Nelle carceri di Israele centinaia di bambini palestinesi detenuti “per aver lanciato una pietra”.

Ogni anno secondo i dati Onu dai 500 ai 700 minorenni vengono sottoposti a processi in tribunali militari. Save the Children: “Unico Paese al mondo in cui succede. Sono soggetti a gravi e diffusi abusi”.

Israele e Hamas hanno raggiunto un accordo che porterà a una tregua di quattro giorni nel conflitto. In cambio della concessione di questo stop ai bombardamenti, Tel Aviv ha ottenuto la liberazione di 50 donne e bambini tenuti in ostaggio nella Striscia dalla milizia islamica, che nell’attacco del 7 ottobre, ha ucciso 35 bambini israeliani e ne ha presi in ostaggio di 30. E Israele a sua volta libererà 150 detenuti, anche in questo caso donne e bambini.

“Ribadiamo il nostro appello a tutti i gruppi armati affinché rilascino immediatamente tutti gli altri civili che continuano ad essere tenuti in ostaggio a Gaza”, ha dichiarato Agnès Callamard, la direttrice generale del Segretariato internazionale di Amnesty International, sottolineando che “la presa di ostaggi è un crimine di guerra”. Callamard ha anche chiesto alle autorità israeliane “di rilasciare tutti i palestinesi detenuti illegalmente, compresi quelli detenuti senza accusa o processo in detenzione amministrativa”, ricordando che “tra coloro che dovrebbero essere rilasciati ci sono molti minori, il più giovane di 14 anni, molti dei quali sono detenuti ma non sono ancora stati condannati”.

Nelle carceri israeliane ci sono centinaia di minori palestinesi, alcune dei quali arrestati secondo le leggi militari, spesso anche in quella che viene chiamata “detenzione amministrativa”, un regime speciale che permette un arresto senza accusa né processo per motivi segreti di sicurezza. Ogni anno secondo i dati delle Nazioni Unite dai 500 ai 700 minori vengono arrestati e sottoposti a processi in tribunali militari. Alcuni di loro, ha denunciato tempo fa il quotidiano israeliano Haaretz sostiene che alcuni hanno anche meno di 13 anni. “Sono gli unici bambini al mondo a subire un processo sistematico nei tribunali militari”, aveva denunciato lo scorso luglio Jason Lee, direttore nazionale di Save the Children nei Territori palestinesi occupati, in occasione della pubblicazione del report della Ong Defenceless, Senza difesa, proprio sulla detenzione di minori palestinesi.

“La nostra ricerca dimostra, ancora una volta, che questi bambini sono soggetti a gravi e diffusi abusi da parte di coloro che dovrebbero prendersi cura di loro”, aveva denunciato, aggiungendo che “non c’è alcuna giustificazione per picchiare e spogliare i bambini, trattarli come animali o privarli del loro futuro”, e chiedendo la “fine a questo sistema di detenzione militare abusivo”. Secondo il report della Ong “i bambini palestinesi nel sistema di detenzione militare israeliano subiscono abusi fisici ed emotivi: quattro su cinque (86%) vengono picchiati e quasi la metà (42%) subisce ferite al momento dell’arresto, tra cui ferite da arma da fuoco e ossa rotte”.

Un report delle Nazioni Unite dello scorso 20 ottobre, sostiene che “Israele sottopone i bambini palestinesi a gravi traumi fisici e psicologici, gravandoli di paure e sfide che nessun bambino dovrebbe sopportare”. Secondo i dati di B’Tselem, associazione israeliana per la difesa dei diritti umani, alla fine di settembre 2023, il Servizio carcerario israeliano tratteneva 146 minori palestinesi, dai 14 anni in su, in stato di detenzione per motivi definiti “di sicurezza”. Questi numeri però sarebbero parziali in quanto l’associazione denuncia che i dati pubblicati da ottobre 2020 sulle persone detenute arbitrariamente in strutture militari sono incompleti. “Le cifre provenienti dalle forze armate sono ricevute con un notevole ritardo e non forniscono dettagli sulla posizione legale dei detenuti”, afferma il report.

Molti dei minori palestinesi vengono arrestati per aver lanciato pietre contro le forze israeliane. Secondo una legge approvata nel 2015 chi lancia pietre contro un veicolo militare israeliano rischia fino a 10 anni di carcere e fino a 20 anni se viene accertata l’intenzione di danneggiare gravemente gli occupanti del mezzo. Gli scontri tra i giovani palestinesi e la polizia israeliana degenerano abitualmente in violenze, e il lancio di pietre è da sempre un simbolo della resistenza palestinese fin dalla prima rivolta, o Intifada, contro Israele alla fine degli anni ’80 e all’inizio degli anni ’90. L’arresto è in alcuni casi quasi una fortuna per i giovani palestinesi che prendono parte agli scontri con le forze di occupazione, perché molti di loro vengono anche uccisi.

Secondo Human Righs Watch al 22 agosto le forze israeliane avevano ucciso almeno 34 bambini palestinesi in Cisgiordania, e le cose sono peggiorate terribilmente dopo l’attacco di Hamas. Sempre in Cisgiordania le forze israeliane hanno ucciso 51 bambini dal 7 ottobre, secondo la documentazione raccolta da Defence for Children International-Palestine (Dcip), il numero più alto di bambini palestinesi uccisi nella regione in un solo mese dall’inizio dell’occupazione militare israeliana nel 1967.

 

Fonte: Today.it: Nelle carceri di Israele centinaia di bambini palestinesi detenuti “per aver lanciato una pietra”

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