Gli strani movimenti dei grandi investitori in borsa prima degli attacchi di Hamas. Sapevano tutto?

«I nostri risultati suggeriscono che i trader, informati sugli attacchi imminenti [di Hamas del 7 ottobre], hanno tratto profitto da questi eventi tragici».

Questa, in estrema sintesi, la tesi dello studio Trading on terror, traducibile in Fare affari sul terrore, firmato da Robert Jackson Jr. della New York University e da Joshua Mitts della Columbia University. La ricerca, pubblicata su SSRN (Social Science Research Network), ha individuato significative operazioni di vendita allo scoperto delle azioni israeliane che hanno preceduto gli attacchi di Hamas del 7 ottobre scorso. La vendita allo scoperto è un’operazione finanziaria che consiste nella vendita di titoli non direttamente posseduti dal venditore, ma presi in prestito dietro il versamento di un corrispettivo, con l’intento di ottenere un profitto a seguito dal crollo in borsa di determinate azioni. I due docenti hanno individuato considerevoli aumenti nelle vendite allo scoperto prima dell’attacco di Hamas in dozzine di aziende israeliane quotate a Tel Aviv. La loro ricerca si basa sui dati forniti dalla Financial Industry Regulatory Authority. In particolare, il 2 ottobre c’è stato un improvviso aumento delle transazioni di vendita allo scoperto. La conclusione a cui giungono i due ricercatori è che alcuni trader abbiano saputo in anticipo dell’attacco di Hamas contro i civili israeliani e, invece, di dare l’allarme alle autorità abbiano speculato in Borsa, guadagnando milioni:

«Giorni prima dell’attacco, sembrava che i trader anticipassero gli eventi a venire».

Come sappiamo, l’attacco del 7 ottobre ha mostrato il fallimento della presunta invulnerabilità militare di Israele, la cui difesa si è fatta trovare sguarnita e impreparata. Molti analisti hanno cercato di analizzare le anomalie che si stagliano dietro il disastro dell’intelligence militare e della politica di Netanyahu: perché il premier israeliano non ha fatto nulla per impedirlo e non ha ascoltato i moniti dell’intelligence egiziana su un imminente “attacco orribile e insolito” da Gaza? A cosa è dovuta la lentezza della risposta delle forze aeree e di terra? Perché le forze principali della Divisione Gaza dell’esercito sono state trasferite, alla vigilia dell’attacco, in Cisgiordania?

A queste domande scomode, destinate a rimanere senza riposta, si aggiunge ora l’ombra avanzata dallo sconvolgente contenuto del paper di Jackson Jr e Mitts. Secondo il rapporto di 67 pagine, la vendita allo scoperto osservata prima del 7 ottobre ha superato quella «verificatasi in numerosi altri periodi di crisi», tra cui la recessione dopo la crisi finanziaria del 2008, la guerra israelo-palestinese del 2014 e la pandemia di Covid-19.

Nei giorni immediatamente precedenti all’attacco, i due ricercatori hanno notato molte operazioni simili sulle azioni di diverse società israeliane alla Borsa di Tel Aviv. La ricerca si è concentrata su Bank Leumi, la principale banca israeliana il cui principale azionista è lo Stato di Israele. La vendita allo scoperto di 4,43 milioni di nuove azioni di Leumi, nel periodo dal 14 settembre al 5 ottobre ha, infatti, generato profitti (o ha evitato ingenti perdite) di milioni solo per quella vendita allo scoperto aggiuntiva su centinaia di titoli scambiati al TASE, la Borsa Valori di Tel Aviv. Il prezzo delle azioni di Leumi è sceso di quasi il 9% l’8 ottobre nell’immediato seguito dell’attacco.

Il rapporto evidenzia, inoltre, che l’aumento più marcato delle vendite allo scoperto è avvenuto durante un periodo di solito caratterizzato da poca attività in Israele a causa delle festività ebraiche.

La ricerca ha anche rilevato che, sebbene non ci sia stato un aumento delle vendite allo scoperto delle aziende israeliane sulle borse statunitensi, c’è stato però un “aumento insolito” di operazioni “rischiose” poco prima degli attacchi. I professori hanno notato un picco di vendite allo scoperto simile a quello di inizio ottobre a inizio aprile. L’intelligence militare israeliana ha rivelato di avere avuto sospetti su un possibile attacco durante la Pasqua ebraica, che quest’anno cadeva proprio il 5 aprile. Hamas avrebbe poi deciso di cancellare quell’attacco, ma pochi giorni prima si era registrato un altro picco di speculazioni in Borsa: «La vendita allo scoperto è aumentata al massimo il 3 aprile a livelli molto simili a quelli osservati il 2 ottobre, ed è stata molto più alta di un ordine di grandezza rispetto agli altri giorni precedenti al 3 aprile».

La notizia dello studio è stata riportata per la prima volta sul sito di notizie finanziarie di Israele The Marker ed è stata poi ripresa da The Guardian. Secondo il quotidiano britannico le autorità israeliane stanno indagando sul report dei ricercatori statunitensi. Anche la Israel Securities Authority (ISA) ha dichiarato di essere a conoscenza della questione e che è «oggetto di indagine da parte di tutte le parti interessate».

I due professori sottolineano che le loro conclusioni sono “preliminari” e non sono in grado di collegare trader specifici a queste transazioni, né tantomeno di determinare quali fossero le loro eventuali fonti di informazione. Joshua Mitt, in un’intervista telefonica alla CNN cha spiegato che quanto rivelato nello studio sarebbe solo «la punta dell’iceberg», e che è “molto probabile” che ci siano state molte più operazioni, che sono avvenute dietro le quinte, rispetto a quelle emerse nello studio.

 

 

[di Enrica Perucchietti] per L’INDIPENDENTE

 

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