UE senza vergogna: snobba i terremotati siriani. “Aiutiamo solo i Turchi perché ce l’hanno chiesto”

Vergogna, vergogna, vergogna! Questa parola per ben tre volte, sia come rafforzativo che come testimonianza dello sdegno che sto provando. Gli aiuti ai terremotati dipendono da dove sei nato. State vedendo per caso bandierine della Siria sui profili social qui in Occidente, in segno di solidarietà per un terremoto che ad oggi ha fatto registrare oltre 10.000 morti? Assolutamente no. Sono certo che quelle bandierine siriane non le state vedendo. E sapete perché? Perché la Siria è considerata dai padroni della NATO come uno Stato canaglia. E ovviamente per questi personaggi gli esseri umani non possono essere considerati tutti uguali, neanche di fronte ad una tragedia del genere. Ma ditemi, qual è la differenza tra un bambino ucraino finito tra le macerie di un edificio bombardato e un bambino siriano finito tra le macerie di un edificio crollato a causa del sisma? Non ci sarebbe, non ci dovrebbe essere alcuna differenza. Eppure ai bambini siriani stentano ad arrivare gli aiuti. Indovinate perché? A causa delle sanzioni imposte al suo Paese che rallentano gli aiuti per questioni diplomatiche. Questa è la frase che hanno utilizzato aiuti rallentati per questioni diplomatiche, questioni diplomatiche con bambini che stanno morendo di freddo e di stenti sotto alle macerie.

Dove anche un solo minuto può essere indispensabile per salvare vite umane. E lo stiamo vedendo. Ma la risposta a tutto questo dell’Unione Europea è ancora più vergognosa. Ecco cosa ha risposto l’Unione Europea: “Se aiutiamo la Turchia è perché loro ce lo hanno chiesto“. Damasco invece no. Fanno riferimento evidentemente al fatto che la richiesta di attivazione del Meccanismo europeo di protezione civile sia stata avanzata dalla Turchia, ma non dalla Siria. Non dicono però che potrebbe essere avanzata anche dall’ONU e sarebbe doveroso farlo. Invece ancora non è stato fatto. Anzi, apprendiamo che diverse associazioni umanitarie sono state costrette a chiedere a Bruxelles e a Washington di sospendere momentaneamente le sanzioni alla Siria per permettere al flusso di aiuti di arrivare in maniera celere dove sono più necessari. Lo hanno dovuto chiedere. Ci rendiamo conto? Lo hanno dovuto chiedere. Ma, come vi ho detto, non lo hanno neppure ancora ottenuto. Tanto Si tratta di bambini al gelo sotto le macerie. Potranno anche aspettare che la diplomazia sistemi la propria burocrazia. Assurdo e vergognoso. Al momento invece, la Turchia, che per sua fortuna è un paese Nato, si sono mossi 70 paesi di tutto il mondo.

L’Unione Europea ha mobilitato 28 squadre di ricerca e soccorso da 21 paesi diversi, per un totale di circa 1200 soccorritori. Gli Stati Uniti, poi, hanno assicurato tutto l’aiuto necessario e hanno inviato anche loro oltre 150 esperti. La Nato, invece si è detta pronta ad attivare il meccanismo di solidarietà civile, quello che non è stato ancora attivato per la Siria. Concludo con l’episodio surreale, anzi a tratti comico, se non si trattasse di una tragedia, il tweet del presidente ucraino Zelensky, che ha espresso ovviamente in maniera doverosa le sue condoglianze alle vittime del terremoto. Avete capito bene, l’Ucraina di Zelensky ha offerto assistenza al gigante turco. “Siamo al fianco del popolo turco in questo momento difficile e siamo pronti a fornire l’assistenza necessaria per superare le conseguenze del disastro“.

Come vedete, se un bambino e la sua famiglia riceveranno aiuti oppure no, dipende soltanto da dove è NATO.

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