Perché è di fondamentale importanza ristabilire i rapporti Italia-Russia.

Dal briefing della Rappresentante Ufficiale del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, Maria Zakharova, 31 gennaio 2024

Il 7 febbraio 2024 ricorre il centesimo anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra la Federazione Russa (URSS) e la Repubblica Italiana.

Vorrei ricordare che le relazioni russo-italiane tradizionalmente sono state caratterizzate (ahimè, purtroppo, dobbiamo parlare al passato) da una storia secolare, da un patrimonio culturale e spirituale comune di straordinaria ricchezza, da un’esperienza di cooperazione di successo in vari ambiti e da un capitale di fiducia reciproca costruito nel corso dei decenni. Tali relazioni si basavano sui principi fondamentali formulati nel Trattato di amicizia e cooperazione tra la Federazione Russa e la Repubblica Italiana del 14 ottobre 1994 e nel Piano d’azione per le relazioni tra la Federazione Russa e la Repubblica Italiana del 10 febbraio 1998.

Fino a poco tempo fa, l’Italia era, in Europa, uno dei partner più importanti del nostro Paese. La sua politica nei confronti della Russia si è sempre distinta per un approccio solitamente equilibrato e non conflittuale. I leader dei nostri Paesi hanno mantenuto un ricco dialogo politico ad alto e altissimo livello. In situazioni difficili, Russia e Italia hanno sempre cercato di darsi reciprocamente una mano, così come è avvenuto nel 2020, quando il nostro Paese è stato uno dei primi a inviare massicci aiuti al Belpaese per combattere l’infezione da coronavirus. All’epoca, l’Italia stava soffocando, nel senso letterale del termine, per il COVID-19. I partner della NATO la deridevano, mentre giornalisti e personaggi pubblici italiani registravano e giravano video per chiedergli di comprendere il loro dolore e la tragedia del Paese. I partner allora schernivano gli italiani mentre noi abbiamo inviato il nostro aiuto. Nell’interesse fondamentale dei nostri popoli.

È quindi ancora più doloroso il fatto che, dopo il lancio dell’operazione militare speciale del 24 febbraio 2022, l’Italia, seguendo ubbidiente i comuni approcci di Ue e Nato, ma di fatto su ordine di Washington, abbia scelto una linea di scontro duro con il nostro Paese. Roma ha aderito incondizionatamente a tutti i vincoli sanzionatori antirussi dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, garantisce un sostegno sistemico al regime neonazista di Kiev, fornendo direttamente armi pesanti e letali, inviando ingenti aiuti tecnico-militari e finanziari, e condividendo totalmente la folle idea (così come è stata formulata) della “sconfitta strategica” della Russia e del suo esaurimento economico. Ora riformulata in “non si può consentire che vincano”.

Sorprendentemente, ne vanno orgogliosi, e non lo nascondono. L’altro giorno è stata pubblicata un’intervista del Ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, il quale ha dichiarato che in termini di estensione, livello e volume dell’assistenza fornita al regime di Kiev, gli italiani non sono solo tra i primi cinque, ma sono letteralmente nelle prime posizioni, quasi al secondo posto. L’ha detto davvero? Perché? Questo dato non emerge dai numeri pubblicati all’interno della NATO e disponibili al pubblico. Anche in base a quei dati, l’Italia non sembra essere nelle prime posizioni. A quanto pare, vogliono adulare, dimostrare a Washington (e non so a chi altro) che hanno qualcosa di cui andare orgogliosi nel massacro di cittadini europei. Sono persino disposti a fare una così orrenda e terrificante confessione pubblica. A quanto pare, loro stessi non si rendono conto di ciò che dicono.

Per colpa della parte italiana, sono stati congelati quasi tutti i settori della cooperazione bilaterale e l’attività dei meccanismi istituzionali consolidati è stata completamente sospesa.

Tuttavia, siamo convinti che nessuno possa distruggere senza lasciare traccia, cancellare o “riprogrammare” le solide fondamenta delle relazioni russo-italiane, che si basano sul mutuo interesse e sulla simpatia reciproca dei popoli.

Vediamo come, sotto l’influenza dell'”Occidente collettivo”, anche le autorità italiane impongano alla loro società civile come costruire le relazioni con i cittadini del nostro Paese, con i nostri connazionali, come sviluppare progetti culturali e umanitari. Impongono letteralmente, gli legano le mani, vietano loro di organizzare mostre, presentazioni, ricevimenti, ecc. Non so in base a quale articolo della Costituzione italiana questo sia possibile, ma lo fanno.

Siamo fermamente convinti che l’abbandono della politica antirussa da parte dell’Italia e il graduale ripristino di una cooperazione pragmatica e reciprocamente rispettosa siano nel nostro comune interesse. Non dubitiamo che il popolo italiano, con la sua connaturata saggezza, lungimiranza e buon senso, prima o poi si renderà conto della natura controproducente dell’attuale politica distruttiva antirussa, che non mira a costruire, bensì a demolire.

Perché il conflitto è NATO

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