SBATTI IL MOSTRO (MA SOLO SE E’ UOMO) IN PRIMA PAGINA

L’ultimo tragico evento del ritrovamento di Giulia, sulla bocca di tutti, ci sollecita un intervento tra Maschile e Femminile.

Immediatamente i massmedia-mainstream a urlare, come al solito, al MOSTRO identificato come il GENERE maschile assassino e stupratore. Pur cogliendo la tragicita’ di tutta la storia, e la vita spezzata di Giulia,  non ci piace assolutamente il trasformare il gesto di violenza singolo, pur esecrabile e tragico, in una condanna di tutto il GENERE Maschile.
E questo pernicioso e disfunzionale meccanismo si reitera ogni volta ossessivamente, quando purtroppo una donna, considerata Dea nel Tantra, perde la vita. Il procedimento e’ sottile, ma devastante per l’incontro di Shiva Maschile e Shakti Femminile, per tutti gli Uomini e Donne che vogliono vivere in rispetto e comprensione.
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Pur nella sua immensa rabbia, anche comprensibile,  la sorella di Giulia si affretta a scrivere:
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“…Giulia Cecchettin, 22 anni, 103esima vittima del 2023 dello Stato patriarcale italiano, di violenza maschile. Non c’è un solo posto dove puoi essere al sicuro come donna in Italia, non ci sono uomini di cui ti puoi fidare….Bruceremo tutto”.
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Seguono altre citazioni su diversi giornali mainstream sulla stessa falsariga nella colpevolizzazione di tutto il  genere maschile nel suo complesso.
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Ci dispiace, ma non ci stiamo.
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Quale messaggio tristissimo stiamo mandando ai nostri giovani e alle nostre ragazze? “..non ci sono uomini di cui ti puoi fidare?..”
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Un ragazzo a commento scrive “...E’ difficile oggi essere un uomo senza vergognarsi di appartenere a questo genere …”. 
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Ecco dove arriviamo al senso di colpa di genere. Poi ci lamentiamo che non troviamo piu’, “l’uomo vero”.
Spieghiamo meglio. Sotto l’attacco mediatico ossessivo degli ultimi anni, verso il genere maschile, la Fierezza Sana dell’Uomo arretra, l’Uomo si sente sbagliato, additato, fuori luogo, denigrato. 
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E’ interessante notare che nella narrazione distorta, ci sia una spettacolarizzazione del MOSTRO maschile.
Una nostra allieva giornalista, ci indica che i caporedattori dei giornali, quando c’e’ un omicidio di una donna, vogliono che sia data la massima enfasi possibile, perche’ toccando il lato emozionale delle donne e il corpo di dolore femminile,  ci sono milioni di click sul web.
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Pochi giorni fa, una moglie a poche centinaia di metri dalla nostra residenza ha massacrato il marito dormiente a coltellate. Ne avete sentito parlare? La notizia e’ scivolata in 12 pagina e sparita in mezza giornata.
Perche’ non si e’ parlato di “maschicidio”? O perche’ non e’ stato fatto un lutto regionale? 
Cosa e’ ? La vita di un uomo vale forse meno?
Perche’ non abbiamo fatto talkshow per intere settimane? una fiaccolata? una messa solenne? Nulla il vuoto spinto. Nemmeno una citazione al TG.
La stessa nostra allieva giornalista ci svela invece che l’omicidio di un uomo da parte di una donna, non fa notizia, anzi fa perdere click sul web, e deve essere seppellito immediatamente nella dimenticanza. Due pesi – due misure: doppio standard. Come se i mass-media avessero una paresi facciale e riescono a valutare solo certi eventi e non altri. Che noia!.
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Femminicidio, parola orrenda coniata apposta per dividere nell’odio profondo maschile e femminile. La violenza e’ violenza da qualunque parte arriva. E’ singolo omicidio. Non c’e’ bisogno di coniare parole improprie di “genere”, alla moda radical chic.
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Ma allora perche’ provocatoriamente non si parla, per esempio, di FIGLICIDIO? Sappiamo che le donne che uccidono e immolano i propri figli in Italia sono un numero NON irrisorio rispetto ai “femminicidi”?. Dal 2000 ci sono stati 500 infanticidi, la maggior parte compiuto da donne. L’ultimo evento posto sotto giudizio di pochi giorni fa.
Come mai non se ne parla? E’ altrettanto tragico, o forse piu’ tragico, essendo sangue del proprio sangue. La madre che sopprime i figli.
Quando faremo la giornata contro la Violenza delle Donne?
Forse molti non sanno che in famiglia avvengono omicidi e violenze verso uomini da parte di donne, uomini accoltellati, avvelenati, sgozzati nel sonno, percossi, fatti oggetto di stalking.
Il sito web Lafionda.com ci ricorda ed elenca in senso statistico la enormita’ di questo dato, atti violenti delle donne nel confronti dell’Uomo, per esempio nel 2023.
E non per questo le donne vanno trasformate in assassine di genere, il genere femminile condannato come assassino o prevaricatore.
Se un contadino trova una mela marcia non butta tutto il cesto. Getta solo la mela marcia.
E sara’ utile ricordare che i suicidi di uomini, sempre in Italia, si aggirano a centinaia all’anno risultato della sindrome da alienazione parentale da parte di donne che non fanno vedere piu’ i legittimi figli/e ai legittimi padri ? Altro aspetto oscurato e nascosto.
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La sorella di Giulia chiosa che sono 103 le vittime in Italia.
Pur nella tragicita’ del numero, senza sottovalutare, (ma i “femminicidi” sono 39 e non 103) occorre riflettere.
Facciamo qualche considerazione per dare il giusto bilanciamento obbiettivo.
Dove sono finiti i milioni di uomini, padri attenti, compagni premurosi, uomini generosi, figli cari, non 100, ma decine di milioni? Niente, spariti nell’oblio della manipolazione mediatica. Il GENERE maschile si e’ trasformato in blocco in assassino, nel sottile messaggio disfunzionale dei mass media. Mariti, Figli, Nonni, Amici trasformati in meri assassini maschili stupratori e prevaricatori. 
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Andiamo ancora ad analizzare ulteriormente.
Ma allora giocando provocatoriamente alla “caccia al colpevole”, quale sara’ il modello di attaccamento disfunzionale affettivo transitato dalla madre, donna e femmina, al figlio assassino? Una madre assillante? Una madre ragno? Donne vittime di altre donne.
Meglio ricordare che nei primi anni di vita, la madre caregiver e’ molto importante per la formazione del principio affettivo relazionale del maschile, che poi sara’ cosi’ fondamentale nelle relazioni future con i partner, cosi’ poi come successivamente acquisira’ importanza anche la figura del padre.
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E ancora, perche’ queste donne, che poi finiscono tragicamente vittime, continuano imperterrite e insistenti a frequentare questi SINGOLI maschili pur disfunzionali? Quando tutti chiedono e consigliano di girare al largo?
Che responsabilita’ hanno queste donne a scegliersi compagni violenti?  Non e’ che si puo’ sempre fare finta di essere “fuori dai giochi”. Come mai si attiva un meccanismo di codipendenza affettiva distonico? Ricordando che esiste il singolo uomo disfunzionale e la singola donna disfunzionale. Non e’ questione di GENERE. E’ questione di coscienza e conoscenza del se’ personale, e di responsabilita’ personale sia esso uomo o donna.
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Il padre di Giulia descrive (indicando inconsapevolmente l’ombra che ha potenzialmente contribuito alla tragicita’ dell’evento), un fatto molto spesso presente nel femminile ed essendo anche esso disfunzionale. Il buonismo sterile di sapore un po’ new age, zeppo di sensi di colpa.
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“….Quando lei ha capito che non sarebbe stato il ragazzo della sua vita ha deciso di troncare la relazione, ma … avendo lei l’animo della crocerossina, con un cuore grande come una casa, non voleva farlo soffrire….rivedo Giulia nel fatto di voler comunque cercare di chiudere la situazione nel miglior modo possibile, perché comunque lei è amorevole, Giulia è così, ama indistintamente e non vuole far soffrire la gente…. ”
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Quando si prende una decisione occorre avere la necessaria centratura e il discernimento di perseguirla, anche se molto difficoltoso, non fare la crocerossina vittimistica e finire poi in fondo a un dirupo. Per dirla tantricamente, il padre di Giulia ha descritto il demone del possibile archetipo di carattere nove diplomatico, che non sa chiudere e discernere, e continua a tentennare indecisa in un azzardato buonismo infruttifero, soprattuto con una personalita’ stalker.
Il padre di Giulia sembra invece apparentemente elevare la codipendenza affettiva, “l’animo della crocerossina” e la mancanza di discernimento come un “talento”. Al contrario un demone. In realta’ Giulia non aveva mai chiuso realmente, da quello che si legge, ma solo teoricamente. Il cameriere che ha servito l’ultima cena consumata confessa che a vederli sembravano fidanzati, compagno e compagna.
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Un po’ di tempo fa sentiamo in condivisione nei nostri gruppi una storia: lei lascia il compagno, e questo se ne ha molto a male. Le viene indicato di girare al largo, perche’ comunque, dalle descrizioni fatte, appare come pericoloso e distonico. La ragazza invece di girare al largo e seguire il consiglio, invece va a prendere un “caffe’ riparatore” a casa sua. E viene strangolata, alzata da terra, con la vista che gia’ si stava annebbiando, quando lui rinsavisce, in un attimo di lucidita’, molla la presa, e lei riesce a fuggire.
E’ andata bene. Ma perche’ continuare a frequentare? Quando tutti consigliano di girare al largo?
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Ecco una altra storia. Un nostro amico poliziotto segue una ragazza sotto minaccia di uno stalker pericoloso. Lui indica tutta una serie di espedienti per cercare di stancare lo stalker e fargli mollare la presa. Stacca il telefono, cambia numero, chiudi i social, cambia temporaneamente casa, fai il telelavoro, blocca whatsapp, non rispondere alle provocazioni ecc.ecc.
La strategia dopo un po’ di tempo funziona, l’uomo si allontana e lei non viene piu’ importunata. Dopo un po’ la ragazza telefona al poliziotto e gli spiega che e’ molto triste. Lui chiede come mai? Eh non mi chiama piu’, non si fa piu’ sentire. Il poliziotto replica e non sei contenta? non era quello che volevamo? …. E lei.. eh pero ‘ la mia vita’ ora e’ vuota, vorrei che mi richiamasse!.
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C’e’ in molte di queste donne, spesso finite purtroppo tragicamente, un meccanismo pericoloso da crocerossina codipendente. Occorre quindi prestare attenzione a gettare croci a destra e manca, senza analisi dialettica, perche’ ognuno porta una parte di responsabilita’, pur diversa certamente, ma comunque presente nel gioco deleterio vittima-carnefice. Non e’ che la vittima e’ fuori dai giochi.
Bert Hellingher, creatore delle costellazioni familiari,  mette nel campo sempre vittima e carnefice, perché il campo conosce e la responsabilita’ e’ condivisa tra i due.
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Facciamo pure come Stato ogni passo sacrosanto in direzione della sensibilizzazione tra donne e uomini, ma alla manipolazione mediatica non ci stiamo, che rivanga nel torbido, nelle ferite del femminile, nella DIVISIONE del Maschile e del Femminile, la distruzione della fiducia del maschile attuata scientemente per separare Shiva Maschile da Shakti Femminile. Non c’e’ salvezza su questo pianeta complesso, se non nel Maschile e Femminile UNITI in Maesta’. Il resto e’ solo distruzione.
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“….Sebbene Shiva e Shakti appaiano separati sono per sempre uniti, mangiando sempre dallo stesso piatto. Lei è una Compagna che non può vivere senza il Suo Signore. E senza di Lei, colui che può fare tutto, non può nemmeno apparire. Come possiamo distinguerli l’uno dall’altro? Lui appare per causa di Lei e Lei esiste per causa di Lui. Non possiamo separare lo zucchero dalla sua dolcezza, né la canfora dal suo aroma…”
Amritanubhava Tantra
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Ci piace ricordare loro, cosi’ come foto uniti, prima che le loro vite si fratturassero definitivamente nella tragicita’ degli eventi.
Fonte: Tantralove

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