Tutti gli apparati americani cominciano ora a vedere la guerra alla Russia come l’unica opzione possibile per salvaguardare la propria leadership.

Tutti gli apparati americani, indistintamente, cominciano a vedere la guerra alla Russia come l’unica opzione possibile per salvare l’egemonia statunitense.

Non era iniziata così. Anzi. Gli apparati americani erano profondamente spaccati sulla guerra in Ucraina. Una spaccatura che li aveva portati ad una conflitto intestino che ha cambiato le sorti di diversi governi anche in Europa. Le due fazioni si sono scontrate apertamente. I diversi campi di battaglia hanno compreso anche i luoghi dove quegli stessi apparati erano soliti condividere strategie per perseguire la leadership americana nel mondo. Parlo di riviste come Foreign Affairs del CFR (Council On Foreign Relations) il vero dominus della politica estera statunitense e quindi globale.

“Perchè la crisi Ucraina è colpa dell’Occidente” era il titolo dell’atto di accusa di John Mearsheimer politologo statunitense tra i maggiori esperti di politica internazionale, espressione della scuola di pensiero dei neo-realisti a cui fa capo anche il potente e spietato Henry Kissinger. Un articolo che potrebbe sembrare scritto da un giornalista della TASS, l’agenzia di stampa russa, con il dito puntato contro l’operato di certi apparati americani in Ucraina a partire dal 2014.

Com’è possibile? Perchè John Mearsheimer spara fuoco amico incolpando gli Stati Uniti per la crisi in Ucraina, si domandava  il giornale “New Yorker”.

Perchè stanno giocando con il fuoco rispondeva Mearsheimer, facendo anche nomi importanti, come quello di Victoria Nuland del Dipartimento di Stato, vera eminenza grigia degli affari statunitensi in Ucraina e del marito Robert Kagan, leader dei neocon americani e tra i fondatori del Project For A New American Century dove si aperta parlavamente di essere pronti a tutto , ad utilizzare qualsiasi mezzo, per salvaguardare la leadership americana, in caso venisse messa in discussione dall’emergere di nuove superpotenze.

Kagan rispondeva a tono alle accuse di Mearsheimer sulla medesima rivista, cristallizzando lo scontro in atto. Neorealisti contro Neocon.

Entrambi puntano ovviamente alla conservazione e al rilancio della leadership americana nel mondo ma con strategie diametralmente opposte per conseguire il comune obiettivo. I neorealisti alla Mearsheimer e alla Kissinger sono dell’idea che spingere Putin alla guerra in Ucraina sia stato un errore imperdonabile da parte di certi apparati americani. Un errore capace di mettere seriamente in discussione l’egemonia americana, piuttosto che rilanciarla. La Russia andava, a loro dire, inglobata in Europa per essere utilizzata in funzione anti-cinese. In quanto è la Cina il vero nemico della leadership statunitense secondo i neorealisti. L’unica super potenza capace di scardinare l’egemonia americana. I neocon, invece, pur essendo d’accordo su questo specifico punto, sostengono, però, che soltanto una prova di forza militare può salvaguardare la loro leadership, come sempre accaduto in passato, motivo per cui l’Ucraina andava necessariamente usata per una guerra per procura degli Usa contro la Russia, intesa anche come avvertimento alla Cina.

La posizione dei neocon ha avuto la meglio grazie alla guerrafondaia amministrazione Biden con la quale hanno stretto un sodalizio sulle linee strategiche da seguire.

I neorealisti hanno fatto tutto il possibile per invertire quella rotta. Ed il loro scontro intestino, con la frangia Neocon/Biden, ha compromesso, come ho anticipato, anche il futuro di governi in Europa, ma è servito a poco. In Ucraina certi apparati avevano fatto già succedere l’irreparabile e tornare indietro contro Putin senza perdere la faccia e la leadership non era possibile e da certi apparati neanche voluto. Così si è lasciato che la situazione degenerasse al punto che gli stessi neorealisti sono ora convinti che più passa il tempo più diventa difficile perseguire una exit strategy che possa escludere una guerra diretta. E dato che la leadership statunitense non vogliono metterla in discussione neanche in quegli ambienti, cominciano ad allinearsi, loro malgrado, alle posizioni guerrafondaie dei neocon, che fino a qualche tempo fa rigettavano in toto. Emblematico in questo contesto l’incontro tra Kissinger (neorealista) e Draghi che ha fatto gli interessi dei neocon. Un riavvicinamento che non poteva concretizzarsi meglio se non con un premio a forma di corna dedicato al presidente del Consiglio italiano, che potrebbe presto essere chiamato a dirigere la NATO, necessitando quindi un consenso bipartisan da parte di entrambe le fazioni degli apparati statunitensi.

Ovviamente i neorealisti stanno ancora provando a trovare una soluzione intermedia, lasciando al centenario Kissinger l’onere di tentare l’impresa impossibile: far credere al mondo che la Russia abbia perso la guerra e che quindi sia ora giusto trattare, non tanto perché gli USA siano entrati in un cul-de-sac ma perché è sempre doveroso ed onorevole trattare con uno sconfitto.

Ai media italiani è stato dato l’incarico di provare a veicolare questo messaggio. E parte dell’opinione pubblica più allineata, non vede nulla di strano in una versione del genere, dopo aver letto su tutti i giornali di nonne ucraine che servono cibo ad affamati soldati russi, avvelenandoli. O articoli dedicati alla signora di Kiev che avrebbe abbattuto un drone da ricognizione con un colpo di contraerea mai registrato prima: un vasetto di pomodorini sott’aceto. Chi legge quegli articoli sono gli stessi a cui hanno raccontato che Putin ha fatto saltare in area i propri gasdotti con l’Europa, compromettendo la sua principale arma nella guerra del gas e la principale fonte di guadagno del suo paese. L’impresa è quindi ardua ma non impossibile. Come scrive Alessandro Orsini su il Fatto Quotidiano, la versione di Kissinger può reggere perché

“Ha che fare con la lezione di Auguste Comte e Vilfredo Pareto: in tutte le comunità umane e in tutti i periodi storici, la dimensione emotiva dell’uomo prevale sempre su quella razionale. Gli uomini sono condannati ad essere sempre più illogici che logici a causa delle passioni da cui sono dominati. E la versione di Kissinger sulla Russia che ha perso la guerra è quella che appaga maggiormente l’irrazionalità, l’illogicità, e l’emotività dei falchi italiani che dominano i media”.

Per noi che seguiamo la ragione, invece, la situazione è assai più complessa: la Russia continua a vincere la sua operazione speciale che ora rischia – con l’arrivo dei riservisti – di trasformarsi in una vera e propria guerra. L’Ucraina resiste solo grazie ai soldi e alle armi della NATO ma è già tecnicamente fallita. Gli apparati americani tutti hanno capito che non c’è una exit strategy per salvare faccia e leadership e che forse una guerra a largo spettro potrebbe essere l’unica soluzione possibile per perseguire i loro interessi di dominio. L’Unione Europea è l’unica che potrebbe perseguire e rilanciare una Terza Via. Ma tace e resta succube dei desiderata americani.

Noi tocchiamo ferro e facciamo le corna a questa evenienza, come quelle giustamente ricevute da Mario Draghi. Non ci resta che sensibilizzare l’opinione pubblica per costringere l’Italia e la UE a prendere le distanze da questa follia.

 

Francesco Amodeo

Tutti gli approfondimenti, le fonti, i documenti e le foto sono disponibili nel libro/inchiesta: Perché il conflitto è NATO

 

Perché il conflitto è NATO