L’insostenibile leggerezza dell’essere zero-virgolisti.

La politica è fatta di numeri. Segue una logica spietata. Non importa chi tu sia o cosa tu abbia fatto se poi il tuo essere e le tue azioni non si convertono in consenso elettorale ossia in numeri. Numeri incontestabili, che sia chiaro, perché espressione della sovranità del popolo. Sul web contano le condivisioni e le visualizzazioni che rispondono indirettamente alla domanda: quante persone apprezzano quello che ho postato o l’idea che ho espresso? In politica invece conta quante persone sono disposte ad alzare il sedere dal divano di casa, spegnere il computer, cestinare il santino elettorale che gli è stato consegnato dal parente, dal commerciante sotto casa o dall’amico del liceo che si è candidato per andare a scrivere il tuo nome o quello del tuo partito sulla scheda elettorale perché crede in quello che hai fatto fino a quel momento. Tutte cose che richiedono uno sforzo ben maggiore, altrimenti le elezioni avverrebbero in base ai like sui social.

Il fattore principale per raggiungere tanti elettori oltre alla credibilità del candidato, è la sua visibilità. Quante persone conoscono quel candidato e tutto quello che ha fatto per essere credibile? Ed è qui che la politica diventa ancora più spietata. Non importa quello che hai fatto se non hai trovato il modo di renderlo visibile o se ti hanno impedito di farlo. Ed i leader di partito (anche quelli del fronte anti sistema) devono per forza piegarsi a questa logica se vogliono fare politica, altrimenti meglio che restano nella bolla del web dove non hanno bisogno che i loro follower si convertano in voti ma soltanto in visualizzazioni da dietro ad un computer con il culo su un divano.
Ed ecco perché Salvini oggi candiderebbe molto di più il Vannacci del momento piuttosto che il fedele attivista della Lega che da anni si fa in quattro sui territori a testa bassa sempre e solo nell’interesse del partito. Ecco perché Toscano e Rizzo scelsero per esempio di candidare Gina Lollobrigida al posto di uno degli infaticabili attivisti del loro partito. Ecco perché Paragone calò candidati capolista dall’alto, all’ultimo minuto, lasciando i suoi più fedeli tesserati e coordinatori con il cerino in mano.

È la perversa e spietata logica della politica che si basa su “esperimenti alchemici” per trasformare tutto quello che tocca in voti. Io aborro questa logica. E me ne sono tenuto lontano per quasi 30 anni. Potevo candidarmi già a 18 anni, l’ho fatto la prima volta a 45. Ma l’ho fatto con la consapevolezza che quando decidi di scendere nell’arena politica devi attenerti a quelle logiche perverse e puoi misurarti con gli altri solo in base ai numeri. Non importa quello che ho fatto negli anni, il rischio che ho corso per le mie inchieste, le cose che ho fatto emergere per la prima volta a mio rischio e pericolo, la coerenza dimostrata in 15 anni tutti spesi al servizio della verità pagando un costo indicibile. Se vado a parlare di politica con un leader di partito che ha più visibilità di me, sono io che devo sottostare alle sue regole, anche se quel leader vi piace di meno.
Si parla di politica. Quindi si guardano i numeri.

Quando l’anno scorso Paragone mi chiamò per chiedermi una mano per portare Italexit alle elezioni con la raccolta firme, io ero già il leader di NOI ITALIANI da prima che Italexit nascesse. Avevo già organizzato con Noi Italiani una massiccia manifestazione sotto l’Ambasciata greca di Roma per protestare e denunciare i bambini morti di austerity, che ebbe un enorme successo. Avevo organizzato i funerali dell’economia Campana a Napoli con un massiccio corteo che ebbe grossa copertura mediatica. Avevo organizzato manifestazioni in tutte le principali piazze d’Italia. Avevo presentato NOI ITALIANI a Canale Italia, su Radio Radio. La Verità mi aveva dedicato una intera pagina per le iniziative di successo che stavo portando avanti contro Bruxelles e sul sito il contatore di NOI ITALIANI registrava quasi 23.000 iscritti ossia persone che avevano riempito una application form per darmi i loro dati: nome, cognome, numero di telefono, mail e mi avevano indicato a nome di quale categoria volevano partecipare alle iniziative di NOI ITALIANI. Una risorsa enorme. Ma che non era abbastanza rispetto alla visibilità di Paragone e rispetto ai numeri di Italexit che secondo i sondaggi era vicino al 3%. E dato che in politica contano solo i numeri. Fui io (giustamente) a dover fare un passo indietro. A mettere il logo di Noi Italiani nel cassetto per candidarmi in rappresentanza della mia associazione ma sotto il logo di Italexit con le regole imposte da Paragone.

Quelle elezioni politiche non erano con la preferenza quindi non sono servite a misurarmi realmente. Ero capolista in Veneto che è stata la seconda regione più votata dai sostenitori di Italexit. Ma di chi erano quei voti? Miei? Di Paragone? Dei candidati locali? Non lo possiamo sapere.
Ecco perché nel 2023 quando ho incontrato Rizzo e Toscano (dopo aver saputo che Paragone avrebbe mollato il partito e che una causa in corso non avrebbe permesso ad Italexit di presentarsi alle europee)  io non avevo un peso elettorale che mi contraddistinguesse. Rizzo e Toscano invece potevano contare sul oltre 300.000 voti presi alle politiche. Quindi ancora una volta (ragionevolmente e umilmente) ho dovuto fare io un passo indietro, Noi Italiani ha accettato di non comparire ma di candidare il proprio rappresentante nel contenitore UNITI della lista Democrazia Sovrana e Popolare, come gruppo esterno ma con le regole imposte da Rizzo e Toscano.

Questo perché Rizzo e Toscano sono più credibili di me? politicamente SI. Perchè (ad oggi) hanno più consenso elettorale ed in politica è quello che conta.

Perchè non ho sbraitato contro Paragone prima e contro Rizzo e Toscano poi per non aver voluto unire il proprio simbolo con il mio? Perchè non li ho accusati di leaderismo? Perchè non ho inveito contro di loro per non essersi voluti unire? Perchè non sono un mitomane. Non sono un millantatore. Come quelli che bussavano alla porta di Italexit con partiti formati all’ultimo minuto da 4 gatti, che non si sono mai presentati prima ad una elezione, che non si sono mai misurati con una candidatura ma che pretendevano da Paragone prima e da Rizzo e Toscano oggi la condivisione del logo e la spartizione dei capilista. “Dobbiamo andare tutti insieme” è il mantra più stupido ma recitato a reti unificate da tutti gli scappati di casa che si nascondono nel cosiddetto fronte del dissenso. Alle elezioni da che è mondo e mondo si va con un partito, con una lista. All’interno di quelle liste ci possono essere candidati provenienti da gruppi diversi, anche di estrazione diversa, ma il logo visibile sulla lista elettorale ed il nome da comunicare agli elettori deve essere uno ed uno solo. E bisogna scegliere quello che ha maggiore visibilità e maggior consenso. Quindi dire “andiamo tutti insieme” non vuol dire assolutamente nulla. Serve agli zero-virgolisti per provare a nascondere il proprio fallimento sfruttando il lavoro e la visibilità di altri o per trovare un capro espiatorio della propria irrilevanza, accusando altri di non aver favorito l’unione e quindi il successo elettorale.

Avete mai visto Fratelli d’Italia gridare ai partiti di destra: “o si va tutti insieme o non ci presentiamo alle elezioni”? Fratelli d’Italia fa il suo percorso, la Lega fa il suo, Forza Italia fa il suo, si misurano sui numeri e da quei numeri emerge chi deve fare il presidente del consiglio, chi può imporre i propri ministri e chi deve accontentarsi dei sottosegretari. Ma ognuno sa di essere una entità autonoma. Fratelli d’Italia in questo modo è partita dall’1% ed ha raggiunto una percentuale 30 volte superiore senza aver dovuto unire proprio nessuno. Anzi ha mandato via le frange più estreme del partito negli anni. Ha fatto uscire invece che fare entrare. E ricordate cosa fecero i Cinquestelle? non facevano alleanze con nessuno. Non permettevano a nessuno di esterno di potersi candidare con loro neanche se eri il Papa. Se non eri tesserato da un tot di tempo e se non partecipavi alle elezioni interne la candidatura non l’avevi. Eppure, furono protagonisti del più improvviso boom elettorale che si ricordi in Italia. Questo vuol dire che non si vince unendo. Si vince lavorando con coerenza negli anni e restando poi coerenti altrimenti si fa la fine dei Cinquestelle o di quella che nei prossimi anni farà Fratelli d’Italia.

Nel mondo del cosiddetto dissenso, invece, non si è capito perché, vogliono procedere al contrario. Nessuno ha gli attributi per iniziare un percorso autonomo e coerente. Tutti gridano all’unione per nascondere la propria inconsistenza. E chi ha il coraggio di procedere con il proprio partito aprendo però le proprie liste a candidati esterni di diversa estrazione viene additato come i traditore: “Mi hai chiesto di candidarmi con te ma non ti sei voluto unire al mio partitino” accusano gli zero-virgolisti.

Ancora peggio, sono i guru del “non voto”, quelli che ti auguri che siano furbi ed in malafede piuttosto che stupidi a tal punto da pensare che il sistema vigente lo si possa punire non andando a votare chi proprio a quel sistema vuole opporsi. Ottusi al punto da non capire che per ogni persona onesta e consapevole che non va a votare, c’è una persona disonesta che esulta perché sa che tanto quel voto non sarebbe andato a lui. Sono quelli che si riempiono la bocca della parola democrazia ma poi remano contro il principale diritto democratico. Sono quelli che si ergono a difensori della costituzione ma poi propongono di calpestare il suo articolo numero 1, quello che sancisce che la sovranità appartiene al popolo. Sono quelli che dicono di voler combattere i poteri forti ma poi propongono la stessa soluzione auspicata da quei poteri ossia la sostituzione della democrazia con la tecnocrazia per eliminare il voto popolare. La maggior parte di questi personaggi sono quelli che temono il voto perché li costringerebbe a misurarsi. Ad uscire allo scoperto. Spesso sono personaggi che hanno tentato candidature in passato ma senza successo ed invece di incolpare se stessi trovano più conveniente criminalizzare il voto.

Poi ci sono quelli che dicono: mi fido di te, apprezzo il tuo lavoro e la tua persona, ma non ti voto perché non mi fido del leader del partito per cui sei candidato. Li considero alo stesso livello di quelli che fanno appello al non voto. Perchè alle prossime elezioni europee ci sono le preferenze e con le preferenze il candidato eletto è quello che prende più voti non il leader del partito o quello segnato per primo nella lista. Quindi dovremmo tutti iniziare a pensare che le persone integre sono individui indipendenti. Dovremmo aver imparato dal passato che possiamo dare la nostra fiducia solo ad individui che hanno mostrato coerenza negli anni e dei quali sentiamo di poterci fidare. Dobbiamo giudicare le persone per quello che hanno fatto, non per quello che hanno fatto gli altri.

Anche perchè come diceva Margaret Mead:

“Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta.”

Francesco Amodeo

 

Gruppo NOI Italiani

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