Elezioni in Francia, la strategia di Macron contro Le Pen

l commento di Massimo Nava: “Il gioco del presidente francese è quello di impedire che la sua avversaria abbia la maggioranza assoluta. Per far cuocere il Fronte nazionale a fuoco lento nei prossimi 2 anni”

In Francia mancano dieci giorni al primo turno delle elezioni legislative. Un voto anticipato scaturito forse da una rischiosa scommessa del presidente Emmanuel Macron, dopo la sconfitta alle elezioni europee.

Il partito del presidente arranca nei sondaggi e vive giorni piuttosto difficili, con candidati che tentano di smarcarsi dall’ingombrante figura del capo di Stato. La RSI, per cercare di capire meglio qual è la strategia del presidente Macron in questa delicata partita elettorale, ha intervistato Massimo Nava, editorialista da Parigi del Corriere della Sera.

Macron lancia segnali contraddittori, come possiamo interpretarli?

“Col fatto che si tratta di una campagna elettorale strettissima, condotta in pochi giorni, senza esclusioni di colpi, dove ognuno cerca di portare a casa il salvabile o il più possibile, urlando in tutti i modi promesse e proclami a destra e a sinistra. È chiaro che si sta pure ricomponendo in modo confuso anche tutto il mosaico politico, perché non dobbiamo dimenticare che il successo di Macron nel 2017 e l’avanzata del suo movimento negli anni successivi è avvenuta a scapito dei due pilastri storici della Francia, ossia il partito gollista popolare e il Partito socialista che fu di Hollande e Mitterand. Ora questi due partiti sono di fatto crollati e adesso c’era questo grande centro, che si è progressivamente sciolto. E oggi, poiché in politica non esistono i vuoti, questo vuoto sta per essere riempito dall’estrema destra e dall’estrema sinistra. E queste sono due coalizioni. In realtà quella dell’estrema destra è molto meno eterogenea, perché è molto chiaro il disegno politico generale. Più complicato per quella della sinistra. Il gioco di Macron è di totale disperazione chiaramente, però, non potendo essere rieletto (la Costituzione gli impedisce un terzo mandato), farà di tutto per sbarrare la strada a Marine Le Pen all’Eliseo nel 2027, dando più o meno per persa, ovviamente, l’Assemblea. Si tratta di vedere con quali margini. Forse il suo gioco, anche abbastanza scoperto e anche abbastanza cinico, è quello di impedire che Marine Le Pen abbia almeno la maggioranza assoluta. Questo per fare cuocere il Fronte nazionale a fuoco lento nei prossimi due anni”.

Pensando all’altro fronte: i vari blocchi hanno presentato proprio oggi i loro programmi economici. Se il campo presidenziale insiste su misure a favore del potere d’acquisto, sono probabilmente un po’ meno chiari i programmi della destra di Bardella e anche quello della sinistra (che fa capo a Mélenchon). Cosa ci possiamo attendere su questo fronte?

“Sicuramente molte promesse, anche un po’ campate per aria su tutti i fronti comprese anche quelle del governo in carica, che sta cercando ovviamente di elemosinare un po’ il tutto per tutto in questi giorni. Tra l’altro tutto questo avviene con una procedura di infrazione per deficit eccessivo lanciata da Bruxelles, con una Borsa e un un padronato in allarme e con un sistema francese che comincia a mostrare veramente la corda in termini di efficienza e di servizi. Una cosa che però mi pare importante sottolineare in questo quadro è che, però, nel sistema francese, è bene ricordarlo, le prerogative del presidente sono eccezionali rispetto a qualunque altra democrazia, forse anche superiori a quelli del presidente americano. Cioè la politica estera, la politica di difesa, il bottone nucleare, i vertici internazionali, il summit di capi di Stato e di Governo a Bruxelles eccetera, vedranno comunque il presidente (e con poteri anche, tra l’altro, di nomina, di sottogoverno, eccetera) quindi bisognerà vedere la funzione del primo ministro (per quanto Bardella sia baldanzoso e probabilmente potrà contare su una pattuglia di deputati ben più consistente di quella che ha oggi). E bisognerà poi vedere a cosa porterà questa coabitazione così esasperata e così drammatica”.

Sottolineata l’importanza del ruolo del presidente, se dovesse esserci una sconfitta di Macron (molto probabile) quali sarebbero – pensando soprattutto alla politica estera – le ripercussioni sull’immagine internazionale della Francia?

“Secondo me, sull’immagine, le ripercussioni ci sono già state con questa cocente sconfitta alle europee. Tra l’altro la compagine francese a Bruxelles è ridotta forse a meno della metà (e Marine Le Pen ha quasi la metà del gruppo parlamentare a Strasburgo), quindi l’immagine è fortemente compromessa. E tra l’altro mi permetto di aggiungere che è compromessa anche quella del cancelliere tedesco Scholz; quindi i due pilastri, diciamo così, della politica europea sono francamente molto, molto traballanti, per non dire sbriciolati. Certo è chiaro che il suo carisma e il suo, come dire, potere negoziale rispetto a un presidente con una maggioranza solida eccetera… è venuto meno, questo è evidente, e lo sarà ancora di più, di fronte a una assai probabile sconfitta elettorale. Però, ripeto, i poteri del presidente ci sono e lui cercherà di esercitarli. Questo è anche il senso di questo azzardo delle elezioni anticipate… altrimenti non si capirebbe perché…”.

 

Fonte: RSI

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