Il ruolo dei servizi deviati americani nelle nostre stragi di Stato

Periodicamente, a distanza di anni, capita spesso di aprire i giornali e leggere di una ipotetica svolta su quelle che sono state le stragi italiane a partire dagli anni 70 fino a quelle dei primi anni 90. Questa svolta riguarda sempre ipotetici esecutori di quelle di quelle stragi e la matrice politica, la matrice mafiosa. Ultimamente si parla tantissimo di una svolta nelle indagini e sul coinvolgimento dei neri di Delle Chiaie. Quasi mai però si arriva al nocciolo della questione, ossia a provare ad individuare quelli che sono stati i mandanti di quella strategia della tensione, di quelle numerose e sanguinose stragi. Basterebbe invece andare a rileggere gli ultimi memorandum a cui stava lavorando Giovanni Falcone, poi ripresi subito dopo la sua morte da Borsellino, oppure fare un salto ancora più indietro e andare a leggere gli ultimi memorandum di Moro.

Bene, si noterebbe un filo conduttore unico che lega le ultime indagini dei due magistrati e dello statista che hanno tutti fatto una una brutta fine. E si capirebbe che entrambi parlano del ruolo di certi apparati americani, di servizi deviati statunitensi. E tutti e tre sottolineano il ruolo di una frangia deviata di quella che era chiamata la Gladio Stay Behind. Bene, questo è il trait d’union, il filo rosso, il filo conduttore dietro le indagini di Falcone, di Borsellino, di Moro e probabilmente il vero e unico filo che unisce i mandanti di quelle stragi. Eppure proprio quel punto specifico non viene mai menzionato, non viene mai toccato, non viene mai approfondito, neanche a distanza di anni. Io credo che invece la chiave di lettura vada ricercata proprio in quello che è stato il ruolo di certi apparati statunitensi e soprattutto sul ruolo dell’intelligence americana che ha coinvolto anche i servizi del nostro Paese in quello che può essere considerato il periodo più buio della storia italiana.

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