Un jolly per gli agricoltori: si può parlare direttamente con l’UE, e si può fare a Roma

Ormai è chiaro a tutti che i problemi principali degli agricoltori nascono in sede europea.

A mettere il loro comparto nel mirino, infatti non è solo il Green Deal europeo che in futuro rischia di dare il colpo di grazia all’agricoltura italiana, ma sono stati soprattutto i trattati neoliberisti di libero scambio che hanno già messo in ginocchio il comparto, dal CETA al Mercosur, dalle sanzioni alla Russia all’accordo di solidarietà con l’Ucraina.
Gli agricoltori del nord Europa e soprattutto quelli di Germania, Ungheria, Slovacchia e Polonia se ne sono resi conto e stanno mettendo Bruxelles a ferro e fuoco proprio in queste ore fuori al Parlamento europeo.

Per gli agricoltori italiani invece è più difficile per una questione di distanza far sentire la propria voce in sede europea, se non attraverso un governo nazionale che però quella voce tende a soffocarla. Allora ho analizzato le possibili soluzioni per permettere agli agricoltori italiani di far sentire la propria voce compatta e di portare le proprie istanze direttamente nelle istituzioni europee, ma bypassando il governo nazionale, senza ovviamente doversi mettere in un trattore dalla Calabria o dal Veneto fino a Bruxelles, che sarebbe assolutamente proibitivo.

A Roma esiste la sede di rappresentanza della Commissione europea, ossia un ufficio che fa le veci della Commissione in Italia.
Ecco cosa scrivono sul loro sito. “L’ufficio promuove un dialogo politico permanente con le autorità nazionali, regionali e locali, con il Parlamento, con le parti sociali e le altre parti interessate “.

Questo cosa vuol dire? Vuol dire che portando le istanze degli agricoltori italiani in quella sede, l’onere di farsene carico passa ai rappresentanti delle istituzioni europee e saranno loro quindi che dovranno discuterne con il governo nazionale e non come avviene oggi dove le istanze vengono portate al Ministero nazionale che poi, come abbiamo visto, non è capace di trasmetterle alle istituzioni europee, data ovviamente la sudditanza dei nostri governi alle istituzioni comunitarie. Sul sito scrivono anche che “l’ufficio è la voce della Commissione in Italia, interagisce con i cittadini, con il mondo accademico, con la società civile e con le parti sociali. Fornisce alla Presidente e alla Commissione conoscenze, analisi e pareri sugli sviluppi politici, economici e sociali in Italia al fine di supportare l’elaborazione delle politiche e la comunicazione politica dell’Unione Europea. L’attività della rappresentanza è completata, scrivono, dai centri Europe Direct che forniscono informazioni e comunicano con i cittadini a livello regionale e locale in tutta l’Unione Europea“.

A noi interessa far arrivare il messaggio forte e chiaro alle istituzioni europee.
Tramite il nostro governo abbiamo già detto che non è possibile farlo, lo abbiamo visto.
Né gli agricoltori, lo ripetiamo, possono mettersi su un trattore e andare a Bruxelles.
Ma se si facesse pressione sulla sede della Commissione Europea di Roma, quindi sulla sede della rappresentanza della Commissione Europea di Roma, e parallelamente su tutti i centri Europe Direct in tutte le regioni italiane, allora le istituzioni europee dovrebbero per forza dare una risposta, anche perché tutto avverrebbe nella legalità. Loro sul sito invitano i cittadini a portare le loro istanze in quelle sedi.

Bene, organizziamoci e facciamolo. Forse non si aspetteranno una tale mole di lavoro tutta insieme.
Vorrà dire che si organizzeranno meglio o eviteranno in futuro di creare problemi ad interi comparti.

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