Risposte dell’Ambasciatore della Russia in Italia Alexey Paramonov a Franco Battaglia per NicolaPorro.it, 27 giugno 2024

1. Le autorità russe hanno tentato in qualche modo di evitare che in Ucraina scoppiasse il conflitto?

Non è la Russia ad aver dato origine all’attuale situazione in Ucraina. Tale crisi è la conseguenza delle politiche aggressive che l’Occidente mette in atto già da molti anni, e il cui obiettivo è sempre stato quello di trasformare l’Ucraina in una sorta di strumento militare per fare guerra alla Russia. Il conflitto era già entrato nella sua fase acuta nel 2014, quando il colpo di Stato illegittimo consumatosi a Kiev con l’appoggio dell’Occidente condusse al potere gli eredi dell’ideologia propugnata dai collaborazionisti hitleriani Bandera e Shukevich, ossia i nazionalisti radicali, i quali diedero ordine alle forze armate di mettere in atto una repressione ai danni degli abitanti di Donetsk e Lugansk che disapprovavano il colpo di Stato, e con esso anche i suoi mandanti.

 

Da quel momento in poi, come ha agito la Russia? La Russia ha fatto di tutto per porre fine quanto prima a quello spargimento di sangue, per proteggere gli abitanti del Donbass e per risolvere in tutti i suoi aspetti la crisi che si era venuta a creare. Tutto questo, naturalmente, facendo ricorso a metodi politici: risultato al quale avrebbe dovuto portare l’attuazione del pacchetto di misure di Minsk, concordato nel “Formato Normandia”, adottato nel 2015 ed entrato a far parte del diritto internazionale dopo essere stato approvato per mezzo della Risoluzione 2202 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 17 febbraio 2015. La Russia è stata l’unico Paese a battersi fino all’ultimo perché gli Accordi di Minsk venissero implementati. Si è battuta per questo fino alla fine del 2021, quando fu ormai chiaro che sia il regime di Kiev che i suoi garanti occidentali rappresentati da Francia e Germania, in accordo con gli USA, avevano sfruttato in maniera sleale tali accordi, come anche il processo negoziale finalizzato alla loro implementazione, esclusivamente per guadagnare tempo e poter preparare Kiev a dare un colpo di grazia al Donbass russofono. Ed è proprio il porre fine al conflitto in Donbass, ma adesso per vie militari, l’obiettivo perseguito anche dall’Operazione Militare Speciale, che ha avuto inizio nel febbraio del 2022 e che, in sostanza, è un’operazione di ripristino forzato della pace. Tale operazione costituisce una risposta alle richieste di aiuto che la Repubblica popolare di Donetsk e la Repubblica popolare di Lugansk hanno rivolto alla Russia dopo aver proclamato la propria indipendenza, e si svolge in piena conformità con l’Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che sancisce il diritto alla legittima difesa.

 

 

2. In che misura le sanzioni introdotte contro la Russia hanno complicato la situazione nel Paese?

Le sanzioni abbattutesi sulla Russia nel corso degli ultimi due anni, senza dubbio, hanno avuto un certo impatto. È stato necessario ripensare molti dei processi legati ai settori dell’industria, della logistica e della finanza. I cittadini russi hanno dovuto adattarsi a tutta una serie di nuovi disagi legati alle trasferte verso i Paesi occidentali, alle transazioni bancarie, oppure alla difficoltà di reperire determinati prodotti ormai entrati nel loro uso quotidiano.

 

Tuttavia, al tempo stesso, la nuova situazione venutasi a creare sul piano geoeconomico ha agito come una sorta di potente iniezione di adrenalina nell’economia russa, e le ha permesso di raggiungere risultati davvero notevoli in tempi molto brevi, ad esempio dal punto di vista di una sovranità economica e tecnologica mai viste prima. Tutto questo ha fatto sì che, a seguito di un periodo segnato da una certa scossa, il Paese tornasse a crescere. Nel 2023, il PIL nazionale è cresciuto del 2,6%, mentre nel primo trimestre dell’anno in corso è già cresciuto del 5,1%.

 

D’altra parte, guardate come stanno adesso le cose per i nostri ex partner. Le economie di molti Paesi occidentali sono stagnanti. Molti degli indicatori economici di base si sono abbassati ulteriormente. Nella stessa UE, ad esempio, si calcola che dal momento dell’introduzione delle sanzioni contro la Russia, l’Unione Europea abbia pagato quasi 200 miliardi di euro in eccesso per l’acquisto di gas naturale. I danni che i vertici dell’UE hanno voluto arrecare ai produttori russi di fertilizzanti e prodotti agricoli sono tornati indietro come boomerang, rivoltandosi loro contro sotto forma di aumenti dei prezzi per i prodotti alimentari. E tutto questo, naturalmente, ha avuto ripercussioni sul benessere dei comuni cittadini. Mentre, al contrario, gli USA hanno guadagnato ulteriori 53 miliardi di euro fornendo il loro gas, che è più costoso.

 

 

4. Come valuta i risultati del vertice sull’Ucraina svoltosi a Bürgenstock, in Svizzera? Si tratta di un formato praticabile? E potrà essere antesignano di un vero percorso negoziale di pace?

Il cosiddetto “vertice di pace”, al di là del nome, non ha proprio niente a che vedere con la pace. Esso ha messo in evidenza per l’ennesima volta che il regime di Kiev e i suoi curatori non hanno intenzione di intraprendere una ricerca delle possibili strade per una risoluzione pacifica del conflitto ucraino. Ed è pure chiaro a tutti che il loro tentativo mirato ad ampliare quanto più possibile il fronte del consenso antirusso, così da poter esercitare ulteriori pressioni di tipo diplomatico e politico su Mosca, è stato un fallimento. E d’altronde, non sarebbe potuto essere altrimenti. La maggior parte dei Paesi del mondo non si è lasciata trascinare dai promotori del vertice, riconoscendo quanto insignificante e priva di sbocchi reali sia la “formula di Zelensky”, pure nella sua forma ridotta. La dichiarazione finale del vertice ha ricevuto l’approvazione di soli 77 Paesi, che sono essenzialmente i Paesi dell’UE e della NATO. Non è escluso che tale numero possa subire un’ulteriore diminuzione dovuta alla revoca del supporto da parte di altri Paesi. Dunque, vediamo come si stia rafforzando la consapevolezza del fatto che una via praticabile verso la risoluzione duratura della crisi in questo momento la si trova esclusivamente nell’iniziativa di pace del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, articolata il 14 giugno scorso durante il suo intervento di fronte ai vertici del Ministero degli Affari Esteri russo. Tale proposta necessita di essere presa in seria considerazione.

 

 

4. Mi perdoni, signor Ambasciatore, ma la proposta di pace avanzata dal Presidente Vladimir Putin è già stata respinta da tutti. Non è forse così?

L’iniziativa di pace avanzata dal Presidente Vladimir Putin per l’Ucraina è stata presa in seria considerazione da diversi Paesi in Eurasia, in America Latina e in Africa. Il principale vantaggio di tale proposta sta nel fatto che essa permetterebbe di porre fine una volta per tutte alla grave crisi geopolitica in corso. In particolare, ci tengo a far notare che oggi, come già nel 2015, una volta siglato il pacchetto di misure di Minsk, e come già nel dicembre 2021, quando Mosca proponeva agli USA e alla NATO di trovare una soluzione alle problematiche legate alla sicurezza della regione euro-atlantica, e come del resto già tra il marzo e l’aprile del 2022, quando praticamente si era riusciti a concordare una bozza dei trattati di pace con l’Ucraina, ebbene anche oggi, come allora, abbiamo una reale opportunità di fermare l’escalation e di giungere alla pace. Il rifiuto di condurre negoziati con Mosca non farà che aggravare una situazione che è destinata soltanto a peggiorare per Kiev.

 

I punti chiave dell’iniziativa di pace proposta dal Presidente Vladimir Putin, e cioè il ritiro delle formazioni militari ucraine dalle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk e dalle regioni di Zaporozhye e Kherson, lo status di Paese neutrale, non allineato e denuclearizzato dell’Ucraina, demilitarizzazione e denazificazione del Paese, la piena garanzia del rispetto dei diritti, delle libertà e degli interessi dei cittadini russofoni residenti in Ucraina e il riconoscimento delle nuove realtà territoriali, sono in linea con le precedenti proposte avanzate dalla Russia per la pace in Ucraina, e si basano sulle realtà oggettive venutesi a creare al momento attuale. Si tratta di una proposta responsabile, di un importante invito ai negoziati e alla pace.

 

 

5. Su quali basi giuridiche la Russia intende “ancorare al terreno” le nuove realtà territoriali? I politici occidentali sono convinti dell’illegittimità dei referendum svoltisi in Ucraina.

Le nuove realtà territoriali sono già “ancorate al terreno”, in quanto sono riconosciute nella legislazione russa. Secondo la Costituzione della Federazione Russa, le nuove regioni adesso sono parte integrante del territorio russo. Secondo Lei, perché la loro popolazione, nella stragrande maggioranza dei casi, ha votato a favore dell’ingresso nella Federazione Russa? Il motivo è molto semplice. Da un lato, si tratta di territori di ancestrale appartenenza alla Russia, che per secoli hanno fatto parte dello spazio economico, politico, umanistico, culturale e spirituale russo. Il periodo di breve durata durante il quale hanno fatto parte dell’Ucraina, dopo il 1991, ha portato questi territori a un significativo declino; finché nel 2014, dopo il colpo di Stato, gli abitanti di queste regioni, che nella maggioranza dei casi sono russofoni, hanno provato sulla loro pelle tutte le meraviglie della politica messa in atto dal nuovo regime nazionalista, che ha dichiarato guerra a tutto ciò che è russo: alla lingua, alla religione, alla cultura. Ed ecco che, nel 2019, le autorità ucraine hanno vietato per legge l’utilizzo della lingua russa nella vita pubblica del Paese. Ai fini di quella che, a detta del regime di Kiev, sarebbe una lotta alla disinformazione, è stato predisposto un sistema per tenere sotto controllo l’ingresso nel Paese di libri provenienti dalla Russia. Le opere di letteratura considerate scomode dal regime sono state eliminate. Suscitano orrore anche gli atti persecutori ai danni delle persone di fede ortodossa: il regime di Kiev ha cercato di costringerle con la forza ad aderire a una nuova chiesa autocefala, che a detta del regime sarebbe ortodossa, ma che è stata istituita appositamente dai nazionalisti.

 

Tuttavia, per quanto tragica sia la situazione legata alla crisi ucraina, e soprattutto proprio per i popoli fratelli di Russia e Ucraina, le relazioni internazionali non si esauriscono certo a questo. Purtroppo, la quantità di problematiche che affliggono il mondo, così come la loro gravità, non solo non accennano a diminuire, ma al contrario continuano ad aumentare. Basti guardare anche solo a quanto sta accadendo in Medio Oriente. È forse giusto che attualmente, presso molti degli organismi internazionali, e comunque ovunque se ne abbia la possibilità, si discuta unicamente dell’Ucraina a discapito di tutte le altre problematiche e sfide che l’umanità si trova a dover affrontare in tutta la loro complessità?

 

La Russia, in quanto potenza mondiale consapevole delle proprie responsabilità, non si tira indietro dal ruolo di primo piano che riveste nelle questioni globali. Al contrario, in un contesto che vede l’aggravarsi della situazione sul piano internazionale, la Russia guarda al futuro e propone le sue soluzioni per le problematiche più urgenti, in primo luogo per quelle riguardanti l’ambito della sicurezza. Ed è proprio in questa chiave che occorre considerare l’iniziativa da poco avanzata dal Presidente della Federazione Russa riguardante la creazione di un’architettura di sicurezza continentale che operi per l’intero territorio euroasiatico.

 

 

6. Questo significa che la Russia sta spostando l’attenzione sull’Asia? Sta dicendo addio all’Europa?

L’iniziativa del Presidente Vladimir Putin non ha precedenti dal punto di vista della sua natura, in quanto è l’unica a proporre un’integrazione tra le varie dinamiche regionali; è l’unica a voler portare il principio di indivisibilità della sicurezza e il suo carattere collettivo a quella che, secondo logica, dovrebbe essere la fase finale della sua evoluzione. Tale iniziativa è resa necessaria dal collasso del modello di sicurezza preesistente, e dall’enorme vuoto di sicurezza venutosi a creare nello spazio euro-atlantico come conseguenza delle condotte irresponsabili messe in atto dall’Occidente collettivo e dei molti anni durante i quali gli interessi della Russia nell’ambito della sicurezza sono stati del tutto ignorati sia dagli USA che dai suoi alleati.

 

La Russia ha proposto di fare di tale architettura per la sicurezza in Eurasia un sistema aperto a tutti i Paesi eurasiatici interessati, che non sia inteso come elemento di minaccia per gli interessi di nessun Paese. Tale modello si basa sul principio «soluzioni regionali per problematiche regionali» applicato alla regione eurasiatica e riflette l’attuale tendenza oggettiva legata al processo di regionalizzazione delle relazioni internazionali; tendenza che, di per sé, costituisce una sorta di assicurazione contro i tumulti geopolitici indotti dalla crisi del processo di globalizzazione per come è stato concepito dall’Occidente. Lo scopo di tale iniziativa, in primo luogo, è quello di dare vita a uno spazio euroasiatico che sia libero da conflitti e aperto alla cooperazione, ma anche quello di liberare i processi in corso in Eurasia dall’impatto destabilizzante che gli attori esterni alla regione hanno su di essi.

 

Nelle proposte avanzate dalla Russia in merito al sistema di sicurezza euroasiatico c’è il futuro. E tale sistema potrebbe andare a costituire uno dei pilastri di un’architettura per la sicurezza globale nell’epoca del multipolarismo, un’architettura che sia fondata sui principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e sul primato del diritto internazionale. Ci attende un grande lavoro diplomatico al quale potranno prendere parte tutti i Paesi situati sul vasto continente euroasiatico, compresi anche quelli che occupano attualmente la parte di estremo occidente dell’Eurasia storicamente nota come Europa occidentale.

Fonte: Ambasciata della federazione russa in Italia


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