vincoli di bilancio e di debito pubblico. Tutto questo non è più tollerabile.

Arriviamo quindi al punto numero due che deve vederci tutti compatti:

  • Abolizione definitiva dei vincoli imposti dal Fiscal Compact che richiedono tagli alla spesa e bloccano le risorse già disponibili. Per superare le conseguenze della pandemia. In quarantena devono finire i debiti.

Passiamo ora alla normativa europea che vieta gli aiuti di stato alle imprese:

Gli aiuti di Stato sono vietati dalla normativa europea e dal Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea che disciplina la materia agli articoli 107 e 108. Questa normativa diventa anacronistica e inaccettabile in una condizione di post pandemia globale. Non è pensabile, infatti, che aziende italiane strategiche siano costrette a chiudere perché lo stato le ha bloccate per mesi, per far fronte all’emergenza sanitaria e non possano ricevere aiuti da chi ne ha causato il fallimento. Al tempo stesso però, rischiano di finire nelle mani di investitori stranieri. Oggi ci troviamo al paradosso, che vede i cinesi rilevare aziende strategiche italiane, finite in crisi a causa di un virus proveniente proprio dalla Cina. E lo stato italiano deve assistere inerme al passaggio di mano, perché c’è una normativa europea che non gli permette di allungare la sua di mano, pur essendo il responsabile del fallimento di quelle aziende.

La normativa in questione prevede una serie di deroghe in casi eccezionali a cui noi italiani non siamo neanche riusciti a fare ricorso. Infatti lo stato non è riuscito

a garantire che le imprese di tutti i tipi dispongano di liquidità sufficiente e di preservare la continuità dell’attività economica durante e dopo l’emergenza epidemiologica Covid-19” come previsto dalla normativa.

Ci sarebbe poi da chiedersi: perché l’Italia a differenza di Germania e Francia non ha una banca pubblica che possa aiutare le proprie aziende e invece le lascia fallire?

Dobbiamo quindi richiedere con urgenza il terzo punto:

  • Abolizione definitiva dei vincoli che vietano allo stato di concedere aiuti direttamente alle imprese.

Passiamo ora alla questione dei contributi dell’Italia all’Unione Europea.

In pochi sanno che l’Italia è un contributore netto in Europa. Ossia dà all’Unione Europa più di quanto riceve sotto forma di fondi europei. Questo avviene da sempre, come dimostra lo schema.

Mediamente diamo circa 6 miliardi (6 MILA MILIONI DI EURO) di euro in più. Quando sentite parlare di fondi europei, sappiate che stanno parlando, in realtà, di fondi italiani che tornano indietro dall’Europa e sono sempre inferiori a quelli versati dall’Italia.

È arrivato allora il momento di pretendere il quarto punto:

  • Abolizione dei contributi dell’Italia al bilancio dell’Unione Europea per tutta la durata della fase emergenziale.

Non è pensabile in un periodo di post pandemia, dove non ci sono i soldi per la messa in sicurezza dei cittadini, siamo costretti a versare miliardi di euro all’Unione Europea, che ha una propria banca centrale che quei soldi li crea dal nulla.

CONCLUSIONE

Non esistono soluzioni intermedie. L’emergenza sanitaria ed economica, causata dalla pandemia, non è compatibile e non è superabile all’interno dei vincoli europei.

Ora bisogna fare una scelta: salvare i vincoli di bilancio o mettere in sicurezza cittadini e aziende?

Invito gli italiani ad unirsi per creare un fronte comune attorno ai 4 punti indispensabili per superare l’emergenza sanitaria ed economica:

  1. Abolizione del vincolo che impedisce alla BCE di fornire liquidità direttamente agli stati.
  2. Abolizione definitiva dei vincoli imposti dal Fiscal Compact che richiedono tagli alla spesa.
  3. Abolizione definitiva dei vincoli che vietano allo stato di concedere aiuti direttamente alle imprese.
  4. Abolizione dei contributi dell’Italia al bilancio dell’Unione Europea per tutta la durata della fase emergenziale.

Siamo consapevoli che i punti indicati non sono quelli propri di un’auspicabile e completo ritorno alla sovranità monetaria, che richiederebbe però tempi lunghissimi.

Ma se il popolo capisse che in questi 4 punti ci sono le soluzioni ai problemi immediati di tutte le categorie. E che questi punti riguardano sia coloro che richiedono misure estreme per far fronte all’emergenza sanitaria, che coloro che richiedono misure estreme per far fronte all’emergenza economica. Che possono essere condivisi sia da chi pensa che la pandemia sia frutto di un evento naturale che da chi sostiene che sia il risultato di un evento indotto e programmato. Questi punti accomunano tutti. Ed attorno ad essi si deve ricompattare il popolo.

I singoli cittadini potranno aderire registrandosi gratuitamente a “Noi Italiani” dal sito www.francescoamodeo.it  o al gruppo INSIEME.

I gruppi e le categorie potranno scrivere a noi@francescoamodeo.it specificando l’attività del gruppo e la città/regione di appartenenza.

Il tempo stringe. Il tempo è adesso.

Ora tocca a Noi. INSIEME.

 

Francesco Amodeo

 

La Matrix Europea (Ed. 2019)