“Giù le mani dalle nostre aziende”: la lettera dei dipendenti Enel è un grido d’allarme

Questa rubrica si chiama “La verità dietro i giochi di potere”.
I giochi di potere sono tanti e riguardano spesso con parti e categorie delle quali conosciamo molto poco, perché non hanno la possibilità di arrivare al grande pubblico, perché non hanno un megafono capace di farsi carico delle loro denunce.

Abbiamo già sentito la voce di denuncia degli agricoltori, stavolta leggiamo una lettera ricevuta dagli impiegati Enel.
Impiegati Enel che dicono che il 30 aprile saranno costretti a recarsi a Roma da tutta Italia dinnanzi alla sede di Enel per l’ennesimo sciopero con l’obiettivo di manifestare tutto, scrivono, “il nostro dissenso verso la dannosa destrutturazione dell’azienda“.

Le privatizzazioni – scrivono gli impiegati Enel che hanno sottoscritto questo comunicato – degli asset strategici e pubblici e dei servizi essenziali per ogni cittadino sono iniziate molti anni fa, ma stanno avendo proprio in questo ultimo periodo le battute finali, così dopo le banche, la sanità, le telecomunicazioni, adesso anche Enel segue la stessa direzione. La liberalizzazione del mercato dell’energia, legge Bersani, ha deviato i flussi di denaro delle bollette degli italiani verso società private e, come tutti possono notare, alle volte più che un mercato sembra una vera e propria giungla. Al contrario – precisano – il settore tecnico incaricato da E-distribuzione che dovrebbe essere garante del mantenimento e dell’efficienza della rete elettrica nazionale è sempre più precario, sempre peggio attrezzato.

Mancano uomini e mezzi, costringendo ad un maggiore sforzo e senso di responsabilità il personale già in campo con orari lavorativi troppo spesso improponibili e con l’aggiunta di potenziali rischi per il personale operativo sovraccaricato di lavoro. La cosa pare sia destinata a peggiorare ulteriormente con l’inserimento di una turnazione per l’estensione della giornata della settimana lavorativa al sabato. Decisione presa in maniera del tutto autoritaria, non tenendo minimamente conto del parere dei lavoratori né dei sindacati riuniti.

Questo ha messo in fibrillazione la stragrande maggioranza di lavoratori, come dimostra l’adesione record a livello nazionale dello sciopero attuato l’8 marzo 2024 in tutti i principali capoluoghi d’Italia. In questo clima e contesto il nuovo AD di Enel SPA, ex di Telecom, non si pone particolari scrupoli e fa sapere di essere diventato anche azionista dell’azienda suscitando – scrivono – in tutti noi forti dubbi sul possibile conflitto di interessi. Concentrando infatti l’obiettivo aziendale sul massimizzare di utili piuttosto che sul miglioramento di quella che è senza dubbio una delle infrastrutture fondamentali del nostro paese si rischia di accentuare il già palese e costante declino registrato dall’azienda negli ultimi 20 anni. Il tutto ovviamente a vantaggio di pochissimi e a svantaggio di tanti, così come è accaduto con aziende del calibro di autostrade per l’Italia, con conseguenze spesso drammatiche.

La privatizzazione in corso – continuano i dipendenti – pare abbia come obiettivo quello di spezzettare l’organizzazione di E-distribuzione, riducendo i costi e rendendo Enel più appetibile sul mercato azionario, con la conseguenza di lasciare ad imprese private questa responsabilità di gestione, pur avendo dimostrato negli anni di non avere il know-how, di non avere l’attenzione adeguata alla sicurezza sul lavoro, all’ambiente, ai diritti e alla formazione del personale in campo. Per questo il 30 aprile ci sarà una mobilitazione generale. Andremo tutti a Roma fuori alla sede dell’Enel per gridare “giù le mani dalle nostre aziende strategiche“.

Quello che posso dire ai dipendenti è che il 30 aprile io sarò con loro per dare voce anche a quella manifestazione.
Giù le mani dalle aziende strategiche italiane.

 

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