Messaggio agli agricoltori italiani: guardate come Ungheria e Polonia si stanno facendo beffe dei vincoli europei

La questione degli agricoltori ci sta particolarmente a cuore. Soffro a vedere come la politica, le associazioni di categoria e spesso anche i loro capetti, quelli che si mettono alla guida di certe proteste, li prendano per i fondelli.

Prendono per i fondelli l’intera categoria. La prima cosa, il primo punto fermo che noi dobbiamo mettere per far capire agli agricoltori cosa potrebbe mettere in ginocchio il loro comparto e il fatto che all’interno delle direttive e dei vincoli europei il comparto dell’agricoltura italiana non si può salvare. Non c’è modo di salvare il comparto restando all’interno dei vincoli e delle direttive imposte dall’Unione Europea.

Basta guardare quello che hanno fatto Ungheria, Slovacchia e Polonia: quando si sono rese conto che alcune regole europee andavano contro l’interesse nazionale, hanno deciso di disobbedire, hanno fatto un vero e proprio embargo nei confronti del grano ucraino. L’Unione Europea ha fatto sapere che è assolutamente vietato dai vincoli europei intraprendere delle azioni unilaterali nei confronti di un altro paese, ma chi governa in Ungheria, chi governa in Polonia, chi governa in Slovacchia, ha fatto sapere che se ne infischiano delle regole europee quando queste regole vanno contro l’interesse nazionale, contro l’interesse dei loro lavoratori, quindi hanno continuato a mantenere un embargo che sarebbe vietato dai vincoli europei pur di salvare quella categoria.

Bene, perché questo in Italia non sta accadendo? Non siamo anche noi danneggiati dal fatto che abbiano tolto i dazi sul grano ucraino? Non saremo anche noi danneggiati quando faranno entrare l’Ucraina nell’Unione Europea?
Se l’ISPI ha fatto sapere proprio recentemente che l’entrata dell’Ucraina nella UE costerebbe ai soli agricoltori italiani quasi 10 miliardi di euro allora perché noi continuiamo a dire agli agricoltori che la soluzione ai loro problemi passa da misure come rimandare l’assicurazione per i veicoli agricoli, togliere l’IRPEF o misure che sicuramente danno ossigeno all’agricoltore nel breve periodo, ma come al solito sono misure miopi?
Nel lungo periodo non sarà l’assicurazione ai veicoli agricoli a mettere in ginocchio il comparto e non sarà neanche l’IRPEF perché quando i soldi entrano le cose si possono pagare e quando non entrano non si possono pagare neanche se vengono ridotte. Gli agricoltori devono capire come non arrestare il comparto, come non mettere in ginocchio l’intero comparto e quel settore è stato messo in ginocchio da quelli che sono i trattati neoliberisti firmati per loro conto dall’Unione Europea, contro i loro interessi.

Sto parlando dei trattati come il CETA del 2017, il trattato di libero scambio grazie al quale il Canada ha potuto invadere i nostri mercati con il grano, con la carne. Sto parlando anche del trattato dell’Unione Europea con il Mercosur che ci ha messo in competizione con dei paesi che sfruttano i lavoratori, che non seguono le stesse direttive che vengono imposte agli agricoltori all’interno dell’Unione Europea, poi il trattato che abbiamo fatto di solidarietà con l’Ucraina, l’ultimo in ordine cronologico, cioè quello che permette all’Ucraina di invadere i nostri mercati senza i dazi. Poi ci sono le sanzioni alla Russia che hanno creato un danno enorme alle nostre esportazioni. Questi sono i veri problemi che andrebbero sollevati e sono tutte problematiche che non possono essere risolte all’interno dell’Unione Europea, a meno che i governanti non decidano di fare l’interesse nazionale contro quelle che sono le imposizioni europee.

Ma questo in Italia non accade, perché la Lega dice di stare da una parte degli agricoltori, ma dall’altra continua, insieme agli altri partiti di governo, a fare le sanzioni alla Russia. Da una parte dicono di stare dalla parte degli agricoltori italiani, ma poi vorrebbero far entrare l’Ucraina nell’Unione Europea con tutti i danni che questo causerebbe al comparto. Non si mettono contro l’Unione Europea come ha fatto l’Ungheria o come ha fatto la Polonia imponendo un embargo unilaterale su alcuni prodotti perché sanno che quell’embargo è vietato dai vincoli europei e non vogliono mettersi contro l’Unione Europea, sono succubi dei diktat della UE.
E allora se gli agricoltori non capiscono che chi oggi finge di scendere in piazza con loro, chi esulta perché è riuscito a far fare retromarcia all’Unione Europea su materie come quella dei pesticidi, di scarsa rilevanza, se non capiscono che l’amico che gli si mette a fianco in realtà è il nemico che poi ha firmato i trattati come il CETA, i trattati come il Mercosur, che ha voluto il patto con l’Unione, con l’Ucraina per il grano senza dazi, che ha voluto le sanzioni alla Russia; se i nostri agricoltori non capiscono che all’interno dei vincoli europei non possono salvare il comparto, prima o poi, vi verranno a togliere il trattore da sotto il sedere.

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