L’insostenibile leggerezza dell’essere Ferragni nel paese dei Balocchi.

Volevo fare un commento sulla questione che ha investito Chiara Ferragni dopo la multa dell’Antitrust per l’ingannevole vendita di beneficenza del pandoro griffato.

Ho visto che è intervenuto anche il Codacons che vuole il rimborso per chi ha acquistato il pandoro firmato dall’influencer dato che tutti i messaggi mirati alla vendita di quel prodotto erano ingannevolmente collegati al reperimento fondi per i bambini malati di cancro dell’ospedale Regina Margherita di Torino.

L’organizzazione che tutela i consumatori ha giustamente definito “gravissimo sfruttare i bambini malati per attività commerciali tese unicamente al profitto di società private” o addirittura, permettetemi di aggiungere, tese all’arricchimento personale, ed intende procedere per truffa aggravata.

Ma al di là di quelli che saranno i procedimenti giudiziari o disciplinari, le eventuali multe o le condanne, quello su cui voglio focalizzare l’attenzione e che ritengo sia l’aspetto più deprimente di tutta questa storia è il fatto che il numero di follower della Ferragni non sia diminuito drasticamente. C’è stato un lievissimo calo. Eppure io credo che chiunque segua l’influencer che si è resa protagonista di una storia così squallida (per usare un eufemismo) dovrebbe sentire il bisogno morale di andare sulla sua pagina Instagram e togliere il segui. Il fatto che questo non avvenga è sintomatico del degrado morale della società dei consumi. In questo paese potremo cominciare a sperare in un cambiamento quando i più giovani che rappresentano il futuro di questo paese non accetteranno più atteggiamenti del genere.

In alternativa la vignetta satirica proposta da Lercio rischia di diventare realtà.

 

Francesco Amodeo

 

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