VALERY KOROVIN E “LA FINE DELL’EUROPA”: “L’ÉLITE UE È UN GRUPPO DI FOLLI, LA RUSSIA VI SALVERÀ”

Intervista esclusiva di CDC al Direttore del Centro di analisi geopolitiche di Mosca sul declino del Vecchio Continente e all’analista Eliseo Bertolasi: “L’Italia è un Paese a sovranità limitata, dove ogni scelta politica è subordinata agli ordini di Bruxelles e Washington, non mi aspetto nulla di più”.

È proprio vero che all’assurdo non c’è mai fine in questo Paese: a quanto pare, lunedì prossimo 11 dicembre presso il Senato della Repubblica, andrà in scena un convegno intitolato “I vantaggi di un mondo post-Russia”, su iniziativa dal Sen. Giuliomaria Terzi di Sant’Agata, oggi del partito di maggioranza relativa Fratelli d’Italia, Presidente della Commissione Politiche UE di Palazzo Madama, nel 2011 Ministro degli Esteri del governo tecnocratico presieduto da Mario Monti, nonché già Ambasciatore in Usa e Israele (1).

Quindi, sempre a quanto pare, l’Italia avrebbe dei vantaggi se la Russia andasse in pezzi, come vogliono da tempo immemore gli angloamericani. E c’è chi, nell’attuale maggioranza di governo sembrerebbe addirittura auspicare non solo un cambio di regime a Mosca, ma addirittura la dissoluzione del gigante eurasiatico, una nazione con cui l’Italia vanta decenni di cooperazione, rapporti economici e culturali importantissimi, nonostante le frequenti crisi geopolitiche.

I vantaggi di un mondo post-Russia”. Quindi ci conviene. E a chi conviene?

Mentre la NATO e gli euroatlantici di casa nostra fanno i conti senza l’oste e, sognano la fine di Putin – quando l’Ucraina è ormai da tempo alle corde – da Mosca, ci avvisano che invece è arrivata proprio “La Fine dell’Europa” (Anteo edizioni. 2023).

Il libro del sociologo Valery Korovin è uscito da poche settimane, ed è stato presentato a Verona e Milano da Eliseo Bertolasi, PhD in antropologia, russista, interprete e traduttore di lingua russa.

Li abbiamo incontrati entrambi, e visto che nelle nostre istituzioni si dibatte e si folleggia sulla fantomatica fine della Russia, siamo noi europei che stiamo davvero affondando in una crisi permanente.

Grazie a Korovin e Bertolasi per aver accettato questa intervista, che contiene la speranza di liberarsi dalle catene e risorgere, nonostante la nostra classe politica in primis, lavori contro di noi.

Correva l’anno 2022, a pochi mesi dall’inizio dell’Operazione Militare Speciale in Ucraina, l’Alto rappresentante per la politica estera UE, il tecnocrate spagnolo Josep Borrell ha definito l’Europa un “giardino”, mentre “La maggior parte del resto del mondo è una giungla, e la giungla potrebbe invadere il giardino”. La platea di Borrell era composta dai cadetti della European Diplomatic Academy, il nuovo centro di formazione comunitario che ha l’obiettivo di creare un corpo diplomatico a pieno titolo dell’Unione Europea. E così concludeva: “Custodite il giardino, siate buoni giardinieri. Ma il vostro compito non sarà quello di prendervi cura del giardino in sé, bensì della giungla là fuori” (2).

Da europei adulti e consapevoli, ci dissociamo dalle parole di Borrell, un tecnocrate non eletto da nessun popolo.

Quindi, Dott. Korovin, cosa vorrebbe rispondere a Borrell, come si vive nella “giungla”?

L’affermazione di Borrell è un tipico esempio dell’arroganza europea e, in generale, occidentale. Da questo punto di vista solo l’Occidente è “civiltà”, mentre tutti gli altri sono barbari (coloro che aspirano a diventare Occidente) o selvaggi (coloro che non lo fanno). Questo approccio è descritto in modo abbastanza approfondito nell’opera “The Eurocentric conception of world politics” di John Hobson1, dove si analizza l’arroganza europea, che si è sviluppata nel corso dei secoli. Da qui il razzismo europeo, soprattutto anglosassone – la costruzione di una sorta di “gerarchia” di popoli, in cui gli anglosassoni si pongono al vertice e mettono gli altri sotto di loro in ordine – a partire da coloro che sono più simili a loro, fino a coloro che si sforzano di essere simili, ma non ci riescono affatto. Sotto, in un qualche “scantinato”, collocano quei popoli che difendendo la propria identità, cultura e peculiarità di civiltà non si sforzano di diventare Occidente. Il problema dell’Occidente è che nello “scantinato” o nella “giungla”, come dice Borrell, ha collocato la maggioranza dell’umanità – sette miliardi su otto – in tal modo mettendosi in contrasto con tutto il resto, ossia l’umanità non occidentale, attribuendole la categoria di “giungla”. Ma questi non sono tutti i problemi che devono affrontare i razzisti dell’élite occidentale: un altro problema è rappresentato dal fatto che nello stesso Occidente la maggioranza non condivide questa boria razzista e non accetta né i valori occidentali, né l’élite europea, cui lo stesso Borrell fa riferimento. Ne consegue che l’élite europea è minoranza nella minoranza cui appartiene l’Occidente. Ed è così che dovrebbero essere trattati: come un gruppetto di folli che dovrebbero stare in manicomio e non alla leadership dell’Unione Europea, dove l’opinione della maggioranza dei popoli europei nemmeno è rappresentata. Per preservarsi questo gruppetto di folli sta preparando il suo ricambio: un’élite diplomatica, politica e ideologica. Lo fa per sopravvivere, anche Borrell stesso capisce che, in generale, non c’è nessuno che interverrà a loro favore. Nel loro desiderio di trasformare l’intera umanità in un campo di concentramento, dove i tecnocrati europei si considerano sorveglianti, non solo non sono sostenuti dalla maggioranza dell’umanità, ma nemmeno dalla maggioranza sana degli europei – quegli stessi popoli che hanno creato l’Europa per secoli, ma che non si sono accorti della presa del potere su di loro da parte di un gruppo di maniaci ossessionati. A tal riguardo ho scritto molto nel mio libro “La fine dell’Europa”.

Valery Korovin, sociologo.

Dott. Bertolasi, per Borrell, l’Europa è un “giardino” dove “tutto funziona”. Da europeo e da cittadino italiano che vive la sua quotidianità nella realtà, ha ragione Borrell o qualcosa non torna?

Se ci guardiamo intorno, non solo in Italia ma in tutto l’Occidente, è impossibile non osservare un generale collasso sia sul piano dei valori, che sul piano della qualità di vita. Non escludo che Borrell (come i suoi colleghi di alto ruolo dell’Unione Europea) abituato a vivere nella sua “torre d’avorio” fatta di privilegi e di retribuzioni inimmaginabili ai poveri “mortali” possa giudicare un “giardino” l’Europa; si certo per lui lo può essere, è il suo punto di vista, ma non certo per la stragrande maggioranza della popolazione europea. Per capire quanto questa élite viva distante dalla realtà è sufficiente entrare nelle strade delle città europee e ogni giorno affrontare la realtà quotidiana. Si stanno moltiplicando i quartieri e non solo nelle grandi città, dove realmente il temine “giungla”, come dice Borrell, sarebbe in questo caso assolutamente calzante: caos, degrado, sporcizia ovunque, delinquenza, terrore per chi ci vive, servizi pubblici fatiscenti, assenza dello stato.. Le politiche promosse dall’UE, spingono sempre di più i popoli europei verso un futuro duraturo e crescente d’inflazione e carovita, di recessione, precarietà, disoccupazione e povertà.

Facciamo solo un confronto con le condizioni di vita dell’Italia di venti – trent’anni fa! Pare già una realtà distante anni luce: occupazione, decorosi contratti di lavoro, mobilità sociale, servizi funzionanti, pressoché mancanza di microcriminalità.. Tutto sommato, un benessere diffuso che si rifletteva nella vita di tutti i giorni con maggiori possibilità economiche e con un buon tenore di vita.

Dott. Bertolasi, per quali ragioni sta presentando il libro di Valery Korovin?

Conosco personalmente Korovin e lo leggo da tempo. Trovo il suo libro “La Fine dell’Europa” estremamente interessante, in quanto tocca questioni assolutamente attuali, a me molto care alla luce dei miei studi in antropologia – parlo delle questioni identitarie. Questioni cruciali che implicano direttamente il destino dell’Europa, quindi anche dell’Italia.

Soprattutto, tali questioni sono affrontate attraverso uno sguardo “dal di fuori”, per l’appunto dalla Russia, su questa Europa che sta cambiando con velocità impressionante nel sua configurazione identitaria. Il riferimento maggiore, certamente, è nei riguardi del grande flusso migratorio che negli ultimi anni sta interessando tutti i paesi europei, i cui effetti sono ormai talmente evidenti da essere oggettivamente sotto gli occhi di tutti. Sulla base del buon senso è inevitabile chiedersi fin dove l’Europa potrà contenere e assorbire al proprio interno tali incessanti ondate migratorie, insomma supporre un limite anche dettato dalle sue risorse sociali ed economiche non illimitate, che già scarseggiano. Si tratta di osservazioni tanto logiche, quanto evidenti, ma pare che in Italia sia tabù parlarne! Ebbene il libro di Korovin rompe questi tabù e affronta queste questioni. Addirittura Korovin si pone una domanda secondo me di grande portata simbolica: “Come e in che cosa noi (russi) possiamo aiutare l’Europa?…Capire l’Europa per salvare l’Europa è il nostro super-compito, alla cui soluzione è dedicato questo libro. Ma, ovviamente, non per salvare un’Europa qualsiasi, non quella attuale in particolare, ma quella che c’era prima e quella che dovrebbe essere”.

Dott. Bertolasi, se “La fine dell’Europa” come civiltà, come società, come economia è davvero vicina, che ne sarà dell’Italia?

Se l’Europa imploderà sotto il peso delle sue incongruenze e contraddizioni, sotto il giogo delle sue crescenti sfide interne ed esterne non sarà certamente a causa dell’innata passività del “Bel Paese”. L’Italia è un Paese a sovranità limitata, dove ogni scelta politica è subordinata agli ordini di Bruxelles o di Washington: davanti ai più ardui sacrifici il mantra della politica italiana è sempre lo stesso “ce lo chiede l’Europa”, “ce lo chiede Washington”…Il popolo italiano alla fine ingoia il boccone amaro e si adegua, magari escogitando l’ennesimo ripiego. Dall’Italia non mi aspetto nulla di più. Se l’Europa imploderà, allora l’Italia non farà altro che adeguarsi furbescamente senza né arte né parte in coda al nuovo andazzo.

Il Sommo Poeta nel VI canto del Purgatorio della Divina Commedia nei confronti dell’Italia già allora scriveva: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!”.

Dott. Bertolasi, immaginando tra utopia e realtà, proviamo a pensare alla “fine dell’Unione Europea”: sarebbe una tragedia o una liberazione?

Io non ho mai nascosto il mio euroscetticismo, quindi per me sarebbe una liberazione. Poter immaginare il mio Paese libero, sovrano, in grado di determinare il suo futuro, in grado di diventare realmente l’erede della cultura millenaria che ha sempre rappresentato, sarebbe veramente una conquista straordinaria.

La Russia, ad esempio, ha amato l’Italia in modo struggente, e continua ad amarla, proprio perché l’Italia ha sempre rappresentato un faro a livello mondiale di arte, di cultura, di bellezza. Pensiamo solo a quanti artisti, musicisti, poeti, letterati russi si sono recati in Italia. Noi italiani non abbiamo forse il diritto di sentirci eredi di questa Italia così stimata e amata nella rappresentazione che i russi, e non solo, hanno del nostro Paese! Di difendere questa cultura e questa reputazione!

Nel suo libro Korovin parla del fenomeno migratorio che sta sconvolgendo la fisionomia dei popoli europei. Io mi chiedo, da italiano innamorato del proprio Paese: i nuovi “italiani” amano e ameranno la cultura italiana? Fino al punto di volerla salvaguardare, conservare, anche onorare? Quale sarà per loro il significato di un Dante Alighieri che ho appena citato, come pure di un Raffaello, di un Beato Angelico, o anche di Verdi, Puccini…? L’elenco di questi illustri personaggi che hanno contribuito a fare “grande” la cultura italiana è illimitato. Ma avere in mano un passaporto italiano e sentirsi italiano sono due concetti distinti che non vanno automaticamente in parallelo. Questa questione è sollevata da Korovin quando nel suo libro scrive:

“Secondo i burocrati europei, gli immigrati appena arrivati spadroneggiando tutti i tipi di contabilità e indennità, dopo aver studiato l’una o l’altra lingua europea e aver trovato un lavoro, ​​si trasformeranno nei tipici cittadini dei vari paesi europei e in coscienziosi contribuenti-consumatori. Ricevuti gli opportuni passaporti, loro diventeranno “francesi”, “tedeschi”, “italiani”, “norvegesi”.. Ed ecco, dal punto di vista legale sono già assolutamente uguali a tutti gli altri europei (con tutti i documenti correttamente preparati e tutte le formalità rispettate). Se una persona ha un passaporto e un visto Schengen è (formalmente) un europeo, tale da non poter essere distinto da un altro europeo, i cui antenati, invece, hanno vissuto per secoli in Europa: in Francia, Germania o Svizzera…Tra di loro non c’è alcuna differenza legale: ecco come la questione è vista dalla macchina legale europea… Ciò che non vedono i funzionari europei che si occupano di documenti è, invece, chiaramente visibile nelle strade europee. È lì che balza agli occhi il fatto che i nuovi arrivati ​​in Europa, persone di altri continenti, rappresentanti di altre razze e civiltà, seppure con in tasca i nuovissimi passaporti europei, certamente, non diventano “francesi” o “tedeschi”.. in senso culturale, storico, psicologico, mentale. Ma rimangono musulmani, africani, arabi, rappresentanti delle loro tribù, cioè portatori proprio di quelle identità collettive che da tempo hanno cessato di esistere nello spazio concettuale europeo. E poiché in quello spazio non esistono, allora dovrebbero comportarsi come europei, caricandone i corrispondenti valori nella loro memoria ripulita (come la vedono i funzionari europei)…”.

In ultima analisi è l’Europa dei Popoli che c’era, l’Europa che rappresentò la fonte di molti progetti di civiltà quella che ho in mente e che potrebbe rinascere con il crollo dell’UE; ma temo, non ritornerà, è troppo tardi. Quell’Europa è morta quando deliberatamente ha scelto di rinnegare la sua cultura cristiana millenaria. Nel suo declino non si scorge nessun eventuale “rinascimento”. Questo è il frutto amaro del pensiero unico globalista, migrazionista, progressista che si sta imponendo contro la coscienza, la morale, la tradizione.. veicolando una nuova serie di valori, in cui domina il vizio, l’individualismo, il nichilismo, l’indifferenza, dove il male diventa bene, la falsità diventa verità, il brutto diventa bello, e viceversa, e che inesorabilmente sta portando l’Occidente sulla via del tramonto.

Dott. Korovin, in realtà, la società liquida occidentale governata dal capitalismo della sorveglianza multinazionale corre verso l’estinzione. Sarà “La Terza Roma” a salvare la civiltà europea?

Che sia destinata a morire la società liquida liberale dell’Europa di oggi! La sua immagine è ben mostrata nel film delle sorelle Wachowski “Matrix” – in cui una persona è solo una batteria che riceve fluido nutritivo e rilascia energia per alimentare macchine controllate dall’intelligenza artificiale.

Questo è il destino che il capitale transnazionale ha preparato per l’umanità, e l’Europa di oggi è un “recinto” nel quale il capitale transnazionale conduce il suo esperimento antiumano, per poi estenderlo a tutta l’umanità. Per salvare l’umanità da questi sperimentatori, dobbiamo prima salvare l’Europa. Oggi solo la Russia sovrana, “Mosca – la Terza Roma”, può farlo, contando sullo Spirito, su Dio, sugli autentici valori umani tradizionali qualora gli stessi europei non riuscissero a liberarsi dalle catene dello sfruttamento americano diffusamente transnazionale. Questo scenario è descritto come positivo nel mio nuovo libro “La fine dell’Europa. Insieme alla Russia sulla via del multipolarismo”.

 

Valery Korovin, sociologo, politologo, direttore del “Centro di analisi geopolitiche” di Mosca, vice presidente del “Movimento Eurasiatico Internazionale” è stato raggiunto dalla redazione per alcune domande sul suo libro.

 

Di Jacopo Brogi 

Fonte: ComeDonChisciotte.org

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