La strategia per liberare il paese partendo dalle manifestazioni di Trieste.

 

Si sente tanto parlare in questi giorni di “spaccatura” del Coordinamento 15 ottobre, quelli ormai conosciuti come i portuali di Trieste che stanno manifestando, tra le altre cose, contro il Green pass. Intendo quindi fare chiarezza sulla questione che ho avuto modo di seguire e studiare, perché come al solito vedremo che la versione propagandata da tutti i media è diametralmente opposta alla realtà.
Vi propongo quindi l’ultimo comunicato stampa di Stefano Puzzer, tra i più noti leader dei portuali di Trieste, poi proverò a declinare con una mia personale interpretazione il suo pensiero, comprese le cose che lui stesso non ha esplicitamente detto, ma che io ho letto tra le righe.

Il comunicato:
“Ci tengo a precisare che la mia fuoriuscita dal Coordinamento 15 ottobre non è assolutamente dovuta alla rottura di nessun tipo, ma c’è la necessità di creare sinergie tra competenze di carattere tecnico-scientifico e abilità nella comunicazione a mezzo stampa che vadano a integrare le iniziative sul territorio di carattere popolare, ossia quelle che riguardano le manifestazioni e il coordinamento di azioni in difesa dei lavoratori: nessuna spaccatura o astio, ma solamente due modi diversi di collaborare e di arrivare all’obiettivo che rimane comune“.

Cosa sta dicendo Puzzer in pratica? Passiamo qui alla mia personale interpretazione.
Puzzer, in sostanza, dice: se volete andare nelle piazze a gridare cose come “nel vaccino c’è il veleno“, “baciatevi tutti perché il virus non esiste” o cose del genere – nel cui merito ora non entro, ma di cui esamino solo la forma – e in questo modo volete raggiungere la frangia più estrema dei cosiddetti “no-vax”; se volete parlare a una percentuale irrisoria della popolazione, farvi chiudere in categorie che diventano gabbie usando temi che espongono a continue gogne mediatiche, io non posso dirvi nulla perché mi rendo conto che l’obiettivo finale coincide con il mio e vi auguro di avere successo. Ma sono di un’idea diametralmente opposta sulla forma.
Sono dell’idea che non sia quello il modo di raggiungere il traguardo, quindi devo per forza staccarmi e iniziare una via parallela.

Per questo organizzerò dei comitati tecnici per ogni tematica, sceglierò dei portavoce che sappiano comunicare coi media, metterò da parte i temi che possono essere strumentalizzati e divisivi, comincerò a parlare di difesa delle libertà, dei principi costituzionali, delle regole democratiche e dei diritti dei lavoratori facendo così appello ai moderati, ossia alla maggioranza del Paese, spiegando agli italiani che non la pensano come me che qui siamo tutti consapevoli che si debbano mettere in campo misure di contenimento della pandemia, ma siamo altresì convinti che non si debba permettere nella maniera più assoluta che qualcuno strumentalizzi la lotta alla pandemia per scopi diversi che nulla hanno a che vedere con il contenimento del virus, ma che puntano a cambiare il modello sociale sotto il nostro naso favorendo la tanto auspicata – dalle élite – cinesizzazione dell’Occidente, dove i cittadini vengono trasformati in QR Code da sparare con una pistola digitale.

Il green pass raccontato in questa ottica non viene rifiutato in quanto misura per il contenimento del virus, ma in quanto testa d’ariete con cui intendono sfondare quel muro che divide le democrazie dalle tecnocrazie, che divide i principi costituzionali dalle imposizioni autoritarie. Per questo gli italiani – tutti – devono rifiutare una misura del genere, solo una delle tante che stanno provando a realizzare in questo momento.
Per questo non è giusto farsi definire “no green pass”, ma semplicemente difensori della democrazia e della Costituzione.
Questo spero vivamente sia il pensiero di Stefano Puzzer espresso in poche righe nel suo comunicato. Fermo restando che se gli altri, con i loro metodi più estremi, riescono a far abolire il green pass, sono comunque i benvenuti: per questo non si intende ostacolare gli altri o creare motivi e momenti di astio. Le strade però non possono che dividersi, perché è nata l’esigenza di creare un patto trasversale per la democrazia che vada anche oltre le logiche del green pass, quindi che sia permanente e che federi le piazze con i liberi intellettuali e diventi un punto di riferimento per gli italiani che amano il proprio Paese e che si farebbero nuovamente ammazzare per la democrazia.

Da qui nasce il mio progetto: l’idea di un incontro a Roma a porte chiuse tra i maggiori esponenti della libera informazione e gli organizzatori delle principali manifestazioni che si stanno svolgendo nelle piazze di tutta Italia, coinvolgendo in particolar modo alcuni rappresentanti del Comitato 15 ottobre dei portuali di Trieste. Obiettivo dell’incontro, è quello di federare le piazze italiane per fare in modo che le prossime manifestazioni di pacifica protesta contro misure anticostituzionali siano coordinate da nord a sud.

Secondo obiettivo: creare un ponte tra il web e le piazze per fare in modo che i maggiori esponenti della libera informazione possano finalmente dare concretezza alla propria attività di divulgazione permettendo al tempo stesso ai manifestanti di essere affiancati da tecnici di ogni settore capaci di trasformare la protesta in proposte concrete e soprattutto capaci di gestire la comunicazione con i mass media ed evitare quello che sta accadendo negli ultimi mesi e cioè che i giornalisti, non trovando dei portavoce ufficiali a cui essere costretti rivolgersi, ne approfittino per raccogliere nelle piazze le frasi più deliranti per poi spacciarle per le idee su cui si fonda la protesta.

Questi sono gli obiettivi di una iniziativa che fino a ieri era soltanto frutto della visione di qualcuno e che oggi prende forma perché finalmente possiamo confermare che l’incontro ci sarà.

Abbiamo la data. Abbiamo la location, ma soprattutto tanti big hanno risposto all’appello e tanti rappresentanti della protesta nelle diverse città italiane, dimostrando che finalmente è stata raggiunta la consapevolezza che bisogna mettere da parte le velleità leaderiste e le divisioni per creare finalmente quel fronte comune che possa diventare un punto di riferimento per gli italiani che lottano per il proprio paese.

“La gente come non molla mai”, è il grido che fa eco nelle piazze in questi mesi. Io aggiungerei che è arrivato il momento che i nemici dei popoli siano costretti a mollare la presa sul nostro paese e sui principi sanciti dalla nostra costituzione.

Noi non molliamo affinché loro siano costretti a farlo. Ci vediamo a Roma.

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