Vi spiego perché annunciai pubblicamente, con 4 mesi di anticipo, quand’è che Renzi avrebbe aperto la crisi di governo.

Era il 31 agosto del 2020, quando pubblicai questo articolo sul mio blog dal titolo: “Tutto pronto per il cambio di governo. Renzi aspetta il segnale” per poi spiegare nei dettagli per Radio, il giorno dopo, le ragioni della mia certezza, in una pillola dal titolo: “IL GOVERNO CONTE CADRÀ ENTRO FINE ANNO: I PIANI ALTI DELLA FINANZA HANNO DECISO” in cui annunciai quando Renzi avrebbe aperto la crisi di governo.

Ma come giustificavo una previsione del genere, che tutti i colleghi del mainstream ritenevano infondata e che RadioRadio fu l’unico mezzo a permettermi di esprimerla?

I membri delle oligarchie finanziarie internazionali – ossia i salotti che contano davvero – avevano deciso che a rappresentare la politica italiana in Svizzera al Bilderberg 2019 fosse proprio lui, Matteo Renzi.

Ma perché invitare ad un consesso così prestigioso chi non era più neanche il segretario del suo partito ?chi aveva perso il referendum che aveva proposto; chi era oggetto di inchieste giudiziarie; chi aveva perfino i propri genitori nei guai con la legge. Possibile che gli oligarchi internazionali avessero preso una svista del genere?

Assolutamente NO.

Meschino, spietato, ambizioso, vendicativo. Renzi incarnava il personaggio ideale per portare avanti gli interessi del Cartello finanziario. Il personaggio a cui chiedere di rendersi garante dell’accordo PD/M5S, per evitare che si andasse ad elezioni – che avrebbero sancito la vittoria del fronte euroscettico – prima che qualcuno avesse avuto il tempo di fare il gioco sporco, ossia inchiodare l’Italia a vincoli e prestiti con organismi internazionali.

Ed è esattamente quello che Renzi ha fatto.

Ma era anche nella posizione ideale per fondare un proprio partito staccandosi dal PD e diventando l’ago della bilancia per le sorti del governo, eterodiretto da chi voleva controllare il nostro paese in attesa del prossimo segnale di staccare la spina. Segnale che sarebbe arrivato solo dopo che il governo Conte avesse firmato quei vincoli utili a condurre gli italiani nelle gabbie dei prestiti internazionali come il (MES) Meccanismo Europeo di Stabilità ed il Recovery Fund ed inchiodare ai diktat del Cartello finanziario anche i futuri governi. Stessa cosa che accadde in passato con Mario Monti, a cui fecero firmare la prima versione del Mes, il fiscal compact ed il pareggio di bilancio. Anche Monti, guarda caso, era stato preventivamente convocato al Bilderberg del giugno 2011, ossia pochi mesi prima della formazione del suo governo tecnico.

Come vedete il copione del Cartello finanziario è sempre lo stesso. A Renzi mancava l’ultimo tassello, ossia la sicurezza di avere la copertura internazionale che gli dovrà salvare il sedere dopo aver fatto il gioco sporco in Italia. Come Monti che dopo aver eseguito i diktat del Cartello finanzio è poi passato a ruoli di prestigio in Europa; stessa sorte per Gentiloni, ora commissario europeo; per Enrico Letta ora trasferito in Francia. Chi viene assoldato come “killer” del nostro paese dal Cartello finanziario, trova poi riparo nelle istituzioni europee.

In America è arrivata la vittoria di Biden che Renzi auspicava. Il nuovo presidente Usa è esponente di quel deep state americano che ha voluto Renzi al Bildeberg e verso il quale Matteo Renzi si è sempre dimostrato fedele servitore, fin dai tempi di Obama. C’erano quindi tutte le condizioni per agire. Questo è il motivo per cui io ho potuto annunciare, con 4 mesi di anticipo, chi e quando avrebbe dato via alla crisi di governo.

Tutte dinamiche ben note ai lettori della mia censurata inchiesta La Matrix Europea