Perchè gli agricoltori protestano. Tutto quello che devi sapere.

Dietro le proteste degli agricoltori in Europa c’è una sigla che prevale su tutte: La “PAC” acronimo di Politica Agricola Comune dell’Unione Europea. La Pac è un insieme di leggi adottate dall’Unione per offrire una politica unificata in materia di agricoltura per tutti i paesi europei. E questo già crea diverse distorsioni dato che all’interno dell’Unione Europea esistono paesi con caratteristiche molto diverse anche climatiche che rendono difficile poter usare lo stesso metro di valutazione e le stesse direttive per tutti.  Creata nel 1962 dai sei paesi fondatori dell’allora Comunità europea, è la più antica politica dell’Unione ancora in vigore e la più costosa, con più di 386 miliardi di euro stanziati per il quinquennio 2023-2027.

Il suo obiettivo iniziale era quello di fornire alimenti sicuri, a prezzi accessibili e di elevata qualità ai cittadini dell’Ue, garantire un tenore di vita equo agli agricoltori, tutelare le risorse naturali e rispettare l’ambiente. Oggi, invece, dietro questo ultimo punto si cela la scusa per distruggere il comparto. In sintonia con il Green Deal europeo, ossia l’insieme delle politiche che la Commissione Europea ha messo in atto per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Il Green Deal mette al centro agricoltura e zone rurali, con l’obiettivo “Emissioni Net zero”, che prevede una riduzione delle emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030. Per questo è stato destinato il 30% delle risorse a iniziative ambientali riducendo il budget dei sussidi agli agricoltori e introducendo restrizioni su alcune pratiche, come l’uso di prodotti fitosanitari e fertilizzanti dannosi per l’ambiente e la qualità del cibo, che secondo gli agricoltori hanno provocato un innalzamento dei costi di produzione. Che sia chiaro è giusto ridurre o eliminare l’uso di quelle sostanze che risultano dannose, ma non dovrebbe però essere possibile far arrivare nei nostri mercati e sulle nostre tavole prodotti agricoli da paesi che non rispettano le medesime regole altrimenti si distrugge solamente il comparto italiano senza tutelare salute e ambiente.

La Pac è divisa in due pilastri e si concentra su tre settori principali: sostegno diretto agli agricoltori, misure di mercato e sviluppo rurale. Il sostegno diretto, primo pilastro, consiste in pagamenti diretti agli agricoltori per garantire reddito e conformità alle norme di sicurezza alimentare, ambientale e di benessere animale. Queste misure con le nuove modifiche al PAC non sono più dirette ma soggette a rigide condizionalità che come vedremo più avanti sono quelle che stanno mandando letteralmente in tilt il comparto.
Le misure di mercato, anch’esse nel primo pilastro, affrontano le sfide del settore agroalimentare, come la volatilità dei prezzi. La Pac interviene attraverso norme di mercato comuni e strumenti politici specifici per migliorare il funzionamento dei mercati agricoli.

Il secondo pilastro, lo sviluppo rurale, mira a modernizzare le aziende agricole, promuovere l’innovazione, migliorare la competitività, tutelare l’ambiente e rafforzare le comunità rurali. Questo pilastro è cofinanziato dagli Stati membri, che contribuiscono anche con misure nazionali. La Pac è stata riformata nel 2020 e 2023 introducendo ulteriori norme come il contributo all’ambiente e ai cambiamenti climatici, un sostegno mirato alle piccole aziende agricole e maggiore flessibilità per gli Stati membri nell’adattare le misure alle condizioni locali.

E’ questa riforma che ha reso la Pac nemica degli agricoltori e le sue nuove misure sono oggetto della protesta in corso nei principali paesi europei. La prima cosa che viene contestata è l’aumento della burocrazia necessarie per adeguarsi al Green Deal e alla sua iniziativa principale “Farm to Fork“. Nel 2020, quest’ultima ha introdotto obiettivi ambiziosi, tra cui la riduzione del 50% dell’uso di pesticidi e del 25% dei terreni agricoli biologici entro il 2030. Questi obiettivi, sono stati criticati dagli agricoltori per la complessità delle procedure richieste per conformarsi alle nuove normative. La percezione è che tali misure impongano un carico amministrativo significativo agli agricoltori, contribuendo così all’aumento della burocrazia nel settore agricolo. Queste iniziative invece di proteggere agricoltori e produttività starebbe marginalizzando ed escludendo il settore agricolo.

Altro terreno di scontro riguarda l’importazione di prodotti a basso costo da prodotti extraeuropei. Per esempio il grano coltivato in Canada, dove si fa ampio uso del glifosato, o quello ucraino che che grazie al corridoio del Mar Nero garantisce prodotti agricoli in Europa ad un costo estremamente basso. Secondo un report dell’Ispi, l’Istituto di studi di politica internazionale, l’inclusione dell’Ucraina tra i beneficiari dei fondi Pac costerebbe ben 97 miliardi di euro, più dei 72 miliardi che riceve complessivamente la Francia. L’Italia perderebbe quasi 10 MILIARDI di fondi per l’agricoltura se l’Ucraina entrasse nella UE. L’Unione Europea ha già deciso nel giugno 2022 di liberalizzare il commercio con Kyiv, portando un afflusso di merci ucraine a basso costo nel mercato interno dell’UE.

Per chi protesta è impensabile dover resistere alla concorrenza sleale di Paesi extraeuropei che non hanno l’obbligo di rispettare standard come quelli in vigore dentro l’UE, andando a ledere gli interessi degli agricoltori che protestano contro una mancanza di regolamentazione in quest’ambito. E’ veramente inaccettabile che la nuova politica agricola comune dell’Unione Europea preveda elevati standard ambientali ai produttori interni ma non alle importazioni extra-ue.

Nel mirino delle proteste oltre alla questione burocratica e all’aumento dei costi, c’è il taglio drastico dei fitofarmaci, l’estensione del biologico e la riduzione dei terreni coltivati, la carne coltivata in laboratorio e l’impiego di farine di insetti misure che puntano a distruggere l’intero comparto.

Cominciamo con l’analizzare quali sono le condizionalità richieste per accedere ai fondi europei che prima erano invece diretti per gli agricoltori che ora dovranno rispettare una serie rafforzata di nove standard definiti pretestuosamente benefici per l’ambiente e il clima. Questo principio di condizionalità si applica a quasi il 90% della superficie agricola utilizzata nell’Ue. L’insieme di standard di base è denominato Bcaa (buone condizioni agricole e ambientali). Lo standard Gaec 8 richiede, tra le altre cose, di dedicare una quota minima di terreno coltivabile ad aree o caratteristiche non produttive. Si riferisce tipicamente a terreni incolti, ma anche ad elementi quali siepi o alberi. Solo le aziende agricole con meno di dieci ettari di terreno coltivabile sono generalmente esentate da tale obbligo.

Per accedere ai pagamenti diretti gli agricoltori dovrebbero mantenere il terreno incolto o improduttivo sul 4% dei loro seminativi, come imposto dalla Pac. In pratica ti permettono di aderire ai fondi solo lasciando incolta una parte della propria superficie agricola.

Tante le nuove regole europee che penalizzerebbero il made in Italy: quelle sugli imballaggi rischiano di vietare la vendita nei supermercati dell’insalata in busta e dei cestini di fragole o pomodorini; le nuove etichette nutriscore o a semaforo, ritenute fuorvianti e incomplete, finiscono per penalizzare l’85% dei prodotti tipici della dieta mediterranea; a fronte della diminuzione del 20% già compiuta nell’uso di fitofarmaci sui campi italiani, l’Europa propone irrealisticamente di dimezzarli ma al contempo consente l’importazione di grano dal Canada trattato con glifosato, erbicida da tempo vietato in Italia.

Insomma pare ovvio che l’Unione Europea retta dalle grandi lobby e dalle grandi multinazionali abbia messo nel mirino gli agricoltori europei che ormai sono visti come dei concorrenti e degli ostacoli al raggiungimento di alcuni dei principali obiettivi delle grandi multinazionali: l’utilizzo della farina di insetti; l’imposizione di carne sintetica e l’utilizzo dei campi agricoli da trasformare in campi fotovoltaici. 

Se le multinazionali che guidano Bruxelles hanno deciso questo. Le istituzioni europee eterodirette non possono che eseguire.

Tutto dipenderà dal successo e dall’intensità proteste. Ma ricordate, in questo momento siamo tutti agricoltori.

 

Francesco Amodeo

 

 

 

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