Lettera di Francesco Amodeo a Massimo Giletti.

Gentile Giletti, anzi Gentile Massimo, in diretta mi dicesti che potevamo darci del Tu.

Ho ritenuto opportuno esprimere pubblicamente solidarietà per quanto ti è accaduto, perché ritengo sinceramente che la chiusura del tuo programma sia qualcosa che debba indignare tutti, indistintamente. Nonostante in quella stessa trasmissione abbiate provato a darmi del “NO VAX , PRO PUTIN“, scrivendolo addirittura nelle didascalie e negli hashtag che accompagnavano la mia immagine in onda. Questo soltanto perché io, da una parte esprimevo dubbi da giornalista sulla sicurezza di questo vaccino anti covid, sulla base del suo controverso iter di approvazione e sui conflitti di interesse che hanno contraddistinto la sua imposizione. Dall’altra parte, invece dopo una accurata e documentata inchiesta sul conflitto in Ucraina, evidenziavo le responsabilità di Stati Uniti e Nato nell’escalation del conflitto, iniziato in Ucraina nel 2014. Le mie ragioni furono ignorate, in trasmissione non vi servivo in qualità di giornalista o autore di importanti inchieste, ma solo se accompagnato dall’etichetta che provavate ad imporre da settimane di “Pro Putin e Novax”. Ebbi modo in diretta a “Non è l’Arena” di esprimerti con parole molto forti il mio disappunto.

 

Il fatto che io ebbi modo di chiarirlo in diretta è un tuo merito. Ed hai tutta la mia riconoscenza. Altri tuoi colleghi questa possibilità me l’hanno sempre negata. Tanto di cappello a te.

Ma la mia presa di posizione fu talmente decisa, che il giorno dopo i giornali, ed anche i vostri canali ufficiali, titolarono: “Amodeo contro Giletti”.

 

La tua cordialissima autrice Sandra, qualche giorno dopo mi contattò complimentandosi per l’andamento degli ascolti durante i miei interventi e mi invitò nuovamente in trasmissione per la puntata della domenica successiva. Ma qualcuno, senza dare troppe spiegazioni (agendo alla Cairo per intenderci) decise di cancellare la mia partecipazione. Con un messaggio What’sApp (per correttezza non allego lo screenshot) qualche giorno prima della puntata, mi avvisarono che per un cambio improvviso nella distribuzione degli ospiti di quella sera, bisognava rimandare il mio intervento.

Non mi avete mai più chiamato, nonostante a detta dell’autrice, fosse arrivato in redazione (anche in seguito ad un mio appello Radio) un numero impressionante di mail per richiedere un confronto pubblico sul tema della guerra tra me ed il giornalista ucraino Vladislav Maistrouk, ospite fisso della tua trasmissione e al quale, non si è capito per quale motivo, fosse consentito di fare il bello ed il cattivo tempo nel tuo programma, senza contraddittorio e spesso con una inaccettabile arroganza. Ebbi la possibilità, per puro caso, di incontrarti in un bar di Napoli e ti confermai la mia disponibilità ad un confronto costruttivo con Maistrouk, dato che avevo una ospitata in sospeso. Mi dicesti che l’inverno era lungo, che il tema della guerra era sempre più attuale e che quindi non sarebbe mancata occasione.

E’ passato invece un anno di occasioni mancate. Mi resi allora conto che la mia partecipazione non era stata rimandata, come mi avevate detto. Ma ero stato silurato.

Ora dovrei dirti “che chi di spada ferisce di spada perisce” ma non mi farebbe onore. Non ritengo neanche opportuno affidare il mio commento alle leggi karmiche: non c’è nulla da essere contenti della censura che hai subito. Non ti ricambierei mai con la stessa moneta. Andrebbe a discapito della libertà di stampa e di parola che è quello a cui tengo di più e per cui lotto ogni giorno.

Vorrei solo accendere un riflettore sul fatto che quello che tu hai vissuto in questi giorni e che ha suscitato (giustamente) tanto clamore nell’opinione pubblica, finendo su tutti i giornali, molti tuoi colleghi che operano sul web, lo stanno subendo da anni nel silenzio generale. Anche il tuo silenzio. Giornalisti a cui sono state cancellate pagine social dal giorno alla notte, senza appello. A cui è stata tolta la possibilità di monetizzare per impedirgli di svolgere il proprio lavoro. Profili finiti in shadow ban, che pur essendo rimasti attivi non possono raggiungere più nessuno. Neanche con una diretta da un cellulare.

Un esercito di tuoi colleghi resi invisibili, compreso il sottoscritto, per i quali nessuno si è mai indignato, le cui storie non sono mai state portate sui media mainstream.

Ma quando fuori brucia, caro Massimo, e noi fingiamo di non vedere il fumo, solo perché casa nostra non è colpita dalle fiamme. Ritenendo quindi che sia inutile contribuire a spegnere quell’incendio nel giardino degli altri. Prima o poi quelle fiamme, inesorabilmente, arrivano da noi. Ma sarà troppo tardi per gridare che la libertà di stampa sta andando a fuoco.

Ecco perché io continuerò a gridare: solidarietà a Massimo Giletti.

 

Francesco Amodeo

 

 

 

Perché il conflitto è NATO

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1 Comment
  • Savagesailor
    Posted at 11:21h, 21 Aprile Rispondi

    bravo Francesco della tua integrità dovrebbe prendere esempio…….:

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