Se un giornalista non è scettico sui vaccini contro il Covid. È in mala fede o non sa fare il proprio mestiere. Ecco perchè.

Sarò brutale: chi fa il giornalista e non è fortemente scettico nei confronti dei vaccini contro il Covid19 o è completamente in mala fede o non sa assolutamente fare il proprio mestiere. Non ci può essere altra spiegazione possibile. Le ragioni di questa mia affermazione sono molteplici. In questo articolo analizzeremo solo uno dei casi specifici ma seguiranno ulteriori approfondimenti e altri case study.

Non ce l’ho con i medici di base. Loro sui vaccini seguono dei protocolli scientifici. Quei protocolli sono preconfezionati in altre sedi. Il medico di base non frequenta i laboratori della Pfizer, per intenderci. Non analizza il farmaco. Le istruzioni le apprende da informatori scientifici formati dalle case farmaceutiche e legge i bugiardini dei farmaci compilati dalle stesse. Per tutto il resto i medici si affidano agli enti regolatori come l’Aifa l’agenzia italiana del farmaco, che opera sotto la direzione e la vigilanza del Ministero della Salute ed ha il compito di autorizzare i farmaci, controllare le officine produttive, verificare la sicurezza e l’appropriatezza dell’uso e collaborare con l’Istituto Superiore di Sanità, che in qualità di organo tecnico scientifico del servizio sanitario nazionale, svolge funzioni di ricerca, di sperimentazione, di controllo e di consulenza, anch’esso sotto la vigilanza del Ministero della Salute.

Il medico di medicina generale, quindi, si affida a dei protocolli. Punto. Per questo motivo, quanto sento dire da qualcuno che il medico di base ha detto che i vaccini contro il Covid sono sicurissimi, non mi meraviglio e non mi verrebbe mai di scagliarmi contro quel professionista. Se in un dibattito sugli eventi avversi da vaccino, vedo un medico fare sorrisini sarcastici, non lo biasimo. So bene che la sua scrivania è piena di scartoffie che gli dicono il contrario, redatte da enti autorevoli che godono di tutta la sua fiducia. Se invece quel sorrisino lo vedo fare ad un collega giornalista, allora mi rendo conto di avere a che fare con qualcuno, che nel migliore dei casi, non sa assolutamente fare il proprio mestiere.

Un giornalista non deve leggere bugiardini e non deve ascoltare le spiegazioni di informatori scientifici. Non deve affidarsi ciecamente all’Aifa, all’Ema o all’Oms. Un giornalista che si rispetti deve porsi delle domande e cercare delle risposte. E nel caso riscontri anomalie deve approfondire e denunciare. Le 5 W del giornalismo Who; What; Where; When; Why (Chi; Cosa; Dove; Quando e Perchè) si applicano in tutti gli ambiti. Non esistono ambiti più autorevoli da essere immuni da dubbi e domande. Non per il giornalista.

Ed è è per questo che chi fa il mio mestiere non può affidarsi a nulla di preconfezionato o dare per buono tutto quello che riporta una casa farmaceutica o un ente regolatore.

Un giornalista deve chiedersi:

  • Quell’ente regolatore è autonomo?
  • Chi ha potere decisionale all’interno di quell’ente ha conflitti d’interesse?
  • Controllore e controllato sono due figure ben distinte?
  • Esistono evidenze del sistema, cosiddetto di porte girevoli, mediante cui, chi ha lavorato per il controllore si è poi trovato a ricoprire una prestigiosa posizione per il controllato?
  • Chi finanzia il controllore ha soltanto pubblici interessi?
  • Chi dovrebbe segnalare gli eventi avversi ha un legame con chi verrebbe danneggiato da quelle segnalazioni?
  • Chi ha segnalato eventi avversi, pur avendo un rapporto di dipendenza da chi è stato danneggiato da quelle segnalazioni, ricopre ancora il suo incarico? o è stato rimosso?
  • L’ente che dovrebbe segnalare è finanziato anche con fondi di chi potrebbe essere ipoteticamente segnalato?
  • Esistono evidenze che dimostrino che quei protocolli di sicurezza sono stati aggirati in passato dalle case farmaceutiche?

Queste sono solo alcune domande che un giornalista dovrebbe porsi quando è chiamato ad esprimere un parere sulla sicurezza dei vaccini. Come vedete nessuna di queste domande implica una formazione in ambito medico o scientifico. Quindi l’obiezione: ma tu non sei un medico” è assolutamente fuorviante. Non regge. Le risposte a quelle specifiche domande, infatti, danno più informazioni sulla sicurezza dei vaccini di qualsiasi bugiardino, di qualsiasi informatore scientifico e addirittura di qualsiasi medico di fiducia, che quelle domande non è tenuto a porsele.

Il giornalista deve essere il salmone che risale il fiume contro corrente. 

Partiamo dalla prima domanda:

Gli enti regolatori e le organizzazioni sanitarie sono autonome? Potrei portarvi tanti esempi di conflitti d’interesse tra chi ricopre ruoli apicali negli enti regolatori del settore farmaceutico e chi lavora, ha lavorato o riceve finanziamenti da chi quei farmaci li produce.

Potrei iniziare col dirvi che il direttore stesso dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Ghebreyesus che ha dichiarato lo stato di pandemia e la conseguente necessità di ricorrere ai vaccini, ha presieduto per anni il Fondo Globale per la lotta all’Aids quasi interamente finanziato dalla Bill & Melinda Gates Foundation.

E proprio la Bill & Melinda Gates Foundation essendo tra i maggiori finanziatori della OMS ha in pratica continuato a far arrivare soldi a Ghebreyesus anche dopo il suo nuovo prestigioso incarico.

    

Il problema è che sempre la Bill & Melinda Gates Foundation è anche tra i maggiori investitori proprio nel settore dei vaccini contro il Covid19 in alcune delle maggiori case produttrici che si sono contese il primato, dalla Pfizer alla Moderna, alla Biontech.

Questi dettagli che l’opinione pubblica ignora, che la politica tace e che i medici di base non sono tenuti a sapere. Devono per forza fa risuonare dei campanelli d’allarme in un giornalista. Perché risalendo il fiume contro corrente mi rendo conto che la OMS dipende da alcuni stati ma ancor peggio da fondazioni private e quindi non si sognerebbe mai di opporsi alle politiche vaccinali indiscriminate dato che esse favoriscono quelle fondazioni da cui l’organizzazione mondiale della sanità riceve i finanziamenti. Ma allora da chi dovremmo aspettarci la verità? la risposta dovrebbe essere dagli enti regolatori, che dovrebbero vigilare, ma hanno le mani legate perché sono a loro volta finanziati dalle case farmaceutiche su cui vigilano. In pratica il controllato paga il controllore per controllarlo. 

Ergo se uno scandalo mondiale sui vaccini dovesse travolgere le case farmaceutiche o i farmaci nei quali ha investito la Bill & Melinda Gates Foundations, sappiate che non lo verrete mai a sapere dalla OMS. Così come non verrete mai a sapere dalla OMS le responsabilità della Cina sulle origini del virus, dato che essa dipende dai finanziamenti del governo dove la pandemia è scoppiata. Pensate che un report di un ricercatore, proprio l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che forniva elementi sulla origine del virus è stato immediatamente rimosso e quella parte specifica mai più ripubblicata.

Per lo stesso ragionamento (che un medico di base non fa ma un giornalista è obbligato a fare) se il vaccino già autorizzato, di una delle case farmaceutiche che finanzia l’EMA (European Medicine Agency), dovesse causare una serie di eventi avversi dopo la sua commercializzazione, non lo verremo mai a sapere dall’Ema e quindi mai neppure dall’Aifa. In pratica non possiamo aspettarci obiettività da parte della OMS per quanto concerne l’origine del virus e questo potrebbe preoccuparci meno, il problema è che non possiamo aspettarcela neanche dagli enti regolatori per quanto concerne eventuali anomalie dei principali vaccini perché abbiamo permesso che non sia l’Europa a finanziare il controllore ossia l’agenzia europea del farmaco ma che a farlo siano quasi interamente i controllati ossia le case farmaceutiche. Voi ritenete che quel controllo sia attendibile?

Non ci meravigliamo poi se nonostante l’indipendenza decantata da queste organizzazioni e gli scrupolosi controlli promessi dagli enti regolatori, la Glaxo riuscì a nascondere i dati su alcuni farmaci tra cui un antidepressivo prescritto anche ai bambini. A cui è stato lasciato che prendessero una pillola, pur sapendo che essa aveva effetti opposti a quelli dichiarati. Un crimine che ha superato tutti i controlli di quegli enti a cui si affidano ciecamente i medici di base e che per fortuna ha costretto la Glaxo a 3 miliardi di dollari di multa.

Hanno poi finto tutti di non sapere cosa provocasse l’antidolorifico OxyContin che ha fatto quasi mezzo milione di morti. Se è per questo la Johnson & Johnson non si fermò neanche davanti al talco per donne e bambini che poi è stato accertato essere cancerogeno perché contenente addirittura amianto. Si sapeva, ma finché lo si è potuto nascondere lo hanno fatto. Probabilmente di miliardi nel tempo ne fanno dieci volte di più di quelli che sono costretti a risarcire quella sporadica volta che vengono beccati con la mano nel sacco. La J&J ne ha dovuti pagare oltre due di miliardi per i tumori che ha causato. Ma non è fallita. Come non è fallita la Glaxo. E’ la gente che è morta. Affidandosi ai medici, che si affidavano agli informatori scientifici, che si affidavano alle case farmaceutiche, che ricevevano le autorizzazioni per quei farmaci dagli enti regolatori che loro stesse finanziavano. Tanto poi i soldi delle pubblicità andavano a finire nelle TV e nei giornali chiamati poi a minimizzare e distrarre.

Ma torniamo ai giorni nostri con qualche caso più specifico che riguarda la pandemia da Covid19. Vediamo per esempio come ha agito l’OMS quando si è trovata nelle condizioni di dover segnalare qualcosa che urtava la suscettibilità (per usare un eufemismo) di un suo finanziatore. O come si sono comportati gli enti regolatori quando dovevano esprimersi contro l’operato di un Ministero dal quale dipendono.

CASE STUDY: L’AGGIORNAMENTO DEL PIANO PANDEMICO ED IL CONFLITTO TRA ZAMBON(OMS) E GUERRA (OMS)

Ranieri Guerra quando era direttore generale della prevenzione del ministero della Salute, avrebbe dovuto aggiornare il piano pandemico fermo al 2006. Non si sa mai che scoppi una pandemia e l’Italia si trovi impreparata a fronteggiarla. Magari con medici che non hanno un protocollo, ospedali che non hanno scorte, mascherine che non si trovano. Ecco ! quel piano se debitamente aggiornato ed applicato, a partire dal 2020 avrebbe salvato delle vite. Forse migliaia. Ma Ranieri Guerra quando è scoppiata la pandemia era già finito alla OMS dove era nella posizione di fare pressione perché qualcuno cambiasse la data del piano pandemico, con “un trattato di penna” per far sì che magicamente recuperasse almeno 10 anni, dal 2006 al 2016. Chi aveva osato pubblicare un dossier indipendente e documentato in cui veniva criticato l’operato italiano per la gestione della pandemia e in cui veniva sollevata la questione del piano pandemico era proprio interno all’Organizzazione Mondiale della Sanità quindi Ranieri Guerra ha pensato che sarebbe bastata una chiamata al grande capo per fargli rimangiare quel dossier. Ed in effetti il ricercatore Francesco Zambon quel dossier se lo è veramente “mangiato” in alcune parti, tranne poi sputarlo pubblicamente davanti a chi gli chiedeva di “ingoiarlo” e di farlo sparire.

Il dossier di Zambon come dimostrato anche da Report nel suo servizio dal titolo “La Resa dei Conti” prima di mettere in crisi Ranieri Guerra per le sue negligenze passate ed il governo italiano per le sue negligenze presenti, aveva rischiato di mettere in crisi i rapporti tra Oms e Cina. Perché aveva dei dettagli che riguardavano l’origine del virus in Cina. Zambon aveva portato alla luce circostanze che accendevano un riflettore sulle fasi iniziali della pandemia e sulle incongruenze dichiarate dal governo cinese. Non lo avesse mai fatto. Il capo dell’Oms a Pechino, Gauden Galea è saltato dalla sedia ed ha praticamente imposto di rimuovere con emergenza quel dossier dal web. Non perché ci fossero notizie false. Ma perché c’erano notizie vere ma contrarie agli interessi chi dà i quattrini alla OMS. Il problema è che anche l’Italia finanzia in piccola parte l’OMS ed è per questo motivo che Silvio Brusaferro presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – quello da cui dipende tutto quello che vi dicono i vostri medici di base per intenderci – dopo aver letto quel dossier ha ritenuto giusto avvisare il Ministro della Sanità Roberto Speranza affinché si adoperasse per far rimuovere anche quelle parti che seppur veritiere erano scomode per il governo italiano in quanto smascheravano le gravi negligenze nella gestione della pandemia, in particolare per quanto concerne la mancata messa in sicurezza dei medici che intanto stavano morendo a decine, costretti a lavorare senza un protocollo dato che chi doveva occuparsene in passato era stato promosso alla OMS e se ne era infischiato.

Ricapitolando: dall’OMS che dovrebbe essere indipendente esce un dossier. Ma la Cina pretende che venga rimosso il pezzo che la riguarda. L’Italia pretende che venga rimosso il pezzo che riguarda il suo governo. E chi prima lavorava per il governo italiano e ora lavora per l’OMS pretende che vengano nascoste le sue responsabilità. E la Organizzazione Mondiale della Sanità decide di accontentare tutti. Addirittura le richieste italiane vengono assecondate perché la OMS ha paura di perdere i fondi italiani per la sede di Venezia. Immaginate se un dossier portasse alla luce le responsabilità delle case farmaceutiche sui vaccini in cui sono coinvolte le fondazioni che finanziano tutte le altre attività dell’OMS come la Bill & Melinda Gates Foundation. Che fine farebbe secondo voi quel dossier, se quello che riguardava pesci piccoli (a parte la Cina) è stato fatto cancellare seduta stante? L’Oms non ha risposto neppure alle rogatorie della procura di Bergamo nei particolari in cui si chiedeva perché è stato rimosso il dossier di Zambon che denunciava le criticità della gestione del virus in Italia.

Sarà poi il Ministro della Salute Speranza che riferirà a Silvio Brusaferro, l’esito della sua telefonata con il capo dell’Oms Europa, Hanse Kluge che gli assicurava che il rapporto sarebbe stato ritirato. Ed il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità non si oppone a quella decisione come sarebbe stato doveroso fare se avesse voluto dimostrare l’indipendenza dell’ente che rappresenta e soprattutto il fatto che quello che conta è la questione sanitaria e non politica e quel dossier sarebbe stato importante diffonderlo per agevolare future procedure. Invece si dimostra assolutamente d’accordo con Speranza. Sono quindi gli interessi politici che vengono fatti prevalere.

Nel faccenda viene tirato in ballo da Report anche Domenico Mantoan, che nel 2019 fu nominato presidente dell’Aifa, l’agenzia del farmaco, proprio da Speranza che poi lo ha messo a capo di Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Il suo ruolo doveva essere quello di ricucire i rapporti tra il ministro italiano e l’OMS. Anche per lui quel rapporto era ben fatto. Ma nessuno si è battuto perché venisse ripubblicato. Tutti hanno operato nella direzione opposta, anche Cristiana Salvi, la responsabile delle relazioni esterne di Oms Europa che ha addirittura dettato le correzioni da fare.

La cosa più ridicola è che le commissioni Esteri e Affari Sociali hanno istituito una commissione parlamentare d’inchiesta per far luce sulle vicende che riguardano la gestione del Covid. Ma hanno messo un paletto. La commissione indagherà esclusivamente fino al 30 gennaio 2020. Non un giorno di più. Sembra uno scherzo. Il primo caso di Covid in Italia ufficialmente riconosciuto, c’è stato il 22 febbraio 2020 ma la commissione di inchiesta indagherà fino al 30 gennaio di quello stesso anno. Non indagheranno cioè sul come Governo e Regioni hanno gestito la pandemia cosa indispensabile per capire gli errori commessi.

A giugno 2021 – come riportato da REPORT – Andreas Mlizke, capo dell’ufficio compliance ed etica dell’Oms, parla in un meeting interno riservato ai membri dello staff dell’agenzia. Qualcuno chiede come vanno gestiti i rapporti con la stampa quando falliscono le procedure di controllo interno dopo una denuncia: un caso simile a quello degli autori del rapporto sull’Italia. Un funzionario registra un filmato e Report ne pubblica i contenuti:
ANDREAS MLIZKE – DIRETTORE UFFICIO COMPLIANCE ED ETICA OMS:

“Tutti dovrebbero farsi la domanda: mi rivolgerei mai all’esterno con questa
informazione? Sto compromettendo l’organizzazione per cui lavoro? E che vuol dire da
una parte rivolgersi all’esterno, e poi dall’altra essere contenti di ricevere lo stipendio
ogni 27 del mese?”

Andreas Mlizke è una figura chiave dentro l’Oms. Da lui passano tutti i dossier scottanti e le denunce interne.

Se qualcuno dell’Oms fa una denuncia, passa attraverso due livelli di revisione interna prima di andare all’esterno. In questi primi due livelli interni, le persone responsabili della revisione sono dell’ufficio del direttore generale. Non c’è una divisione dei poteri, c’è un conflitto d’interessi.
Per farvi capire la statura etica di chi di etica si occupa all’interno dell’OMS, basti pensare che il nome di Andreas Mlitzke – come riportato da Report – è finito dentro al rapporto di una commissione di inchiesta che ha indagato sulle violenze sessuali denunciate dalla stampa, commesse da una ventina di funzionari Oms in Congo durante la gestione dell’emergenza Ebola tra il 2018 e il 2020. Le vittime di abusi e stupri sarebbero decine, tra le quali una bambina di appena 13 anni. Nel documento si accusa Mlitzke di non aver aperto un’indagine interna appellandosi a un inesistente cavillo burocratico. Ma il direttore dell’ufficio etica dell’Oms è accusato anche di aver mentito: avrebbe saputo degli abusi sessuali già all’inizio di maggio del 2019.

Il problema è che quegli abusi andavano tenuti nascosti fino a quando Tedros non avesse avuto riconfermata la possibilità di correre al secondo mandato come direttore dell’Oms.

Morale della favola: Tedros verrà sicuramente rieletto. Gli altri sono tutti ai propri posti. Ranieri Guerra attende la magistratura ma intanto il suo caso è scomparso dal radar dei media, meglio concentrare tutta l’attenzione sui NoVax. Francesco Zambon ha dovuto invece dimettersi e la sua vita è cambiata per non essersi piegato. Secondo voi quanti ricercatori saranno ancora disposti a considerare indipendenti le organizzazioni per le quali lavorano e a pubblicare dossier che potrebbero invece costargli la carriera?

Stessa triste sorte è toccata alla ricercatrice Brook Jackson, direttrice regionale della Ventavia Research Group, la società finita al centro dello scandalo definito PfizerGate sulle anomalie di alcuni laboratori dove venivano eseguiti i test che riguardavano anche la delicatissima valutazione dei cosiddetti “eventi avversi”, del siero contro il coronavirus. La Jackson ha osato segnalare che il laboratorio avrebbe “impiegato addetti ai vaccini non adeguatamente addestrati” e sarebbe stata “lenta nel seguire gli eventi avversi segnalati nella sperimentazione di fase 3″. Il personale che conduceva i controlli di qualità, ha affermato, era “sopraffatto dalla mole dei problemi che trovava”. La Jackson dopo aver ripetutamente notificato a Ventavia questi problemi, ha inviato una denuncia via e-mail alla US Food and Drug Administration (FDA) l’ente che autorizza i farmaci e i vaccini in America, che non solo non è intervenuta e non ha mandato controlli alla Ventavia, ma la Jakson è stata licenziata.

Guarda caso tutti gli altri laboratori che eseguivano gli stessi test di Ventavia, sugli stessi vaccini non hanno registrato anomalie come se quel numero enorme di segnalazioni avessero smesso di arrivare.

Secondo voi, gli eventi avversi e le segnalazioni su quei sieri erano improvvisamente svaniti o nessuno voleva fare la fine della Jackson? Intanto alla Ventavia sono stati poi affidati i test sui sieri per i bambini. I vertici dell’azienda hanno dichiarato che questa volta non emergeranno criticità. E certo! la Jackson è stata mandata via. Colpirne uno per educarne tanti, diceva qualcuno.

Per concludere: io sono un giornalista e quindi “costretto” per lavoro ad approfondire le dinamiche e i conflitti d’interesse che riguardano gli enti regolatori e tutte quelle organizzazioni che dovrebbero raccontarci la verità anche contro i loro interessi. Trovandomi difronte ad un quadro del genere, posso mai continuare a credere che lo facciano? Secondo voi, sono per la libertà di scelta sui vaccini perché sono disinformato e credo ai complotti o sono troppo informato sui conflitti d’interesse da non poter fare a meno di essere scettico sulla sicurezza di questi farmaci dietro cui ci sono interessi economici e di potere inimmaginabili rispetto a tutti quelli messi in commercio fino ad oggi.

Una volta un famoso chef mi disse: voi scegliete i ristoranti in base alla bellezza esteriore o ai racconti che vi fanno sulla bontà delle portate. Io, invece, in molti di quei ristoranti ho lavorato nelle cucine dove ho visto cose che voi non potete vedere e forse neanche immaginare, soprattutto a livello di igiene. Nonostante si tratti di posti blasonati che all’esterno danno tutt’altra apparenza. Per questo non entro mai in un ristorante se non posso tenere la cucina a vista.

Bene, cari amici, mi auguro che dopo questo articolo, crederete meno a quello che vi raccontano, meno alle apparenze e cominciate a monitorare chi vi prepara e vi serve le notizie.

 

Francesco Amodeo

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