Ristoratori e commercianti si incatenato fuori Montecitorio: ORA BASTA fateci riaprire subito.

NOTIZIA IN ANTEPRIMA:
Stamattina presto ho parlato con alcuni ristoratori e commercianti napoletani in partenza per Roma, dove si uniranno ad altri 60 colleghi provenienti da tutta Italia, per incatenarsi fisicamente fuori Montecitorio. Una protesta molto dura. Essendo tutti incatenati saranno costretti anche ad uno sciopero della fame per dimostrare la loro disperazione al governo ed il fatto che non possono più andare avanti con queste restrizioni.
Chiedono la riapertura immediata delle loro attività, nel rispetto delle misure di prevenzione. Vogliono poter tornare a lavorare immediatamente. Non hanno più possibilità di attendere oltre.
Se devono morire di fame perché le loro attività continuano a restare chiuse ed i ristori sono assolutamente insufficienti, allora tanto vale – dicono – incatenarsi fuori Montecitorio in modo che il governo sia costretto ad assumersi le responsabilità delle loro sorti, a cui sono legate le sorti di migliaia e migliaia e di aziende.
Quelli incatenati oggi fuori le sedi governative, infatti, sono soltanto i più coraggiosi, quelli che hanno voluto metterci la faccia ma non sono certamente i più disperati. Uno degli organizzatori napoletano, gestore di uno dei più noti bar della città, fa sapere che ci ristoranti e bar, nei porti, negli aeroporti, negli autogrill che pur avendo lo stesso codice Ateco della sua attività, hanno però il permesso di restare aperti. I manifestanti non chiedono, ovviamente, che vengano chiuse anche queste attività ma che riaprano anche le altre, usando le stesse misure di prevenzione che devono adottare quelle a cui è stato dato il permesso di restare aperte.
I ristori coprono una percentuale irrisoria delle perdite subite. Il governo parla ingannevolmente del 60% ma fa riferimento alla perdita di un solo mese che spalmata per gli altri 11, si riduce ad un misero 5% che non permette a queste attività di andare avanti.
Queste persone sono disperate, ma lucide e motivate. Chiedono misure immediate e chiedono di essere ascoltati. Pare che in tanti nella capitale si uniranno alla singolare protesta nelle prossime ore, raggiungendo gli organizzatori che dovrebbero già essere incatenati fuori Montecitorio. Noi seguiremo tutti gli sviluppi. Gli organizzatori assicurano che sarà una protesta pacifica ma ad oltranza e a qualsiasi costo.
Non posso che esprimere vicinanza e solidarietà a cittadini costretti a gesti estremi per richiedere uno dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione: il diritto al lavoro. Il diritto a provare a salvare le proprie attività commerciali sul punto del fallimento a causa delle inaccettabili misure imposte dal governo. Il diritto ad ottenere quello che il resto del mondo, colpito dalla stessa pandemia, sta permettendo ai propri cittadini: riaprire in sicurezza le proprie attività.
Ecco il contenuto del comunicato stampa diffuso dagli organizzatori:
🔹Roma, 📍Piazza di Monte Citorio, 🗓Martedì 6 Aprile 2021,
Ci troviamo a Roma in piazza di Monte Citorio, davanti alla sede del Camera dei deputati e del Parlamento Italiano, a pochi passi da Palazzo Chigi, sede del Governo e del Presidente del consiglio dei Ministri Mario Draghi. Ci troviamo qui nel mezzo della piazza, incatenati e decisi ad andare avanti ad oltranza, fino a quando il Governo non annullerà lo stato d’emergenza e le relative limitazioni ad esso collegate. Noi non chiediamo. Noi arrivati a questo punto pretendiamo e basta! Rappresentiamo il mondo del lavoro e delle imprese. Abbiamo deciso di fare questo gesto estremo perché ormai questo Paese è sull’orlo del baratro a causa delle politiche scellerate messe in atto dal Governo Conte prima e Draghi poi.
Chiusure, limitazioni e restrizioni alle imprese e ai cittadini non hanno avuto alcun risultato. Dopo più di un anno ci ritroviamo sempre nella stessa situazione è ciò significa che non è questa la soluzione al problema del virus. Hanno distrutto il tessuto economico e sociale del Paese e causato il fallimento della micro impresa italiana, di quel ceto produttivo che è il vero motore d’Italia. Ma se sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Non esiste alcuna evidenza scientifica che indichi che il contagio da Covid avvenga all’interno delle attività commerciali, delle fabbriche, delle industrie, dei cinema, dei teatri, degli stadi, dei parchi gioco, dei bar, dei ristoranti, dei pub, delle discoteche, delle palestre e delle piscine, piuttosto che all’interno dei pubblici uffici, dei mezzi di trasporto stracolmi di gente(tram, autobus, metropolitane), dei supermercati, degli autogrill e degli Ospedali, anzi proprio questo ultimi hanno dimostrato di essere una delle maggiori fonti di contagio. Perché allora PERSEVERARE in questo modo, perché continuare in questa direzione invece di cambiare sistema? Non siamo venuti qui per chieder soldi o “ristori” a differenza di altri. Il Decreto Sostegni del Governo Draghi è stata l’ennesima presa in giro nei confronti di tutte le categorie lavorative. Un insulto all’intelligenza. Non vogliamo le vostre elemosina! Siamo consci del fatto che esista un virus e riconosciamo che possa essere pericoloso per determinate categorie considerate a rischio, che abbia prodotto dei morti e che non sia da sottovalutare. Ma ormai tutti sappiamo che esiste una NARRATIVA completamene FALSA e DISTORTA dalla realtà.
1- I numeri dei decessi quotidiani sono manipolati e gonfiati per far crescere la paura e portare avanti l’emergenza nazionale. Vengono inseriti nel conteggio non solo i morti PER COVID ma anche e soprattutto i morti CON COVID, positivi al tampone dopo il decesso per altre cause.
2- Il metodo diagnostico utilizzato per la ricerca dei malati non è attendibile come già dichiarato dall’inventore dello stesso e dall’OMS: i tamponi producono sia falsi positivi che falsi negativi
3- Il virus è per lo più curabile, a detta di tutti i più importanti medici e virologi di fama mondiale. Ha un tasso di letalità molto basso, dello 0.03% sulla popolazione mondiale, e costituisce pericolo reale nella maggioranza dei casi solo per over 70 o persone con polipatologie pregresse, sensibili a una qualunque influenza stagionale.
4- I cittadini che risultano positivi al virus, attraverso un metodo diagnostico non attendibile, sono nel 96/97% dei casi del tutto ASINTOMATICI, ma vengono considerati come malati dalle ASSL e dalle strutture sanitarie ospedaliere.
🔺 Non possiamo più accettare e tollerare tutto ciò perché questo modus operandi distrugge il paese e crea danni irreversibili all’economia e alla popolazione. Oltre al commercio anche il mondo dello sport, del turismo e della scuola sono stati colpiti. Questa paura inculcata nella mente della gente ha terrorizzato la popolazione trasformando una sindrome influenzale in un mostro. È stato creato un’impianto, stabile e duraturo, fatto di bollettini quotidiani, decessi, fasce colorate, terapie intensive, tamponi, mascherine, virologi che pontificano nei salotti televisivi, lockdown, coprifuoco, restrizioni e limitazioni.
Il Covid va curato potenziando le strutture sanitarie ospedaliere, depredate da anni di tagli alla sanità. Vanno messe in sicurezza le categorie più fragili, e vanno implementati i protocolli per le cure domiciliari affinché non soffrano le terapie intensive.
#ORABASTA Siamo qui per rivendicare il nostro diritto al lavoro e alla libertà, e perché vogliamo far emergere la verità. Vogliamo e pretendiamo da subito:
1- Riapertura immediata di tutte le attività commerciali, senza alcun limite e senza restrizione di orario, seguendo i protocolli di sicurezza.
2- Cancellazione del coprifuoco.
3- Ripristino degli spostamenti tra Comuni e Regioni su tutto il territorio e cancellazione delle fasce di colore per le Regioni.
4- Anno bianco fiscale e credito di imposta su affitto locazione e affitto d’azienda.
Riteniamo altresì responsabile tutta la classe politica italiana che ha avallato questa DITTATURA SANITARIA togliendo ai cittadini LIBERTA’ e LAVORO.
Pretendiamo il rispetto della Costituzione italiana, vogliamo tornare immediatamente a vivere e a lavorare.
Roma, 6 aprile 2021.